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Dismissione Aree Militari a Piacenza: era il 2008....

Riproponiamo parte di due interventi di Filiberto Putzu.

Il primo pubblicato in prima pagina del quotidiano Libertà del giorno 4 febbraio 2008.

Il secondo pubblicato dal settimanale Corriere Padano il giorno 5 giugno 2008.


04 febbraio 2008, LIBERTA'
"La scintilla che ha acceso gli animi dei piacentini è stata la notizia della possibilità di recuperare alla città circa 1 milione di metri quadrati di territorio, le cosiddette "aree militari", quelle cioè ancora occupate (o in parte dimesse) dal Ministero della Difesa.
A fronte di un progetto di delocalizzazione e creazione di un polo militare in posizione territoriale più decentrata e strategica per l'esercito, la città si troverà successivamente a fare i conti con 800.000 mq di nuovo territorio.
La portata di questo evento è di grandissima rilevanza.
Ed è opportuno che si faccia in modo, tutti assieme, di sgombrare il campo dall'equazione : aree militari = speculazione edilizia.
Bisogna che i piacentini vengano bene informati, per evitare che pochi disfattisti od osservatori maliziosi se non superficiali, facciano prevalere quello che non è.
La gestione di questo tema sarà infatti fondamentale per il futuro ed il benessere della nostra città e della nostra gente.
Ma per evitare che le scelte siano sbagliate bisogna tutti assieme cambiare mentalità.
Piacenza dovrà essere lungimirante per evitare gli errori di scelte precedenti (una centrale elettrica a 500 metri in linea d'aria da Piazza Cavalli, un inceneritore piccolo e così vicino alla città, una tangenziale sud troppo a ridosso di quartieri densamente abitati).
Piacenza dovrà cercare prima il suo obiettivo di crescita e sviluppo, e solo successivamente chiedere l'aiuto degli urbanisti (forse anche, come qualcuno vuole, tramite concorso internazionale).

In buona sintesi dobbiamo decidere prima la Piacenza che vogliamo, la Piacenza che vogliamo migliorata, la "Piacenza che verrà".

Non si può infatti dimenticare che la nostra realtà attuale (numerica ed economica), il nostro dimensionamento attuale, non sono in grado di sostenere un cambiamento di così ampia portata. Avremo in uso le aree solo dopo il trasferimento degli stabilimenti militari!
Dovremo quindi decidere prima la nostra Piacenza futura:
150.000 abitanti anziche 100.000?
Nuova residenzialita?
Nuova economia insediata sul territorio?

Solo se la gente e gli amministratori (che la deve rappresentare) penseranno e lavoreranno assieme, potremo definire i nostri nuovi obiettivi e scenari ed affrontare poi i due tempi successivi.

Il primo sarà quello del trasferimento degli stabilimenti: dove ?
Al polo logistico ?
In un territorio più decentrato reso accessibile a rotaia e viabilità ma che sia meno impattante sull'inquinamento grazie anche a nuove tecnologie?

Il secondo tempo sarà poi finalmente quello della trasformazione delle "aree liberate", dove si dovranno rispettare e far convivere i 3 grandi principii che secondo il mio punto di vista sono: la comunità, il territorio ed il suo sviluppo economico, il rispetto dell'ambiente."

Filiberto Putzu
Consigliere Comunale del Comune di Piacenza


05 giugno 2008, CORRIERE PADANO

"Chiacchierando, invece, sul futuro di Piacenza, abbiamo chiesto a Filiberto Putzu come immagina la città futura?
Anche se gestite in maniera unitaria credo sia auspicabile considerare le aree militari, come 4 quartieri distinti in cui applicare un 30% complessivo di residenziale.
Immagino l'ex Macra come campus universitario e residenziale, l'ex Pertite come parco e centro polifunzionale per eventi sportivi e culturali, perché ben servito dalla rete stradale.
Residenziale di lusso, invece, per il Laboratorio Pontieri, mentre l'area dell'ex Arsenale, può ospitare tante funzionalità differenti: da palazzo Uffici, ad un centro polifunzionale, al recupero delle aree verdi, al residenziale.

Quali i rischi in cui si può incorrere?
Bisogna chiedersi se i politici locali siano in grado di dare vita a questa progettualità.
La strategia maggiormente utilizzata, inoltre oggi, consiste nel affidare ad un urbanista il progetto sul futuro delle città, quando dovrebbero essere i cittadini ad esprimersi al riguardo.
Il pericolo è che i progetti nascano dal desiderio di un gruppo imprenditoriale forte che supporta l'urbanista, facendo da regia.


Come dovrebbe essere il percorso per la Piacenza futura?
E' la città che deve sostenere l'urbanista: questo lo scopo di "Piacenza che verrà" che si propone come soggetto intermediario nella discussione sulla città del futuro.
Non sarà un'operazione semplice: bisognerà dare un taglio alla politica dei veti incrociati e dei personalismi, mettere da parte l'invidia e fare squadra, coagulando le iniziative, come accade ad esempio a Parma.

In questi anni che separano dalle prossime elezioni comunali, quale dovrà essere l'atteggiamento del centrodestra?
Dovremo essere propositivi per la Piacenza che verrà.
Si pratica da entrambe le parti, la politica del no, quando invece è necessario proporre nuove alternative senza limitarsi a fare ostruzionismo.
Il messaggio dovrà essere consistente e propositivo.

Quali le sue priorità per Piacenza?
Attivare una politica per rivitalizzare il centro storico e risolvere il binomio inquinamento-infrastrutture, spostando il traffico autostradale lontano dalla città.
Sarà fondamentale vendersi a Milano come città del gusto e del buon vivere, e naturalmente non sbagliare sulle aree militari.
"


pubblicazione: 23/07/2010
aggiornamento: 24/07/2010

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