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martedì
20
ottobre
2020
Santa Maria Bertilla Boscardin



Ciampi a Piacenza : Il saluto del Sindaco di Piacenza.

Rivolgere un saluto a nome della propria città al Presidente della Repubblica, massima autorità dello Stato, è uno dei più alti onori che possano spettare a un sindaco.

E' quindi con orgoglio che, interpretando i sentimenti di tutti i piacentini, accolgo oggi tra noi il Presidente Carlo Azeglio Ciampi e porgo il più sincero benvenuto da parte della comunità piacentina, simbolicamente presente in questo palazzo, sublime esempio di architettura medievale realizzato verso la fine del XIII secolo, in un'epoca in cui la città di Piacenza viveva un periodo di grande fervore economico.

Discreta e sfuggente alle classificazioni, Piacenza è stata definita “terra di passo”, nelle parole di Leonardo Da Vinci, per la sua collocazione al confine tra quattro regioni.
E' la storia stessa, tuttavia, a connotarla come terra di frontiera.
I legionari dell'Antica Roma, nel 218 a.C., la fondarono come colonia per la sua naturale posizione strategica di avamposto militare, sulla riva destra del fiume Po.
Il destino di Piacenza, sin dalle sue origini, non è stato unicamente quello di rappresentare il centro geografico della pianura Padana, quanto di costituirne il cuore più intimo e vero.
Nei suoi 2222 anni di storia ha saputo rivelare l'animo fiero della sua gente, e oggi intende riaffermare il radicamento di valori quali la libertà, la giustizia sociale, la solidarietà, la tolleranza e la pace, nonché, com'è avvenuto in ogni epoca, il senso di appartenenza e la fedeltà alla Patria.

In seguito ai moti del 1848, Piacenza fu infatti la prima città in tutta la penisola a chiedere l'annessione al Piemonte.
Tale plebiscito fu consegnato, con orgoglio, a Carlo Alberto di Savoia, che onorò Piacenza dell'appellativo di “Primogenita d'Italia”.
Una testimonianza di lealtà, questa, confermata nel 1860, quando i piacentini espressero nuovamente un fervido e tangibile desiderio di unitarietà: furono 63.167 - a fronte di soli 504 contrari - i voti a favore dell'adesione al Regno di Sardegna destinato a divenire Nazione.

Quella Nazione che da allora si specchia e si stringe intorno al Tricolore, simbolo moderno - come Lei l'ha definito - di un popolo antico, delle sue radici e ideali, della sua dignità e nobiltà d'animo.
Questa Amministrazione si è dunque fatta interprete, con entusiasmo, del Suo invito a regalare la bandiera italiana agli sposi uniti in matrimonio con rito religioso e civile, e una copia della Costituzione a quanti acquisiranno, a Piacenza, la cittadinanza italiana.
Crediamo fermamente, come Lei ha ribadito più volte, che il giuramento di fedeltà alla Repubblica di ogni nuovo cittadino sia una festa per la comunità, un momento da celebrare con intensità.
Queste due iniziative, pertanto, intendono essere una risposta concreta al richiamo all'unità nazionale che in questi anni Lei ha sostenuto e ispirato, impegnandosi in prima persona e facendo leva sulle istituzioni, sugli enti locali e sul mondo della scuola.
Perché la nuova società civile, più complessa di quella che abbiamo conosciuto sinora, è fondata sull'integrazione tra culture diverse e può costruirsi solo sulla partecipazione, sulla consapevolezza dei diritti e doveri di ciascuno all'interno della collettività e sulla loro condivisione.

Ma come Lei ci insegna, Signor Presidente, i popoli che non hanno memoria del proprio passato non possono essere padroni del loro futuro.
Ed è ancora nella fierezza dello spirito libertario ottocentesco che ritroviamo il fulcro di una mentalità aperta e nel contempo ancorata alla famiglia, quanto all'aspirazione di un'esistenza pacifica e operosa. Elementi che tuttora delineano il profilo dei piacentini, e che ritroviamo nei figli più illustri di questa terra, il cui pensiero ha guidato il cammino risorgimentale verso l'indipendenza.

La cultura, e in particolar modo la musica, ebbero un ruolo fondamentale nel rimarcare e diffondere quello spirito indomito volto all'unità nazionale: come dimenticare, tra i cori più significativi a riguardo, il verdiano “Viva l'Italia! Un sacro patto” da “I Lombardi alla Prima Crociata”, che nel 1848 andò in scena proprio sul palco del Teatro Municipale di Piacenza, i cui due secoli di storia si intrecciano fortemente alle vicende che hanno segnato la nostra città.
Progettato in stile neoclassico dal migliore architetto piacentino dell'epoca, Lotario Tomba, il teatro fu inaugurato la sera del 10 settembre 1804. Il Municipale divenne l'emblema di una tradizione culturale che a Piacenza ha un retaggio risalente al 1600, nonché un simbolo di prestigio che collocava la città al pari delle più grandi Milano, Venezia e Bologna, in un periodo in cui gli altri capoluoghi emiliani non potevano ancora vantare un nuovo teatro.
La scelta di un capolavoro di Giuseppe Verdi - il Nabucco - per festeggiare l'importante ricorrenza dei 200 anni cui Lei rende onore con la Sua presenza, si presta dunque a una duplice lettura: da una parte l'indiscusso valore artistico dell'opera; dall'altra, il riconoscimento del legame tra l'uomo, il sommo compositore, l'attivista politico Giuseppe Verdi e Piacenza. Un rapporto solido al punto che, per molti aspetti, Verdi può essere considerato a tutti gli effetti nostro concittadino. Ed è con emozione, come Sindaco e piacentino, che oggi lo affermo di fronte a Lei.
Infatti pur nascendo a Roncole di Busseto, nel Parmense, entrambi i suoi genitori ebbero origini nella nostra provincia e a Sant'Agata di Villanova, nel Piacentino, il Maestro prese la propria residenza definitiva intorno al 1850. Nella tranquillità di questo piccolo borgo, Verdi compose gran parte delle proprie opere più celebri, portando avanti la propria attività di imprenditore agricolo e partecipando alla vita politica e amministrativa con la sua elezione a consigliere della Provincia di Piacenza.

Sul palcoscenico del teatro piacentino si esibiscono i grandi nomi della lirica, della prosa e della concertistica, ma è volontà e dovere dell'Amministrazione comunale, nel contempo, valorizzare i giovani talenti, offrendo loro l'opportunità di crescere e farsi conoscere.
Un progetto portato avanti dal nostro Conservatorio e che da alcuni mesi, a Piacenza, si è rafforzato: il Maestro Riccardo Muti ha infatti onorato il nostro Teatro Municipale designandolo come sede stabile dell'Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”.
Consolidare il ruolo del teatro, significa, in prospettiva, avvicinare ad esso le nuove generazioni, formando un pubblico giovane, competente, sensibile, attento e culturalmente ferrato. A tal proposito, anche per quanto attiene le attività teatrali, è importante la collaborazione con il mondo della scuola con cui è stato avviato il programma “Teatro Scuola”, che si inserisce tra le tante iniziative promosse in favore dell'infanzia. Dall'adesione al progetto “La città dei bambini e delle bambine”, mirato a restituire ai più piccoli quegli spazi di socializzazione che l'evoluzione del territorio urbano spesso cancella, al recupero di aree verdi; dalla realizzazione di nuove piste ciclabili e percorsi pedonali protetti alla qualità dei servizi di asili nido e scuole materne.
Alcuni esempi, tra i tanti possibili, di una politica che considera i bambini al primo posto, anche garantendo loro la necessaria e corretta educazione civica, attraverso il continuo e diretto confronto con gli amministratori pubblici: a Piacenza è infatti attivo il Consiglio Comunale dei Ragazzi che oggi è presente in questa sala e regolarmente espone in Municipio richieste, commenti e proposte per una città migliore.

La dimensione locale non può esimerci, tuttavia, dal volgere lo sguardo verso orizzonti diversi, dove la durezza della quotidianità colpisce innanzitutto i più piccoli.
La solidarietà nei confronti di popolazioni lontane, dilaniate dalla povertà e dalla guerra, ci ha condotto a rafforzare, in particolare, il legame con l'Unicef che si concretizza nel sostegno diretto ed esclusivo al “Centro Città di Piacenza”, struttura di accoglienza rivolta alle bambine di strada, che abbiamo inaugurato lo scorso anno a Kinshasa, in Congo.
Una risorsa che potrà garantire l'opportunità di un futuro sereno a queste vittime innocenti della miseria e delle disparità tra Nord e Sud del mondo.

Piacenza è stata definita dall'Unicef la prima “Città del cuore” e questo cuore grande si manifesta tutti i giorni nell'impegno del volontariato che è a costante supporto delle innumerevoli associazioni qualificate presenti in città che collaborano ed integrano anche l'azione istituzionale in tutti i settori sociali.

Piacenza, scriveva il giornalista Alberto Cavallari, è «città di chiese e caserme».
Dalle chiese e dai conventi sono usciti personaggi del valore del compianto cardinale Casaroli e dell'attivissimo e amatissimo cardinale Tonini che oggi abbiamo l'onore ed il privilegio di avere con noi.
Confidiamo nell'Onnipotente e nella capacità di straordinario predicatore che ha il nostro vescovo Luciano Monari perché i conventi possano rivivere con nuove vocazioni.
Per le caserme e le aree annesse, che ancora occupano una porzione notevolissima della nostra città, occorre da una parte salvaguardare gli insediamenti e gli stabilimenti militari in attività per continuare a dare un'importante risposta occupazionale.
Ma occorre altresì maggiore disponibilità da parte dello Stato a favorire la riconversione all'uso civile delle aree dismesse.
E in tal senso, Signor Presidente, mi rivolgo a Lei perché ci aiuti a raggiungere questo importante obiettivo.

Vorrei rivolgere ora un pensiero, in occasione della Sua visita, agli uomini del 2° Reggimento del Genio Pontieri di Piacenza - presente da 120 anni nella nostra città - che da alcuni mesi operano per una missione di pace in Kosovo, dove hanno già portato a termine il ripristino di alcune tra le principali arterie stradali del Paese.

Parlare di ricostruzione significa guardare con fiducia al domani ma anche, inevitabilmente, ritornare con la memoria all'epoca in cui fu il nostro Paese a conoscere la devastazione della guerra. Negli anni in cui emerse, indomito, lo stesso coraggio nella lotta contro l'oppressione dimostrato in età risorgimentale, e le forze partigiane sul nostro territorio contavano oltre 6600 effettivi.
Al termine del secondo conflitto mondiale, la città pianse 926 caduti - molti dei quali giovani - e altrettanti feriti, in una strenua battaglia per la Resistenza contro il nazifascismo che le è valsa la medaglia d'oro al valore militare. E, prima ancora, la consapevolezza del sacrificio in nome della libertà e della democrazia.

Ideali altissimi, questi, già rivendicati nelle prime lotte operaie tra la fine dell'Ottocento e il 1900, in una Piacenza di fine secolo che vide sorgere, nel 1891, la prima Camera del Lavoro d'Italia.
La svolta del XX secolo comportò, per il territorio, un fervido impulso allo sviluppo economico: mentre cominciava a delinearsi il ruolo delle industrie manifatturiere, fiorivano in città e provincia le industrie meccaniche e i bottonifici.
Fu nel settore manifatturiero, così come in quello agricolo, che venne impiegata anche e soprattutto la manodopera femminile. Gli archivi fotografici del tempo ci restituiscono profili di donne chine nei campi, su distese di pomodori o in fabbrica.
La fatica quotidiana si rivelò un passo fondamentale nell'acquisizione di autonomia, e il lavoro fu, per quelle madri coraggio, mogli e ragazze fiere e forti, una conquista dura, ma essenziale, nel lungo cammino verso il riconoscimento della parità di diritti che conduce sino ad oggi: il mondo femminile è alla ricerca, con successo, di una propria dimensione professionale e politica, destinata a crescere e ad essere sempre più qualificata.
Noi ci crediamo e ci stiamo investendo con determinazione.

Nella nostra città, nei primi anni Cinquanta, sorse l'Università Cattolica del Sacro Cuore, avviata da padre Augusto Gemelli.
Una realtà accademica che ben presto assunse dimensioni importanti. Gli studenti provenivano e provengono da tutta Italia e dal mondo intero.
La Cattolica è da sempre un centro di eccellenza a supporto dell'industria agricola, che nel territorio piacentino ha avuto e ha tuttora un ruolo fondamentale.
A tal proposito, Signor Presidente, rifacendomi al ruolo propulsivo della stessa facoltà di Agraria, desidero rimarcare che Piacenza si pone con fattiva funzione di supporto nei confronti della vicina Parma, in virtù dell'insediamento dell'Authority alimentare dell'Unione europea, e si candida a diventare la sede italiana della stessa Authority.
Un ulteriore elemento di pregio, per Piacenza, è costituito dalla presenza del Politecnico di Milano, che collabora attivamente con il Comune nella stesura di studi in campo urbanistico, per lo sviluppo di nuove strategie e strumenti di mobilità sostenibile.
E' con grande soddisfazione, inoltre, che stiamo sperimentando con successo un nuovo progetto di politiche sociali che coinvolge gli stessi studenti del Politecnico: alloggi a costi contenuti per i ragazzi che convivono e aiutano anziani soli.

L'economia è in buona salute, con un ottimo livello di aziende nel settore dell'edilizia e della meccatronica, in grado di guardare al mercato internazionale con fiducia e competenza. Buona parte dei prodotti piacentini vengono venduti in Europa, ma una buona percentuale raggiunge anche Asia, America ed Africa.

Assume un'importanza basilare per la città, stante la localizzazione strategica, la dotazione di infrastrutture moderne, adeguate alle esigenze delle aziende che portano lavoro e occupazione in questo contesto in espansione.
L'Anas ha finalmente in approvazione il progetto relativo al secondo ponte sul fiume Po, per la cui realizzazione è auspicio condiviso di Regione Emilia Romagna e Lombardia, Province e Comuni confinanti, che i tempi non si prolunghino eccessivamente.
Come sindaco e cittadino, Signor Presidente, rivolgo anche a Lei l'appello affinché una necessità così urgente e sentita dalla popolazione non subisca ulteriori rinvii.

Vi è, tuttavia, un monito ancor più importante che nel mio ruolo di amministratore pubblico non voglio, in questa occasione, tralasciare.
In quell'Italia delle cento province di cui i Comuni costituiscono il cuore vivo e pulsante, la politica di Governo fondata sulla diminuzione dei trasferimenti statali agli Enti locali se non accompagnata da una concreta applicazione del federalismo fiscale, rappresenta una minaccia al ruolo propositivo e attivo delle istituzioni più vicine ai cittadini. Le conseguenze di tale manovra finanziaria graverebbero inevitabilmente sui servizi ai cittadini.
Ricordo le Sue parole, Signor Presidente: «L'Italia delle cento province e degli 8 mila comuni ispira fiducia, ha fiducia in se stessa, nel suo futuro».
Ed è a Lei, che ha saputo avvicinare la gente alle Istituzioni, consolidandone l'immagine di garanti della democrazia, del dialogo e del progresso, che oggi mi rivolgo per esprimere queste preoccupazioni, certo di interpretare il pensiero di tanti altri sindaci che come me hanno l'onore e il dovere di rispettare gli impegni con i cittadini.

Signor Presidente, anche in tempi recenti non sono mancate le prese di posizione di chi ha interpretato le multiformi espressioni del territorio nazionale come sintomo di labile integrità della nostra coscienza. Noi crediamo invece che la diversità rappresenti soprattutto un valore e una ricchezza, per rafforzare la quale è necessario che la Sua voce di alto difensore della Costituzione e dell'unità nazionale continui a levarsi energica, con passione morale e politica, come è avvenuto sinora.

Le divergenze politiche non fanno perdere di vista a questa comunità la drammaticità degli avvenimenti che il mondo sta vivendo. Qualche giorno fa abbiamo manifestato uniti contro il terrorismo, per la liberazione di tutti gli ostaggi e per affermare gli ideali di giustizia, pace e tolleranza che rappresentano le fondamenta della convivenza civile.

E' con profonda stima e gratitudine, Signor Presidente, che oggi desidero quindi rinnovarLe la fiducia e la solidarietà dell'Amministrazione comunale e dell'intera comunità piacentina per quell'impegno che ha così fortemente contributo a rinsaldare, negli Italiani, sentimenti condivisi di orgogliosa appartenenza alla nazione.
Grazie.
Roberto Reggi, Sindaco di Piacenza


pubblicazione: 15/09/2004
aggiornamento: 17/09/2004

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