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Chi sarà il grande capo? Minoranza divisa

Per molti è solo un falso problema.

Chi vorreste a capo dell'opposizione in consiglio comunale?

In attesa che Dario Squeri sciolga un silenzio "assordante", la domanda, girata a quattordici consiglieri di minoranza - escluso Gianni D'Amo che fa per sé nell'area gauche - miete risposte molto diverse.

Ma il vero rebus è in casa "azzurra", dove la diatriba sull'argomento potrebbe aver messo in bilico il ruolo di Antonio Agogliati, commissario di Forza Italia, sconfessato da Giampaolo Bettamio, coordinatore regionale e da quello nazionale Sandro Bondi.

Ieri le voci di corridoio soffiavano sulla polemica e davano a rischio l'ex senatore Agogliati, forse già sulla via delle dimissioni per non essere dimissionato.
Dall'interessato solo una secca smentita.
Le carte sulla leadership locale si giocheranno a congresso, par di capire, non prima.

Forza Italia, opinioni diverse
Ma torniamo ai consiglieri e al capo dell'opposizione (e bisognerebbe cominciare a chiedersi se s'intende dentro o fuori il consiglio).
Forza Italia non è tutta sulla stessa lunghezza d'onda.
Massimo Trespidi - capogruppo in pectore anche per il prossimo mandato - è in rigoroso silenzio stampa, in attesa di una prima riunione degli eletti lunedì, e del direttivo che dovrebbe tenersi la prossima settimana.
Del resto è un po' difficile chiedere proprio a lui, leader naturale del gruppo, chi farà il capo.
Pure Andrea Pollastri rimanda alla riunione del gruppo consiliare.
«Prendo la strada del silenzio.
Il momento è delicato, il passaggio difficile, dovremo riflettere con grande serenità per il bene della coalizione, di Forza Italia e degli elettori che si aspettano una fase di ricomposizione».
Si tratta di tirarsi su le maniche, «i cittadini non vogliono una resa dei conti ma un rilancio, occorre svelenire il clima».
Su Squeri, Pollastri si limita a dire che Forza Italia si è comportata con grande lealtà.
E' invece decisamente pro-Squeri un altro veterano del consiglio, Carlo Mazzoni , che boccia la domanda come «non pertinente».
«Il capo dell'opposizione è un ruolo che non c'è, ma quando si conducono campagne elettorali per portare una persona alla carica di sindaco, bisogna essere coerenti, in consiglio comunale la voce di Dario Squeri è diversa da quella di ogni altro, gli riconosciamo già una leadership che non si discute».
E comunque non esiste un "patentino" per fare il capo dell'opposizione.
Assente all'appello, Filiberto Putzu, ieri non raggiungibile.
Luigi Salice invece voterà per Trespidi:
«Ritengo debba essere il capogruppo di Forza Italia, ma la questione del capo è mal posta, c'è un problema di progetto del centrodestra per i prossimi anni e io auspico che sarà unitario».
Salice spezza una lancia in favore di Agogliati:
«L'ho visto spendersi con assoluta generosità per la candidatura Squeri, secondo le indicazioni romane, sempre attento a valorizzare Squeri e mai se stesso, oggi è semplicemente ingeneroso e strumentale quanto sta accadendo».
Di Sandro Ballerini si è già riferito su Libertà di ieri, il consigliere dà atto a Squeri di essersi battuto come un leone, ma il capo dell'opposizione non si decide da Roma, afferma, il piano locale deve avere una sua leadership.

Silenzi e convinzioni
Tra le minoranze non "azzurre" questa faccenda viene percepita in qualche caso come una bolla di sapone.
C'è un clima di attendismo finché Squeri non comunicherà la sua decisione se entrare o no in consiglio, decisione rimandata peraltro dall'interessato ad un confronto con la Cdl che ancora non c'è stato.
Il senatore leghista Massimo Polledri - sostenitore di Squeri dalla prim'ora - sceglie la via del silenzio e anche Stefano Frontini (della lista Piacenza Libera con Squeri) non intende rispondere.
Più loquace la new entry Gianluca Ceccarelli, della civica:
«Capo dell'opposizione può essere solo Dario Squeri, la mia esperienza è nata con lui, con il Cpe, è il mio diretto referente è lui, auspico che sarà in consiglio.
Le polemiche - avverte - non portano a nulla di costruttivo».
Al contrario, un veterano del consiglio come Carlo Mazza, anche lui della civica, non concede nessuna delega a priori e resta convinto che certi galloni si guadagnano sul campo.
«A me sembra di averli guadagnati, come Trespidi, che si è distinto su problemi urbanistici».
Mazza è tranciante:
«Non accetto nessuno come capo e accetto tutti coloro che sul campo si distinguono».
Un coordinatore delle minoranze potrebbe starci, ma conta il merito, Squeri compreso.
Di altro avviso Antonio Levoni (Piacenza Libera), che non ci pensa un attimo:
«Il capo è il candidato sindaco, la domanda non andrebbe neppure fatta è naturale che sia così».

Alleanza Nazionale
Calcisticamente Andrea Paparo , capolista di An, propone una formazione d'attacco con quattro punte:
«Squeri, Trespidi, Paparo e Polledri».
Mettendosi già maliziosamente nel ruolo di capogruppo di An.
«E' una finta questione il capo dell'opposizione, ci vogliono strategia, programmi e concertazione tra le forze, la leadership è una battaglia quotidiana, i galloni si guadagnano sul campo».
E Marco Tassi, altro capolista di An che potrebbe contendere a Paparo il ruolo di capogruppo a destra, pensa che non ci debba essere un capo dell'opposizione ma coesione tra i partiti di centrodestra in consiglio, ciascuno con il suo gruppo.
«E poi non voglio far polemica, sulla faccenda si è creato un fantasma.
Si discuterà sul serio dentro la Casa della Libertà» dice Tassi, e non con altre formazioni:
«Unico principio è un coordinamento dei singoli partiti per avere una linea comune e un'opposizione costruttiva, senza leadership».
Anche Giuseppe Caruso vuole un'opposizione collaborativa, non sfilacciata, ma se si parte già con il piede sbagliato, non funziona nulla.
Il capo è chi prende più voti, e capo è il candidato sindaco se resterà.
Ma conta avviare un discorso collaborativo:
«Vale più la squadra del caposquadra»,
Pat.Sof.


pubblicazione: 16/06/2007

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Categoria
 :.  POLITICA Piacenza
 :..  Elezioni Comunali 2007



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