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furio colombo

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Il colpo di scena arriva poco dopo le sette di sera.
Furio Colombo, senatore dell'Ulivo e uno degli otto candidati alle primarie del partito democratico, rinuncia alla competizione del 14 ottobre.
Il motivo è molto tecnico.
E lo annuncia lui stesso in una lettera che sarà pubblicata domani sull'Unità: il Comitato tecnico-scientifico del Pd ha contestato al senatore il fatto che molte firme da lui raccolte sono "in fotocopia" perchè "mi è stato impossibile, non avendo una struttura di partito alle spalle, andare in giro per l'Italia a raccogliere fisicamente le migliaia di firme".
L'unica cosa che il senatore ha potuto fare, in poco tempo, è stato appunto raccogliere i fax degli amici in giro per l'Italia che lo hanno supportato.
Ma secondo le regole, quei fax potrebbero essere fotocopie e quindi irrecevibili.
Nell'attesa che il Comitato tecnico-scientifico decidesse sul dà farsi, e impossibilitato a rintracciare "in 48 ore" gli originali in giro per un paese che sta per andare in ferie, Colombo ha tagliato la testa al toro.
"Rinuncio" ha scritto.

Pratogonista della giornata è stata la rabbia degli esclusi. Di Marco Pannella e di Antonio Di Pietro che non potranno correre alle primarie del Partito democratico.
Che avrebbero voluto ma che sono stati stoppati.
"Volete correre per il nuovo partito? Sciogliete i vostri" si sono sentiti dire dal comitato che, regolamento alla mano, decide le candidature per la corsa alla segreteria della costituenda formazione politica.
E oggi l'ex pm attacca:
"Il Pd ha perso un'ottima occasione per potersi qualificare tale.
Un partito, per potersi definire davvero democratico deve essere aperto e pluralista altrimenti semplicemente non è".
0 La motivazione con cui è stato escluso è semplicemente "un furbo espediente per non avere tra i piedi un concorrente vero e reale, un candidato che avrebbe rotto le uova nel paniere, che avrebbe potuto rimettere in discussione gli equilibri precostituiti".
Ma il ministro va anche oltre:
"Con il tempo e a mente serena bisognerà riflettere sulle reali motivazioni di questo diniego (che, in realtà, sono molto gravi e per certi versi inconfessabili) e trarne le inevitabili conseguenze, anche sulla opportunità di restare o meno in una coalizione che di fatto ci respinge!".
Tra i motivi, l'ex pm non esclude "la posizione che ho assunto sulle intercettazioni" che hanno travolto il vertice dei Ds.
Di Pietro ha detto che "Prodi si è molto rammaricato per l'esclusione dell'Italia dei valori dalla Costituente del Pd".

Anche in casa radicale c'è fermento.
L'esclusione di Marco Pannella non è stata ancora digerita e oggi, Emma Bonino, insiste: "Il problema, più che tecnico, è tutto politico".
Contesta le motivazioni, l'esponente radicale, parla di "arroccamento" di Ds e Margherita.
E promette battaglia:
"Questa decisione dimostra che si tratta della mera fusione di due oligarchie.
Noi useremo le possibilità di ricorso, sperando che le nostre ragioni, che poi dovrebbero essere le loro, facciano breccia".

Ricorso che, invece, Di Pietro non farà.
Non nascondendo, però, le conseguenze politiche della sua esclusione:
"Con il tempo - dice il leader dell'Italia dei valori - bisognerà riflettere sulle reali motivazioni di questo diniego e trarne le inevitabili conseguenze. Per ora una cosa è certa: chi non ci vuole non ci merita!".

Tocca a Maurizio Migliavacca, uno dei coordinatori del comitato per il 14 ottobre, rispondere.
Ed è un riaffermare di cose già dette più volte.
"Se dei leader nazionali vogliono partecipare alle primarie del 14 ottobre devono riconoscere le regole che valgono per tutti e impegnarsi concretamente per il superamento dei loro partiti".
Quindi, chi ha ancora un partito alle spalle, non può pensare di candidarsi alla guida di un altro.



Categoria
 :.  ITALIA Politica  :..  Uniti nell'Ulivo- L'Unione




pubblicazione: 31/07/2007



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