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30
ottobre
2020
San Gerardo



Confronto sullo sviluppo : secondo atto in Provincia.

Secondo atto del confronto sullo sviluppo con i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati
Industriali in corsa per dismettere Caorso.
Il consorzio delle imprese proporrà a Sogin un protocollo d'intesa.

Ponti e strade. Strade e ponti in tempi brevi.
Non solo: bloccare il dilagare della giugla delle aree e superare il divisionismo piacentino.

Sono i compiti che i settori economici affidano alla Provincia.

Li hanno trattati ieri nel secondo atto del consiglio aperto sullo sviluppo.

Dal confronto la fotografia di una società che si muove con tempi e scenari differenti.

Da un lato l'impresa che cerca strumenti per stare sul mercato e si raccorda con i nuovi mercati promuovendo il bagaglio di conoscenze maturato.
Citato il consorzio costituito presso l'Assoindustria che ora, dopo la collaborazione con Centro padane, potrebbe far parte anche del pool per la dismissione della centrale di Caorso, di questi giorni la stesura di una bozza d'intesa da presentare a Sogin.
Dall'altra lentezza e incertezza sui tempi, a cifra del settore pubblico.
Gap da sanare.
Un mandato, seppure solo verbale, alla Provincia è stato assegnato sia dai consiglieri sia dalle rappresentanze produttive: vigilare perché nella fase di revisione del Piano territoriale di coordinamento, previsto nei prossimi mesi, si chiariscano le idee sul tipo di sviluppo da disegnare.

Ha insistito sulle infrastrutture soprattutto il presidente degli industriali Sergio Giglio ma ne hanno sollecitato la realizzazione anche Giovanni Ambroggi (Cna), Gianni Copelli (Cgil) Francesco Milza (Confcooperative) tutti protagonisti della seduta di ieri pomeriggio.
«È così, realizzando le infrastrutture - ha sintetizzato il presidente degli industriali piacentini Sergio Giglio - che si può dare credibilità al territorio. Per quanto ci riguarda possiamo mettere in campo soldi, iniziativa e imprese, per il resto tocca a voi».
Ma non si va lontano, per il presidente di Assoindustria, se il territorio resta diviso in categorie e classificazioni politiche non comunicanti.


«Chiediamo soldi all'Europa».
«Destra e sinistra - ha suggerito - si mettano d'accordo sui progetti e insieme vadano all'Unione europea a chiedere risorse.
Lo hanno fatto altrove. E ci sono riusciti, Perché qui no?».
Obiettivo primo resta il finanziamento di opere vitali per lo sviluppo della provincia, secondo il presidente degli industriali, ma diversi sono stati anche gli interventi su questo punto, diventa tanto più importante e necessario se si procede sulla strada della crescita di classificazione delle aree da parte delle amministrazioni locali.

Nuove aree, nuove strade - Urbanizzazioni richiamano servizi.
Per la viabilità in primo luogo a maggior ragione se cresce la logistica.
Fare presto, ha sollecitato il presidente degli industriali, per avere i finanziamenti e realizzare le strutture
«Altrimenti rischiamo di ritrovarci tra vent'anni senza avere ancora fatto nulla».
Giglio, comunque, ha rafforzato ancora il suo pensiero riguardo al tema della logistica.
«Tre poli bastano» - «Facciamo crescere bene quei tre poli. E' preoccupante che si parli della possibilità di un quarto».

Le infrastrutture, in realtà sono state il filo rosso che ha legato tutti gli interventi da parte dei consiglieri che, sulla base delle sollecitazioni ricevute dalle categorie, hanno sviluppato argomenti non nuovi ma ancora troppo lontani nella fase realizzativa.

Tra queste, evidentemente, ci sono i lavori per le grandi strade: dal ponte sul Po al completamento della Statale 45 fino al secondo ponte sul Trebbia su cui è in corso la valtuazione di impatto ambientale da parte della Regione.

«Per il ponte 60 milioni» -
Un comune denominatore sollevato in diversi interventi nel corso del dibattito è rappresentato dalla scarsità delle risorse a disposizione a fronte, al contrario, di una necessità di fondi enorme che invece è enorme.
Un esempio?
Il ponte sul Trebbia ha bisogno ben più di 10 milioni, ce ne vorrebbero almeno 60.
A meno che - ha spiegato il consigliere di An Tommaso Foti - non si vada a vedere a fondo come sarà realizzata questra strada. Resterà a due corsie. E riuscirà quest'opera a snellire il traffico che arriva dalla Valtidone? Dubito che questo possa avvenire».
Lui ed altri, a prescindere dal gruppo di appartenenza, hanno invitato l'amministrazione ad avere un orizzonte più ampio quando si progettano le opere che devono essere calate sulle scelte fatte o in via di definizione in termini di programmazione.
Evitando situazioni incongruenti e conflitti tra esigenze di sviluppo e d'ambiente. Anche questo un altro capitolo tutto da scrivere.
Antonella Lenti, Libertà del 25 ottobre 2005


pubblicazione: 25/10/2005
aggiornamento: 30/10/2005

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