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Costi e benefici delle scelte antismog

di Edoardo Croci, Università Bocconi

La concentrazione delle polveri sottili, il famigerato PM10, nell' aria milanese ha già raggiunto livelli preoccupanti nel mese di ottobre.
Solo il provvidenziale arrivo di vento e pioggia ha impedito che le soglie di legge venissero superate per oltre una settimana di fila.
Fra qualche giorno, con l' avvio dei sistemi di riscaldamento, un' altra fonte di inquinamento si aggiungerà al traffico e la situazione diventerà ancora più critica. Per non dipendere solo dal meteo, la Regione ha messo a punto, oltre ai provvedimenti emergenziali, una strategia preventiva che prevede il divieto di circolazione dei veicoli non catalizzati dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 19 nei giorni feriali e qualche «domenica a piedi».

Nessuno però si fa troppe illusioni sull' efficacia di questa strategia e, in attesa delle grandi innovazioni tecnologiche che cambieranno i sistemi di trasporto ed i combustibili, si spera nell' aiuto del maltempo. Devo ammettere che faccio fatica a svegliarmi la mattina sperando di dover indossare le scarpe da pioggia per tutelare la mia salute, e soprattutto quella dei miei figli! Possibile che non ci siano soluzioni migliori?
Da economista ambientale qualche alternativa la vedo.
Innanzitutto un approccio razionale al problema dello smog dovrebbe fondarsi su due principi:
1) i benefici dell' intervento pubblico devono superare i costi che da esso derivano per i cittadini,
2) a parità di risultato atteso si devono privilegiare gli interventi che costano di meno.

Non mi pare che gli interventi impostati rispettino questi principi.
Si tratta infatti di interventi che a fronte di benefici assai ridotti, provocano costi sociali elevati e diffusi. Sono coinvolte centinaia di migliaia o addirittura milioni di persone, che si vedono imperativamente negato il diritto alla mobilità.

Una politica antismog che rispetti questi principi dovrebbe invece rivolgersi prioritariamente nei confronti di un numero relativamente ridotto di «grandi inquinatori».

Chi sono in concreto i maggiori generatori di polveri sottili?
Non certo le auto a benzina non catalitiche (che inquinano poco più di quelle catalitiche), ma i veicoli diesel. I camion per trasporto merci, da soli, sono responsabili di oltre la metà delle emissioni di PM10 in città. Eppure a parte una modesta limitazione negli orari di entrata in città, ben poco si è fatto in questa direzione (forse anche per il timore di scontrarsi con lobby potenti).
Anche riguardo al riscaldamento non mancano i «grandi inquinatori»: sono soprattutto i grandi edifici pubblici, gli ospedali, gli impianti sportivi, ecc., spesso ancora alimentati ad olio combustibile.

I cittadini faranno più volentieri la loro parte se i maggiori responsabili, enti pubblici ed imprese, faranno la loro.
Corriere della Sera-Milano del 14/10/2004


pubblicazione: 08/01/2007

Il traffico (vignetta di Vauro 1995) 4353
Il traffico (vignetta di Vauro 1995)

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Categoria
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