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mercoledì
21
aprile
2021
Sant'Anselmo d'Aosta



Dal Demanio ai Comuni: a Piacenza 160 fra terreni e fabbricati

E' in arrivo la dote federalista.
Così consistente che, a giudizio dell'onorevole Massimo Polledri del Carroccio, è necessario realizzare un "piano Marshall" piacentino per il rilancio economico della comunità locale, un disegno che abbia una visione lungimirante e non sia «una gara» ad accaparrarsi beni.

L'elenco ufficiale del demanio civile su terreni e fabbricati disponibili a fine aprile di quest'anno, pronti ad essere passati a Regioni e ad enti locali, fotografa aree e immobili che i piacentini potranno incamerare, se lo vorranno, tra pochi mesi.

Ieri gli onorevoli Polledri della Lega Nord e Tommaso Foti del Pdl hanno scritto a sindaci e prefettura per chiedere sollecita convocazione di un tavolo di concertazione il più condiviso e ampio possibile, così da gestire al meglio questa partita, occasione più unica che rara.

Ci sono delle scadenze: 180 giorni per presentare richiesta al demanio civile di ottenere singoli beni d'interesse.
E sono stati inviati ai Comuni gli elenchi di pertinenza di ciascuno, che Libertà pubblica a fianco.

Nella lista della città c'è la caserma Zanardi Landi di viale Palmerio (valore di minima 573mila euro) e c'è la caserma Vittorio Alfieri di via Abbondanza-via Benedettine (6milioni e 400 mila euro).
C'è il Poligono di via Pavia (1milione di euro) e l'ex rimessa locomotori, vale a dire il padiglione del Berzolla a Borgo Faxhall (630mila euro).

Cosa si potrà fare di beni soggetti a vincoli è ancora da valutare.

Fuori città, in provincia, giganteggia il deposito munizioni di Rio Gandore di Gazzola (5milioni e 861mila euro), delicatissimo terreno da proteggere da rischi di speculazioni, ne riferiamo a parte.
E poi ci sono un diluvio di porzioni minori, ex alvei di fiume in tutta la Valtrebbia.

Con il dito indice che scorre sull'elenco dei beni trasferibili è possibile immaginare un territorio ridisegnato.
Ma non mancano le curiosità.
Cose che ci sono, forse inattese.
E cose che non ci sono, ugualmente fonte di sorpresa.
Per esempio non ci sono la Caserma De Sonnaz di via Castello o la caserma Cantore vicina alla Cavallerizza o il palazzo Iva di via Borghetto, ipotizzati in un primo tempo.
Evidentemente sono valori non ancora passati al demanio civile e quindi indisponibili.


A prendere per buoni questi primi elenchi, si ha la netta la sensazione che la provincia di Piacenza giochi una delle partite più strategiche, seconda solo a quella delle aree militari, ma che non esprime ancora tutte le sue potenzialità.
Servirà a far cambiare marcia al progetto di palazzo Uffici come hanno chiesto in consiglio comunale le minoranze?
Si vedrà.

Se i corsi d'acqua sono del demanio idrico, se parchi, riserve e beni culturali (come palazzo Farnese e Bastione Borghetto) rimangono esclusi, sono soprattutto fabbricati e terreni ad accendere l'interesse della gente e delle amministrazioni.
Nel caso piacentino si va sui 160 beni.

Ed è' soprattutto la Lega Nord ad aver spinto in questa direzione, con il decreto approvato da poco dal consiglio dei ministri dopo il via libera della commissione bilaterale Bilancio del 20 maggio scorso. E Polledri non nasconde la soddisfazione perché con queste misure si dà compimento all'articolo 119 della Costituzione verso l'autonomia finanziaria degli enti locali.
Veniamo al percorso.
Ci sono passaggi tecnici, conferenze unificate, poi Regioni ed enti dovranno attivarsi.
«I beni individuati sono a titolo non oneroso - spiega Polledri - e valgono i principi della territorialità; della sussidiarietà, là dove lo Stato non riesce a gestire passa la mano agli enti; dell'adeguatezza, un Comune pieno di debiti non può prendersi a carico nulla; e della valorizzazione ambientale».
Certo la strada non è in uno schiocco di dita.
Sarà convocata subito però una conferenza dei servizi, il demanio chiederà piani di valorizzazione prima di autorizzare passaggi.
Il trasferimento avverrà attraverso le Regioni e poi ci saranno le decisioni dei Comuni.
Sono previsti referendum e consultazioni popolari per decidere cosa fare.
In gioco nel Paese ci sono beni il cui valore di minima è sui 50 miliardi, ma che potranno generare valore per 200 miliardi, sottolinea l'onorevole del Carroccio.
E con le vendite ipotizzabili il 75 per cento degli introiti andrà per azzerare il debito dei Comuni e il 25 per cento per pagare Bot e Btp.
Potranno anche essere costituiti dei fondi pubblico-privati per la valorizzazione di questi beni ed è prevista la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti.


«E' un Babbo Natale vestito di verde quello che bussa alla porta di Piacenza - azzarda Polledri, con un'immagine che tradisce l'orgoglio del primo risultato - ma teniamo presente che il demanio valuta la valorizzaziazione che si proporrà. Intanto però viene data la chiave di un territorio alla comunità locale, con la proprietà del suo futuro».
E dunque:
«La concertazione a Piacenza dovrebbe coinvolgere tutte le forze politiche - insiste Polledri - e sarebbe importante poter dialogare anche con Pier Luigi Bersani. E' un momento storico fertile per ridisegnare la città, se sbagliamo non avremo tante altre occasioni. Penso ad un lavoro che metta insieme Provincia, Comune capoluogo, Comuni, società civile, categorie economiche, università, uscendo da una logica di veti incrociati che vogliono affossare quello che fa il vicino. Abbiamo 180 giorni prima di stringere un accordo da riempire di contenuti e di lavoro».

E, città a parte, Polledri fa notare che ci sono beni meno eclatanti ma molto significativi sul territorio: da Piozzano a Bobbio, ad Agazzano. Ci sono le "polveriere". Difficile, se non impossibile azzardare cifre precise. «Ma il solo valore catastale, pari ad un dieci per cento di quello reale, è di molti milioni».
Di fatto, c'è da rimboccarsi le maniche già domani. E per l'esponente del Carroccio, che sottolinea l'azione decisiva svolta dai ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli, questa concretezza dovrà anche spogliarsi da connotazioni politiche («non è il regalo di questo o quel sindaco»), ma sapendo che in un primo decisivo passo federalista si dovrà superare la dicotomia fra una capacità impositiva centrale e la responsabilità di una spesa dissociata. La parola-simbolo è «responsabilità locale e libertà». Il demanio resta a Roma, la legislazione spetta alle Regioni, i beni sono di chi li gestisce.
E qual è il rischio insito in una operazione potenzialmente utile?
«Evitare che i Comuni siano soli in questo momento storico. Non può essere un Comune a muoversi, è un cammino da fare tutti insieme, con il coordinamento della prefettura».
Patrizia Soffientini
Libertà del 28/05/2010


pubblicazione: 28/05/2010
aggiornamento: 08/01/2011

ex padiglione Berzolla a borgo Faxhall 16122
ex padiglione Berzolla a borgo Faxhall

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