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Chiusura inceneritore di Borgoforte, il dibattito si infiamma

Sta facendo molto discutere l'annuncio dell'assessore regionale Sabrina Freda, che presentando il Piano regionale dei rifiuti ha comunicato alle aziende che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento l'intenzione di chiudere il termovalorizzatore di Piacenza entro il 2020.

Una novità importante, che ha suscitato reazioni contrastanti: esulta chi da anni chiede lo stop all'inceneritore, predicano calma e non lesinano critiche coloro che giudicano il Piano regionale solo un "libro dei sogni", senza alcuna possibilità che venga applicato praticamente.

L'assessore regionale Sabrina Freda ribadisce la decisione della Regione di superare con il nuovo Piano dei rifiuti il sistema basato su discariche e termovalorizzatori, per puntare soprattutto sul recupero di materia.
Ciò prevede la chiusura dell'impianto di Borgoforte entro il 2020, quando sarà ritenuto vecchio e in posizione non strategica: "Dobbiamo ragionale su un'ottica di area vasta, come prevede la legge regionale, quindi abbiamo adottato criteri che ci sembrano i più oggettivi e trasparenti, fermo restando che la prima azione sarà nei confronti delle discariche, che in Emilia Romagna verranno dimezzate. Per quanto riguarda i termovalorizzatori, abbiamo fatto un ragionamento preciso: la produzione rifiuti diminuirà e la differenziata aumenterà il suo peso, quindi gli impianti più vecchi e "periferici" dovranno essere superati. Quelli di Piacenza e Ravenna hanno queste caratteristiche, dovremo valutarne la chiusura. Nel caso i rifiuti indifferenziati saranno comunque smaltiti, Trespidi stia tranquillo".

Una battuta, quest'ultima, riferita alle dure polemiche scatenate dal presidente della Provincia, che ha parlato di "commissariamento" da parte del presidente della Regione Vasco Errani nei confronti della stessa Freda.

Proprio l'assetto dei territori è uno degli elementi alla base del ragionamento della Regione: se tra pochi mesi i confini provinciali saranno superati con l'abolizione delle relative amministrazioni, che senso avrebbe continuare a ragionare "per Province" in tema di rifiuti, visto che la gestione è comunque passata su scala regionale? Non solo, da Bologna si pensa anche che il rifiuto non debba essere un business, quindi occorrerà avere impianti dimensionati alle nuove esigenze, dicendo un fermo no alle importazioni di materiale da fuori Emilia Romagna, che hanno raggiunto i 2 milioni di tonnellate annue.
Per il momento la realtà è una: se non cambierà nulla nel nuovo Piano regionale dei rifiuti, Tecnoborgo dovrà chiudere l'impianto di Borgoforte.
Michele Rancati
Libertà 22/06/2013


La gioia di Legambiente, Trespidi arrabbiatissimo
«Dove finiranno i nostri rifiuti dopo il 2020? Lo chiederò ad Errani visto che l'assessora è commissariata»

(mir) E' molto duro l'attacco della Provincia all'assessore regionale Sabrina Freda, che presentando il Piano regionale dei rifiuti, ha annunciato l'intenzione di chiudere il termovalorizzatore di Piacenza entro il 2020.
Esultano invece gli ambientalisti, mentre i sindacati sollevano perplessità.
"Lunedì sarò a Bologna per parlare con il presidente della Regione Vasco Errani - dice il presidente della Provincia, Massimo Trespidi - che ha raccolto la richiesta di incontro urgente che ho firmato assieme ai colleghi degli altri territori proprio per discutere del nuovo Piano rifiuti, che non convince proprio nessuno. In quattro anni di mandato è la prima volta che ci ritroveremo tutti assieme per una riunione congiunta con Errani, mi pare quindi evidente come il presidente regionale abbia deciso di prendere in mano in prima persona la questione, commissariando di fatto il suo assessore Freda".
Le critiche di Trespidi vanno anche nel merito:
"L'assessore Freda ci spieghi dove finiranno i rifiuti del nostro territorio dopo il 2020, visto che pare improbabile che l'aumento della raccolta differenziata e la diminuzione della loro produzione possano essere sufficienti: chi crede questo non vive in un altro mondo. "L'assessore provinciale Patrizia Barbieri rincara la dose: "Il piano regionale dei rifiuti è un documento totalmente astratto, possono esserci delle indicazioni teoriche condivisibili, ma non c'è nessun provvedimento pratico che possa sostenerle. Io e altri sei colleghi delle altre province, di tutti i coloro politici, abbiamo spedito un documento alla Regione per denunciare ciò, corredandolo ovviamente con le nostre osservazioni tecniche".

L'annuncio della data per lo stop all'attività di Tecnoborgo, però, fa esultare gli ambientalisti: "E' dagli anni Novanta che ci battiamo prima per evitare la sua costruzione, poi per chiederne la chiusura - ricorda la presidente provinciale di Legambiente, Laura Chiappa - quindi per noi è una bella notizia. L'inceneritore di Piacenza, come tutti gli altri, emette diossina e altri elementi inquinanti, ma soprattutto può essere tranquillamente superato con la raccolta differenziata e una migliore gestione dei rifiuti".
Dal fronte sindacale, però, si alza qualche dubbio: "Nel Piano regionale che abbiamo discusso con l'assessore Freda la chiusura dell'impianto piacentino, che dà lavoro a molte persone, non c'era - affermando Gaetano Bonetti della Cgil, Antonio Colosimo della Cisl e Enzo Moggi della Uil - mentre c'è un nostro documento in parte recepito in cui non ci sono date per la chiusura di impianti, che per il momento si rivelando importanti per il ciclo rifiuti, danno occupazione e producono energia".





pubblicazione: 22/06/2013
aggiornamento: 30/06/2013

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