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Santa Bibiana



Dio lo vuole ! Reggi e la serie B

b]IL TAR DA' L'OK ALLA LEGA : LA SERIE B SI GIOCA.
Sabato tutti in campo alle ore 16.
Attesa della camera di consiglio del 29 settembre .
Sconfitti i sindaci che volevano vietare le partite il sabato pomeriggio.

La serie B si può giocare il sabato pomeriggio, il fronte dei sindaci è stato sconfitto.
Quindi domani pomeriggio tutta la serie cadetta in campo alle ore 16.
Infatti il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati dalla Lega calcio contro le ordinanze con le quali i sindaci di Cesena, Bergamo, Modena, Vicenza, Bologna, Cremona, Catania, Piacenza e Brescia vietavano la disputa delle gare di serie B il sabato pomeriggio alle 15, come deciso dalla Lega calcio.
Il provvedimento è stato preso in attesa della decisione che i giudici amministrativi prenderanno sugli stessi fatti nella camera di consiglio già fissata per il prossimo 29 settembre.
Il giudice ha ritenuto di accogliere i ricorsi «anche al fine di rendere omogenea la situazione sottoposta al collegio».
Nel provvedimento si ordina infine alle parti interessate di depositare entro dieci giorni tutti gli atti che ritengono utili al fine della decisione del 29 settembre.
«In questo Paese comanda il calcio, si ritiene legittimo scavalcare gli interessi legittimi delle città», ha commentato Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e coordinatore delle città che si opponevano alle partite del sabato pomeriggio.
«Il presidente della Lega calcio Adriano Galliani aveva detto che avrebbe tenuto sospesi i ricorsi della Lega fino alla riunione di lunedì. Non è stato fedele agli impegni che aveva assunto».
«È una grande vittoria», ha commentato Maurizio Zamparini, vice presidente della Lega Calcio.
«Abbiamo cercato un accordo con i sindaci, che hanno fatto una lotta solo politica a oltranza. Penso che la politica debba restare fuori dal calcio e quindi credo che sia una grande vittoria».
09 settembre 2005, www.corriere.it


Tommaso Foti ai sindaci: «Appendete le scarpe al chiodo»
Una reazione importante è arrivata anche dal mondo politico piacentino.
«Non stupisce la sentenza del Tar del Lazio: ciò che disgusta è l'avere assistito per più di un mese allo spettacolino preelettorale orchestrato dal margheritino Sindaco di Piacenza, Roberto Reggi e a cui ben pochi amministratori si sono sottratti».
Non si è fatto attendere il duro commento dell'on. Tommaso Foti (An), già vice sindaco di Piacenza e parlamentare di Alleanza Nazionale, alla sentenza del Tar.
«Reggi pur di avere un spazio sui media si è travestito da Zorro, e confidando in una giustizia fai da te, ha fatto credere che le ordinanze di chiusura dello stadio fossero pienamente legittime, trascinando in errore ed esponendo alla pubblica censura anche sindacalisti, oggi del pallone, come Cofferati».
«Sarebbe stato meglio - prosegue l'on. Foti - che Reggi si fosse occupato dei problemi di una città, Piacenza, che lui sta lasciando andare in rovina. Ora mi auguro che Reggi e soci tolgano finalmente la testa dal pallone e prendano atto che l'ordinanza del Tar non li retrocede in serie B, dove per il bene del calcio e dei suoi tifosi speriamo si inizi finalmente a giocare, ma fa loro appendere le scarpe al chiodo».
(Libertà del 10/9/2005)



COS'ERA SUCCESSO IN PRECEDENZA :

31 agosto 2005
Sindaci, nuova sfida alla Lega
Adesione quasi totale alla convocazione di oggi al Farnese Reggi: «Galliani deve capire che non ci tireremo indietro»

PIACENZA.
«Non è muro contro muro: è un muro, quello della Lega, contro un ampio coordinamento di sindaci che contro quel muro continua a sbattere».
È un Roberto Reggi battagliero, quello che vive la vigilia del nuovo summit dei primi cittadini della serie B, che sembrano decisi a ricompattarsi sul fronte del no alle partite di sabato alle 15. Reggi ha raccolto un'adesione quasi plebiscitaria alla convocazione per oggi alle 15, nella cappella ducale di Palazzo Farnese.
A conti fatti, fuori dal coro ci sono, oltre a Torino (la società non è ancora nata), ci sono solo Bari, Rimini e Crotone.
L'Avellino non ha preso una posizione chiara: il sindaco irpino ha chiesto ai colleghi che l'hanno già emessa, copia dell'ordinanza di chiusura degli stadi: le passerà all'ufficio legale, poi deciderà.

A Piacenza ci saranno invece rappresentanti di tutte le altre città coinvolte, tranne Catanzaro e Trieste che, con una nota, hanno però fatto sapere di condividere modi e concetti dell'adunanza.
Ci saranno anche l'assessore regionale e un rappresentante dell'Anci (l'assessore regionale allo sport Ronchi e Stefano Campioni, rappresentante dell'Associazione nazionale comuni d'Italia). Ecco l'elenco dei partecipanti, stando alle adesioni ricevute : Arezzo sarà presente con il sindaco Lucherini e l'assessore allo sport Macrì; Bergamo (il cui stadio ospita sia l'Atalanta che l'Albinoleffe) con il sindaco Bruni e l'assessore allo sport Fabio Rustico, ex-calciatore; Brescia con Giorgio Lamberti, ex-campione di nuoto e assessore allo sport; Bologna con il sindaco Sergio Cofferati; Catania con l'assessore allo sport Arena; Cesena con il sindaco Conti e l'assessore Gualdi; Cremona con il sindaco Corada; Modena con il sindaco Pighi e l'assessore Marino; Mantova con l'assessore Aladini; Pescara con l'assessore D'Amico; Terni con un assessore; Verona con i sindaco Zanotto; Vicenza con gli assessori Marsoletto e Cicero.

Ma cosa si aspetta Reggi dalla riunione?
«Credo - dice il sindaco di Piacenza - che uscirà un documento nel quale sarà ribadita la contrarietà al sabato alle 15 e si chiederà, con toni tutt'altro che dimessi, questo famoso incontro con la Lega. E che chiederemo il coinvolgimento anche della Rai».

Ma quali possono essere le ipotesi per uscire dalla fase di stallo?
Il sindaco di Arezzo, ad esempio, porterà la proposta di giocare il sabato alle 16...
«Il sabato alle 16 non cambierebbe niente, sarebbe come alle 15.
E chi ha i mercati?
Credo che alla fine le ipotesi potrebbero essere due: sabato alle 20.30 o domenica alle 18.

Resta il fatto che nessuno degli orari che potrebbero venire proposti oggi, va a sposarsi con la voglia della Rai di creare un 90° minuto su misura per la serie B.

I sindaci, quindi, resistono alle pressioni, ma gli interessi di alcune società cominciano a farsi sentire più forte.
«Vi chiediamo di riconsiderare la presa di posizione finora assunta da alcuni sindaci per rilanciare il campionato di serie B verso nuovi orizzonti di protagonismo e per fare del calcio un autentico evento di valori umani e sociali».
Così si conclude la lettera che Fabrizio Lori e Alberto Castagnaro, rispettivamente presidente e vice presidente del Mantova, hanno inviato ieri a tutti i sindaci delle città con squadre che militano in B, per invitarli a concedere gli stadi al sabato pomeriggio.
Pensiamo - scrivono - che lo spostamento delle partite al sabato alle ore 15 avvicini la realtà del calcio italiano a quella europea, laddove il momento agonistico è il centro di tutta una serie di passaggi pre e post partita che coinvolgono famiglie, giovani, ragazzi, donne ben al di là dell'area ristretta della tifoseria tradizionale. Dovremmo approfittare di questa occasione per compiere un salto di qualità a beneficio delle nostre città, vedendo la partita come il traino e non l'ostacolo per una promozione del territorio».

Non tutti sono d'accordo con la protesta dei sindaci.
Ad esempio Massimo Trespidi, capogruppo di Forza Italia in comune che sottolinea:
«Il sindaco Reggi ha intrapreso la strada sbagliata. Da due anni deputato a occuparsi di controversie sportive è stato incaricato il Tar del Lazio, terza sezione: lo prevede una legge promulgata dal governo.
Quindi, se si voleva, veramente fare una efficace e sostanziale opposizione alla decisione della Lega, si doveva impugnare la delibera e ricorrere al Tar del Lazio».
E continua: «Se tale ricorso fosse stato firmato congiuntamente dai sindaci e motivato in ragione di problematiche di ordine pubblico che per alcune città, non per Piacenza, esistevano, è probabile che il Tar avrebbe accolto il ricorso. Scegliendo invece la strada dell'ordinanza sindacale di vietare l'uso degli stadi si è percorso una via che porta in un vicolo cieco.
Una strada che forse conferisce più visibilità e, per chi è in cerca di popolarità, fornisce una esposizione mediatica più consistente.
Cosa facciamo, ogni volta che il Piacenza ha una partita casalinga, vietiamo l'uso dello stadio?
Tra l'altro che la strada intrapresa rischi di essere senza uno sbocco efficace è forse dimostrato dal fatto che la compattezza del fronte dei sindaci comincia a scricchiolare.
Già nell'incontro di palazzo Farnese è auspicabile che i sindaci si ravvedano e provino a cambiare strategia prendendo in considerazione l'ipotesi del ricorso al Tar del Lazio, per dare efficacia legale e giuridica alla loro azione che, altrimenti, rischia di risultare sterile rispetto all'obiettivo che ci si è posti.
E più o meno sulla stessa linea è Federico Scarpa, presidente della Libera associazione commercianti di Piacenza.
«Intanto - dice Scarpa - mi sembra che si stiano cavalcando motivazioni inesistenti. Quando si fa riferimento ai mercati, alle gare amatoriali, agli studenti che escono dalle scuole (ma da cosa devono essere protetti?), si parla di aspetti del tutto secondari.
In generale sono convinto che questa cosa delle partite al sabato pomeriggio, di chissà quale massa di gente sia “sottratta” allo stadio, non esista per niente. E mi riferisco anche al commercio: abbiamo fatto attente valutazioni economiche sul territorio, e questo danno ai negozi sarebbe in realtà assai limitato».
Scarpa contesta anche la liceità delle ordinanze di chiusura degli stadi:
«Bisogna guardare anche e soprattutto le convenzioni che ogni comune ha con la società di calcio. In pratica, queste convenzioni consegnano di fatto lo stadio alle società, ognuna di esse contiene passaggi precisi per la destinazione dello stadio ad altri eventi. Ecco perché, secondo me, i sindaci rischiano solo di uscire sconfitti da un'eventuale azione legale nei loro confronti.
Quella che potrebbe intraprendere, per intenderci, la Lega calcio, unico ente preposto a decidere giorni e orari delle partite, a meno che non sussistano gravi motivi di ordine pubblico; ma allora, toccherebbe ai prefetti e non ai sindaci chiudere gli stadi...».
E sulla situazione di Piacenza in particolare:
«Da una parte ci sono gli strani rapporti fra il sindaco e il presidente Garilli, che da tempo hanno motivi di conflitto. Dall'altra lo stesso Piacenza Calcio sembra appoggiare questa crociata, che pure lo va a danneggiare. Mi sembra che la pubblica amministrazione abbia cose ben più importanti delle quali occuparsi».
(da Libertà del 31 agosto 2005)



01 settembre 2005
Sindaci, ultimatum alla Lega
In forse anche le partite del 10 e 14 settembre.

Il fronte dei sindaci di serie B tiene, anzi si allarga.
Diciotto amministrazioni comunali rappresentate ieri a Piacenza, nell'incontro convocato da Roberto Reggi per ribadire l'indignazione nei confronti della Lega («che resta il nostro unico interlocutore», precisa Reggi) che ancora non ha aperto il dialogo; il no al sabato alle 15; il sì assoluto alla domenica pomeriggio e il sì condizionato al sabato sera.
È guerra su tutti i fronti, tanto che i sindaci interessati (Piacenza, Bergamo, Brescia e Modena) stanno pensando di negare gli stadi anche per i recuperi della prima giornata programmati per mercoledì 11 settembre alle 18.30.
Orario ritenuto “inadatto”.
Ma sembra che Reggi su questo ultimo aspetto sia abbastanza morbido.
Non sul resto.
Assolutamente.
«Il nostro fronte - dice - si rafforza.
Fuori dal coro restano solo Torino, che però inizierà il campionato in ritardo, Crotone, il cui comune è commissariato, e Bari.
Diciotto sindaci su 21 (quello di Bergamo deve concedere lo stadio sia ad Atalanta che Albinoleffe, n.d.r.) hanno espresso una posizione comune: le partite per noi si devono giocare la domenica pomeriggio.
Se proprio vogliamo andare oltre, possiamo parlare del sabato, ma alle 20.30».

Avete formulato proposte alternative? Si parlava del sabato alle 19...
«Abbiamo parlato a lungo, il confronto è stato ad ampio raggio.
Proposte di dialogo ne abbiamo, ma le comunicheremo solo alla Lega quando, ma è meglio dire se, la Lega deciderà di convocarci.
Noi questo incontro lo aspettiamo da un sacco di tempo, ci sentiamo sempre più snobbati e ignorati: così non si va da nessuna parte».

Vorreste anche la Rai al tavolo di concertazione?
«La Rai ha un ruolo determinante nella situazione che si è creata e deve ricordarsi di essere un servizio pubblico. Ma il nostro unico interlocutore resta la Lega, che noi rispettiamo, contrariamente a quello che stiamo ricevendo in cambio.
Noi difendiamo gli interessi dei cittadini, non siamo in cerca di notorietà.
Le motivazioni che ci hanno portato a questa protesta restano più che mai valide, così come le ordinanze di chiusura degli stadi già emesse».

Chi non l'ha ancora fatto, lo farà al più presto: Bologna e Vicenza lo faranno al più presto. Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, raccoglie anche l'adesione dell'assessore regionale allo sport Alberto Ronchi e soprattutto del presidente Vasco Errani.
La dichiarazione di Errani arriva in serata:
«Partite di calcio della Serie B al sabato pomeriggio? Io dico che questa non è la scelta giusta.
E aggiungo che in ogni caso una soluzione deve essere trovata insieme alle città ospitanti, coinvolgendo finalmente i sindaci interessati.
Non si tratta solo di ordine pubblico, ma di una vera e propria organizzazione delle città, laddove per assistere alle gare si spostano decine di migliaia di persone».

E la Regione si impegnerà per fare in modo che possa avvenire l'incontro fra i sindaci e la Lega:
«La Regione - conclude Errani - cercherà di facilitare e rendere possibile questo dialogo, unica possibilità per risolvere in modo adeguato questa vicenda, cercando di tenere conto delle esigenze di tutti».
Il sindaco di Arezzo Lucherini aveva presentato una proposta alternativa: giocare il sabato alle 16.
Si è sentito rispondere che la cosa non avrebbe cambiato niente.
E Piero Mancini, presidente dell'Arezzo, ha commentato:
«Mi spiace che i sindaci abbiano preso questa decisione.
«Evidentemente si vogliono mettere contro il mondo del calcio senza riconoscere che la serie B ha veramente bisogno di quella finestra che gli avrebbe aperto la Rai».

La palla passa quindi a Galliani.
Ma prima del rompete le righe, Reggi si toglie un altro sassolino:
«Abbiamo subìto attacchi e offese da alcuni esponenti del mondo del calcio, con termini brutali e ingiuriosi. Preferiamo non rispondere negli stessi termini ma sappiano, costoro, che noi abbiamo sempre operato esclusivamente nell'interesse dei cittadini che rappresentiamo».
(da Libertà del 1 settembre 2005)



07 settembre 2005
Serie B: ok per il sabato, ma è scontro sull'orario.

Tutti d'accordo nel far disputare la serie B al sabato ma è scontro sull'orario: è questo l'esito dell'incontro avvenuto oggi a Milano tra i sindaci di 14 città e la Lega Calcio.
I primi cittadini presenti oggi in Lega hanno proposto di far disputare le partite alle 19 e la proposta verrà valutata lunedì prossimo, quando si riunirà l'assemblea dei presidenti di serie B a Milano.
Ma i presidenti non sono d'accordo:
"O si gioca sabato alle 16 oppure le società di serie B sono pronte a prendere decisioni molto, molto pesanti come il blocco del campionato".
E' quanto ha detto il vicepresidente di Lega per la serie B, Vincenzo Matarrese, al termine dell'incontro avuto oggi con i sindaci.
Matarrese ha spiegato che iniziare alle 16 è l'unico spostamento di orario che si può fare per consentire alla Rai di trasmettere un "Novantesimo minuto" dedicato alla serie B:
"Capisco i sindaci - ha detto Matarrese - ma li ho supplicati di capire anche le nostre esigenze.
Le 19 è un orario strano e non ci consente alcuna visibilità televisiva".

"I sindaci dalle 19 non si spostano più, quindi adesso tocca a noi decidere se accettare o meno".
Il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani commenta così l'incontro, aggiungendo che i sindaci "hanno preso atto della necessità della serie B di disputare le partite al sabato" e la loro posizione unanime si è assestata in un orario di inizio delle gare non antecedente alle ore 19 "che rappresenta l'orario minimo per garantire le necessità di sicurezza per l'organizzazione dell'evento compatibilmente con le altre esigenze di pubblico interesse".
(www.Repubblica.it, 7 settembre 2005)


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pubblicazione: 10/09/2005
aggiornamento: 02/10/2005

Dio lo vuole ! Pietro l'Eremita predica la Crociata 7206
Dio lo vuole ! Pietro l'Eremita predica la Crociata

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