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Dare anima e cervello al futuro di Piacenza

di Gaetano Rizzuto

Se ne va anche il 2005.
Un anno da ricordare per la morte di un grande Papa, Giovanni Paolo II e l'elezione di un Papa tedesco, Benedetto XVI, per il catastrofico tsunami, per il caro-petrolio e in Italia per lo scandalo delle banche, la penosa vicenda Fazio e la nomina del nuovo Governatore della Banca d'Italia, Draghi.

Come sarà il 2006?
Libertà ha chiesto ai suoi opinionisti di raccontare come si immaginano il nuovo anno a Piacenza, in Italia e nel mondo.
Abbiamo chiesto ai sindaci, ai Presidenti della Regione e della Provincia di presentarci i loro programmi. Quali le sfide, le speranze, le paure, gli scenari, le incognite che ci aspettano.

In Italia sarà l'anno delle elezioni politiche - si voterà domenica 9 aprile - e della scelta, a maggio, del nuovo Presidente della Repubblica.
Ma è sulla sfida Prodi-Berlusconi che si concentrerà, nei prossimi mesi, l'attenzione degli italiani. Sarà una battaglia dura.
Molto dura.
Gli italiani dovranno scegliere tra il centro-destra e il centro-sinistra, tra un programma di continuità, quello del Polo di Berlusconi e un programma nuovo (ancora da definire), quello dell'Unione di Prodi. Gli italiani saranno chiamati a dare un giudizio sui cinque anni del Cavaliere a Palazzo Chigi, sul suo "contratto", sugli impegni presi, sulle promesse mancate, sulle cose fatte. Gli italiani decideranno se dare fiducia all'alleanza di centro-sinistra, se scommettere su un governo nuovo, su un progetto nuovo o se ridare fiducia a Berlusconi-Fini-Casini-Bossi.
Una partita decisiva.
Sullo sfondo l'economia stagnante, l'esplosiva situazione sociale, le difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese, il nuovo aumento delle tariffe, la credibilità dell'Italia in Europa e nel mondo.

Ma è soprattutto di Piacenza che voglio parlarvi oggi.
E' una città aperta, accogliente, amica e solidale.
Qualcuno consiglia: deve aprirsi di più, avere più coraggio, mettersi in rete. Per fare questo ci vuole un progetto.
Per pensarlo e poi realizzarlo bisogna uscire dal guscio, partecipare, compiere il proprio dovere di cittadini.
Piacenza non appartiene solo ai potenti e ai politici. Appartiene a tutti noi.
E' la città, la provincia di tutti gli uomini e le donne che ci vivono e ci lavorano. E' la città del diritto di cittadinanza per tutti. Senza esclusione alcuna.
Dobbiamo fare più comunità e collegare le varie realtà. Dobbiamo - come già fanno altre città - metterci in rete per dar vita ad un nuovo rinascimento piacentino.
Il Piano Strategico - che in primavera verrà dibattuto dagli Stati Generali - non deve diventare un libro di sogni, di cifre e di "indirizzi".
Deve essere l'anima, il cuore e il cervello del futuro di Piacenza. Deve ascoltare i cittadini, coinvolgerli. I protagonisti del Piano devono essere i giovani.
Loro hanno idee nuove, entusiasmo e creatività. Si sta costruendo il loro domani.
La città e la provincia devono saper guardare con ottimismo al futuro per attrarre talenti e capitali e bloccare la fuga dei cervelli.
Devono saper puntare sulla cultura.
Bisogna far cultura tutti i giorni nelle scelte piccole e grandi (dal rifacimento di Piazza Duomo, occasione mancata, al piano traffico per rendere più vivibile la città, alle questioni urbanistiche, allo sviluppo delle aree industriali, alla difesa della montagna, alla cura degli anziani, alla riscoperta del Po).

E' finito il tempo di piangersi addosso.
Piacenza non è città grigia.
Ci piace pensare ad una città a colori, viva, ricca di eventi ben coordinati (possibilmente non realizzati nello stesso giorno e alla stessa ora).
Il "rinascimento piacentino" passa attraverso una grande scelta culturale nel sociale, nell'economia, nella politica, nella qualità della vita nei quartieri, nel capire il disagio dei giovani.
Ci vuole però una cabina di regia capace di far dialogare e mettere in rete tutte le realtà.
Purtroppo c'è rassegnazione.
Si ha la sensazione, girando per Piacenza e per le vallate, che, in questo straordinario e ricco territorio, manchi la capacità di pianificazione, di progettazione, di visione strategica del futuro.
Che manchi autorevolezza.
Che non ci sia un sicuro punto di riferimento per i sindaci, per le realtà sociali, economiche e culturali. Che la squadra sia debole e che porti avanti la politica del giorno per giorno.
Dov'è la squadra?
Perché non si fa sistema?
Perché non realizzare - come hanno saputo fare bene altre città, dalla Spezia a Torino - il Piano Strategico in anni e non in decenni? Sentiamo, stancamente, ripetere che bisogna mettersi in gioco e che bisogna darsi una mano. Bene. E dopo? Chi sono i giocatori della squadra? Chi è l'allenatore?

C'è un grosso problema di classe dirigente.
Per avere una squadra vincente ci vuole una classe dirigente forte, unita, con obiettivi ben definiti, capace di progettare e di pensare in grande.
Invece si va in ordine sparso. Manca il coordinamento. Sembra che i protagonisti del Piano siano quasi "obbligati" dalle circostanze a crederci.
C'è tanto da fare in Provincia, in Comune e nelle varie associazioni per far crescere in tutto il territorio la cultura del saper "fare squadra e sistema" per vincere, insieme, la grande partita del futuro.
Prima che sia troppo tardi.
Con questo auspicio, a nome di tutta la famiglia di Libertà, Telelibertà e Libertà on line auguro a tutti voi un 2006 ricco di buone notizie per la nostra terra.
Gaetano Rizzuto, Direttore di Libertà


pubblicazione: 31/12/2005

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Gaetano Rizzuto

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