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martedì
1
dicembre
2020
Sant'Eligio



Dosi: «Sarò sindaco di tutti»

Si dice che nessun vincitore crede al caso.

E la storia di Paolo Dosi sindaco è già racchiusa nella sua passeggiata della vittoria lungo il Corso, fra il tributo laico al monumento della Resistenza a Barriera Genova e quello religioso e più intimo nella chiesa di San Donnino dove Dosi sosta privatamente qualche minuto prima di riconsegnarsi al turbine delle interviste.

Non sono nemmeno le 17, la proclamazione e il discorso dal balcone di Palazzo rubano una manciata di minuti.

Il vero primo gesto di Dosi è l'omaggio al Dolmen, dopo una camminata che gli regala il bagno di folla e alla gente comune, ad amici e passanti, permette di specchiarsi in questa persona senza doppiofondo, conosciuta ma nuova, capace di stupirsi e mai adirata, e insieme di immaginare gli anni che verranno, di lustrare con la commozione speranze che la cronaca nazionale appanna ogni giorno.
Al fianco di Dosi, Mario Cravedi, presidente Anpi, emozionato fino alle lacrime, lo accompagna a rendere omaggio alla Resistenza (lo fece anche Roberto Reggi), a chi è morto per la democrazia e per la libertà, anche quella «di non esprimere un voto» dirà Dosi, un gesto figlio di un disagio che va capito. E' il discorso più sentito: in anni difficili «si sappia insieme reagire positivamente alla crisi» Niente feste: «la nostra festa sarà tornare a lavorare con più impegno per la crescita della città».
Già, quale città?
I 23.710 voti ricevuti (più 17.331 di Andrea Paparo) pochi a contrastare il mare ambiguo dell'astensionismo, interrogano il neoeletto: «Dobbiamo ascoltare una metà della città che ha deciso di non andare al voto - argomenta lui - Mi sento rappresentativo di una maggioranza di piacentini che ha espresso un gradimento e una preferenza con una percentuale significativa, ma chi si è astenuto merita particolare attenzione».
E al prossimo sindaco non solo toccheranno incombenze sempre maggiori («sul primo cittadino sono ricadute delle responsabilità che sarebbero state di competenza di livello superiore»), ora gli si deve chiedere, in aggiunta, come intercettare la moltitudine che ha deciso di tacere.
Impresa enorme.
Sindaco, però, anche di chi ha votato Paparo.
Ci sarà un coinvolgimento amministrativo della minoranza?
Dosi salta l'ostacolo e insiste: «Tu puoi dimostrare di essere sindaco di tutti se sei capace di ascoltare tutti, senza dover preventivamente chiedere da dove vengono e che formazione culturale o orientamento ideale hanno, questo vorrei fare, c'è il rischio di apparire retorici o demagogici. Chi abbia votato Paparo, Dosi o nessuno poco conta se porta istanze che hanno una ricaduta in termini di bene comune».
Primo atto, la costruzione della squadra.
Vicesindaco donna e parità di genere, ma quanti assessori?

«Vorrei costruire la giunta entro la settimana per presentarla lunedì - risponde Dosi - Se passa un'interpretazione della normativa per le città sopra i 100mila abitanti, potremmo arrivare a nove assessori. L'assessore non è fonte di spesa ma un investimento, occorre disponibilità a tempo pieno e lavorare oltre gli orari canonici. Mi voglio avvalere di tutti di assessori possibili per arrivare al massimo di risultati positivi, non condivido i cinque proposti da Paparo. L'esperienza di questi dieci anni ce lo ha insegnato, se gli assessori lavorano molto la resa si vede. La giunta di centrodestra aveva sedici assessori - è il colpo di fioretto - ma ha fatto molto meno di quanto non abbiamo fatto noi con otto. E se riesco, un vicesindaco donna. Sarà una fase delicata, non mi faccio illusioni, ci saranno trattative, richieste, le valuteremo, supereremo anche questo».
Del resto Dosi non fa mistero che il momento più critico per lui è alle spalle e si riferisce alla competizione interna alla giunta con il vicesindaco Cacciatore alle primarie («Non è stato facile anche sul piano psicologico»).
Quando inizierà il confronto politico?
«Abbiamo tempi ristretti. Domani penso che dovremo cominciare a vederci con le forze di coalizione. Ho una mia idea e so che non sarà possibile portarla a casa secondo i miei desiderata, è sempre così, l'idea occorre mediarla all'interno del mio partito, della Civica, di Idv e della Sinistra per Piacenza, cercando il punto di sintesi».
Costruire il team, ma anche confermare una scelta forte: la rinuncia al direttore generale del Comune («troveremo una soluzione interna»), e poi decidere sull'Imu.
A proposito, novità sul punto?
«L'Imu è propedeutica al bilancio, che dovrà essere approvato entro il 30 giugno, dalle simulazioni fatte credo che potremo permetterci di mantenere immutata l'Imu sulla prima casa e sulle locazioni a canone concordato, agiremo sulle seconde case. I capoluoghi regionali che l'hanno approvata sono in fascia di oscillazione da 0,9 al 10,6. Non arriveremo ai massimi, è un conteggio complicato, vogliamo però conservare equilibrio sui servizi in campo».
Nessuno slogan «propagandistico» per abbattere l'Imu prima di aver verificato con la bilancia del farmacista i servizi sociali da mantenere: «Facciamo un conteggio inverso, vale a dire quale quota di Imu occorre, essendo compromesse tariffazioni e imposizioni locali».
Fermiamoci qui.
Non è il momento di entrare nelle pieghe dei programmi, ma di verificare l'impronta che il sindaco darà al suo mandato.
Quando dieci anni fa Dosi entrò in consiglio appariva quasi spaesato tra politici navigati.
Pensava mai che sarebbe arrivato qui?
«Ricordo quando con Stefania, mia moglie, abbiamo vissuto la mia elezione in consiglio comunale, sembrava di aver raggiunto una cosa grande e impensabile». Invece, ce ne sono di più grandi.

Patrizia Soffientini
patrizia. soffientini@liberta. it
LIBERTA' 22/05/2012


pubblicazione: 22/05/2012
aggiornamento: 09/01/2014

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