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D'Alema : L' ex premier sull' Unione: so chi la spunterà tra Prodi e Rutelli

«Rutelli e Prodi? Io so chi la spunterà tra i due. Perché so chi è il più caparbio».

Sotto una quercia ombrosa nella campagna senese Massimo D' Alema chiacchiera con gli ospiti della «Summer School» della Fondazione italianieuropei, ma non svela chi sia più caparbio tra i due leader centristi suoi alleati.
Più tardi, e di fronte all' ufficialità dei taccuini dei cronisti, sosterrà che «le primarie del centrosinistra si faranno non appena saranno messe a punto le regole» e che «saranno un importante momento di confronto».
Chi le vincerà? «Prodi, naturalmente».

Delle primarie del centrodestra prende solo atto che Follini «ha dichiarato finito il tempo di Berlusconi».
Prima di infilarsi nell' aula osserva che «il segretario udc ha parlato come un osservatore della politica quando, invece, dovrebbe assumersi qualche responsabilità».
E, soprattutto, D' Alema non condivide la visione del centro che Follini ha manifestato nella sua relazione: «Sbaglia quando sostiene che il centro è alternativo alla sinistra. Il centro in tutti i sistemi bipolari si divide tra destra e sinistra. L' idea di centro di Follini è contraria alla tradizione democristiana: De Gasperi parlava di un partito di centro che guarda a sinistra».

Ma il tema della giornata non sono i partiti.
Ieri si parlava di territorio e della politica economica del centrosinistra.
Niente attualità.
A parte una battuta secca su Ricucci: «Se degli oscuri immobiliaristi, dietro ai quali si è finalmente appurato che non ci sono io, spaventano i salotti buoni del capitalismo italiano, evidentemente c' è una fragilità di quegli assetti proprietari che non ha uguali in nessun Paese del mondo».

Per il resto, il presidente dei Ds traccia la strategia del centrosinistra una volta riconquistato Palazzo Chigi.
Una strategia che si può sintetizzare così: più concorrenza e più liberalizzazione; politiche pubbliche autorevoli e più incisive.
«Tra le due idee - sostiene D' Alema - non c' è contraddizione. L' azione di liberalizzazione che il centrosinistra aveva avviato quando governava è stata bloccata paradossalmente da Berlusconi. E, invece, noi dobbiamo costruire nuovi ponti tra Stato e mercato, puntare sulla ricerca, sull' innovazione, sulla produttività».

Un tema questo che ha dominato i primi due giorni di questa «Scuola quadri» di Italianieuropei.
Nel Borgo settecentesco della Conoscenza, ristrutturato da Paolo Portoghesi, si sono dati appuntamento novantadue partecipanti (a pagamento): amministratori locali, ma anche giovani ds, imprenditori e professionisti.
A loro venerdì Nicola Rossi, economista ds, aveva detto che «questo è diventato un Paese no: non si cresce, non ci si muove, non si cambia; nessuno, né le imprese, né le famiglie, né gli individui».
E aveva aggiunto: «Non è un fatto economico ma culturale. E il vero tema del prossimo governo sarà proprio culturale: convincere l' Italia che si può crescere, muovere, cambiare».

Pierluigi Bersani ha indicato al prossimo governo tre temi forti: il messaggio morale che esisterà una strategia per le imprese; il controllo delle finanze pubbliche; una politica della produttività per creare nuove risorse.

D' Alema passa tutto il sabato ad ascoltare.
Sottolinea con una battuta alcuni passaggi dei relatori.
Come quando Gian Arturo Ferrari della Mondadori, parlando dei consumi culturali degli italiani sostiene: «Siamo ancora figli di Adorno, nemico della cultura di massa».
«Adorno? - dice D' Alema - pensavo parlassi di Adornato».

Ma quando il presidente ds tira le conclusioni della giornata inizia con un ammonimento alla sua coalizione: «Non ci possiamo accontentare di andare alle elezioni facendo leva solo sul sentimento di rigetto della politica di Berlusconi. Dobbiamo lanciare una ragionevole speranza che susciti fiducia».
D' Alema disegna l' identikit di un Paese impaurito e sfiduciato: «La crisi economica viene da lontano ma il governo di centrodestra l' ha aggravata e ha diviso il Paese. La nostra sfida difficile sarà attivare energie positive».
E raccoglie l' appello lanciato, prima di correre al Palio di Siena dal presidente della Regione Toscana Claudio Martini: non si può governare solo da Palazzo Chigi, dobbiamo anche esaltare il ruolo nazionale delle Regioni.
«È vero - dice D' Alema - abbiamo bisogno di un patto sociale forte che coinvolga i poteri locali e le imprese».
Roberto Delera, Corriere della Sera del 3 luglio 2005


pubblicazione: 03/07/2005
aggiornamento: 05/07/2005

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