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Dirittura d'arrivo per Eataly a Piacenza

E' il 28° parco

Martedì 30 settembre, alle ore 10, sullo stradone Farnese, alla rinata Cavallerizza - ex convento, ex ospedale militare, quindi luogo per le esercitazioni equestri nel nuovo Regno d'Italia - Eataly Piacenza, il ventottesimo parco enogastronomico della famiglia Farinetti aprirà le porte, semplicemente.

E già ieri la nuova creatura di Oscar Farinetti - dedicata alla Biodiversità della Provincia italiana, la "biodiversità" è una parola che torna come un mantra nei discorsi di Farinetti - si è svelata in anteprima per Libertà.

Semplice e superbo nel contempo il colpo d'occhio.
Semplice perchè la semplicità dei materiali, delle strutture, delle reti di illuminazione suggerisce più la familiarità e la genuinità di un ambiente caldo e accogliente come quello di una fucina, di un opificio domestico.
Superbo, anche, perchè lo sdoppiamento di superfici all'interno dello spazio monumentale del corpo principale di fabbrica - dove a est e ovest, nella parte superiore, occhieggiano i rosoni - è assolutamente ammaliante, con le lignee capriate a vista a rafforzare la suggestione di una storia immanente.

Chi arriverà a Eataly, martedì mattina, troverà subito dopo aver varcato la porta principale la Ruota delle Stagioni, e qua entra in gioco uno dei piloni della filosofia di casa Farinetti, ovvero la stagionalità.
Tutti i prodotti, moltissimi in arrivo dal mercato ortofrutticolo piacentino e selezionati da Sergio Fessia, sottostanno a questo diktat.
Corollario di questo teorema, l'assenza di fragole sugli scaffali di settembre o quella delle arance in estate.
Il cartello della Ruota delle Stagioni, appena all'ingresso, è il primo di una itinerante teoria di cartelli che si snoda per l'intero Eataly.
Cartelli per dire grazie a Piacenza, e alle sue tipicità.
Cartelli per raccontare le biodiversità, cartelli ancora per provare a raccontare perchè piaceri a tavola e piaceri a letto siano così orgasmicamente contigui. Stagionalità e, secondo diktat, grandi materie prime.
Appena sorpassato l'angolo dell'ortofrutta ci si ritrova in un "gomito" dedicato agli arnesi da cucina, alle padelle, alle piastre.
C'è la mano di una donna nella certosina cura con cui è stato stilato l'elenco delle "cose da cucina", e non a caso la firma sotto questo corner ce lo ha messo direttamente lady Farinetti, moglie di Oscar e madre di Francesco (34 anni), Nicola (30 anni), Andrea (24 anni) Farinetti, tutti ugualmente arruolati nella "gioiosa (per davvero) macchina da guerra" che è questa azienda che dopo lo start-up di Torino ha letteralmente conquistato i gastronauti di mezzo mondo.
Avanzando ancora, i libri, i prodotti per la bellezza, già sistemati diligentemente sugli scaffali, quindi l'ingresso nel monumentale corpo di fabbrica centrale: alle spalle, l'aula didattica con la fulva cucina già funzionante, alla destra il bancone di formaggi e salumi - con la pittoresca esposizione di aulenti prosciutti che pendono dall'alto come nella cantina del nonno - seguito dal ristorantino salumi, formaggi, verdure e fritto, rifacendo rotta a sinistra per incontrare, pochi metri più avanti, l'inizio della mirabile scorribanda della cantina, con nettare di ogni prezzo - dal Bonarda a 2,60 euro al litro fino al Barolo Borgogna del 1961, 680 euro a bottiglia. Ed è soltanto l'inizio.

Simona Segalini, Libertà del 27/09/2014


Al pianoterra di Eataly Piacenza (ma vale anche al primo piano) tutto ciò che si mette nella pancia si paga direttamente alla cassa del "presidio", mentre tutto ciò che si mette in borsa si paga alla fine del viaggio, alle casse all'uscita, posizionate nel secondo e più piccolo corpo di fabbrica costellato di vetri, che spezzano la separazione tra ambiente interno e ambiente esterno.
Questo ultimo spazio, a pianterreno, prima dell'uscita, è una cassaforte di gioielli dolci (Luca Montersino docet), con alle spalle, sul fondo della sala, una gelateria dove le creme vengono mantecate nell'istante stesso in cui stanno per essere servite, ed un bar, davanti al quale profumano le miscele dei migliori caffè del mondo.
Ma, prima del capolinea, il viaggio all'interno di Eataly ha ancora molte praterie da scoprire. Per esempio, la panetteria, con forno a legno a vista, e fornai che impastano, e infornano, e sfornano, dietro un grande vetro, tutto sotto gli occhi di chi si lascia conquistare. Farine biologiche, macinate dal Mulino di Cossano Belbo, ma i campi di grano sono piacentini, a Vernasca. Solo tre ingredienti - farina, acqua, sale, e madre lievito naturale - perchè in casa Farinetti si gioca per sottrazione. Semplice è bello, un coro.
Dal pane al vino, e non solo. Prima dell'enoteca, infatti (dove abbondano le cantine piacentine) ci si imbatte nella birroteca. E anche qui i produttori piacentini diranno la loro. Punta di diamante di questo angolo (siamo alla fine del fianco sinistro del corpo centrale), ancora pianoterra, il progetto Vino Libero. Ovvero, ritorna implacabile il concetto di naturalità: in mostra, perchè è anche una mostra oltre che una vendita, la squadra di Farinetti sta mettendo sugli scaffali i vini di 12 cantine che hanno detto no ai diserbanti, no ai concimi chimici, riducendo drasticamente la soglia massima di solfiti. In fondo alla sala principale ci sono i freschi e, avanzando ancora, prima dell'uscita, la zona Aperitivi (Vino Libero).
Ma nessuno sarà arrivato a questo capolinea senza prima aver messo i piedi sul tapis roulant - collocato a doppio binario nel centro della sala principale - ed essersi fatto catapultare al piano superiore.
In cima alla salita, il primo abboccamento è con la drogheria di conservati salati, e olii, solo extravergine.
Su uno dei due lati maggiori, è stato messo a dimorare un ulivo taggiasco, e qui la didattica (che concentra corsi gratuiti per scuole e pensionati al pianoterra, e corsi a pagamento per tutti gli altri) ha un satellite, sul quale si racconta l'olio.
In faccia all'ulivo, sull'altra sponda del primo piano, banchi di carne e pesce, con ristorantino, e ristorantino della pasta e ristorantino della pizza giù in fondo, al capo opposto di dove si è saliti.
Le cucine sono palcoscenici, la pasta è quella napoletana di Gragnano, la secca, mentre le paste fresche sono quelle locali.
Il forno, come quello a pianoterra, è a legna.
Ed il lievito madre non macera mai meno di 48 ore.


pubblicazione: 27/09/2014
aggiornamento: 29/09/2014

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