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2020
Santi Andrea K. Taegon, Paolo C. Hasang e compagni martiri



Caso Paver.

Demonizzare, specialità di Piacenza
di GIUSEPPE PARENTI, Presidente Paver

Si discute a volte della specialità di Piacenza.
Qualcosa di indefinito ma che ci contraddistingue dalle altre città emiliane.
Puo' accadere, per esempio, che un imprenditore orgoglioso di poter ingrandire la propria azienda e dare cosi' un contributo allo sviluppo del territorio in tempi di difficile congiuntura economica, scopra improvvisamente di essere poco meno di un pericolo pubblico.
Viene accusato dagli ambientalisti di togliere quell'ultimo ossigeno rimasto alla città e dal Polo, che dello sviluppo economico dovrebbe fare la propria bandiera, di concludere accordi sotto banco con il sindaco grazie alla carica di presidenza della Camera di Commercio.
Quell'imprenditore sono io e non me la prendo più di tanto.
Purtroppo la lotta politica si conduce demonizzando sempre e comunque l'avversario senza guardare alla sostanza dei problemi.
Sento pero' l'esigenza di dare alcune spiegazioni ai miei concittadini che hanno diritto di conoscere i diversi punti di vista.
La nostra città ha un deficit di industrie manifatturiere come dimostra il pendolarismo in uscita e la difficoltà dei nostri giovani di trovare lavori qualificati.
Quindi deve essere visto con favore sia l'arrivo da noi di nuove industrie sia la crescita di quelle che sono in grado di farlo.
Le industrie sono una ricchezza per il territorio quindi, se di regalo si tratta, è tutta la città che l'ha ricevuto.
L'ampliamento dello stabilimento Paver di Borgotrebbia si trova tra l'autostrada e il percorso della costruenda tangenziale nord e non darà alcun disturbo all'eventuale futuro parco fluviale.
Riguardo infine all'accusa di scambio di favori tra me e il sindaco dico solo che i contributi della Camera di Commercio non li decide il presidente ma la Giunta Camerale che rappresenta le varie componenti economiche della città.
Nel novembre 2004 la giunta all'unanimità ha deliberato la contribuzione alla Cherubini e la cosa non dovrebbe sorprendere dato che il fine statutario della Camera di Commercio è, tra l'altro, di sostenere le iniziative culturali aventi ricadute economiche e di immagine positive per la città.
Questo è il mio punto di vista che volevo fare conoscere per dovere di informazione, dopo di che ognuno si formi pure tranquillamente la propria opinione.
( 8 dicembre 2005)


Sviluppo ma a beneficio di tutti
di PAOLA VOTTO, Capogruppo Piacentini Uniti

Ho letto con attenzione il commento del presidente Parenti sul quotidiano" Libertà" l'8 dicembre scorso. Per il rispetto dovuto ai cittadini elettori penso sia giusto, come lui propone, dare ragione delle diverse visuali, di ciò che si vede da occhiali differenti: i suoi, di imprenditore, e i miei, di cittadina amministratrice di questa città e vicina al lavoro di giunta e sindaco.
Che la lotta politica si snodi tra demonizzati e santificati, a seconda degli argomenti e dei pareri, è storia antica.
Ai cittadini poco importa: si sentono lontani dalle discussioni di palazzo.
Aspettano risposte concrete ai problemi di tutti i giorni e sono, nei fatti, coloro sui quali ricadono le scelte: sono anche coloro, quindi, ai quali è giusto rimettere il giudizio.
Basta un'occhiata alle tavole di Prg per scoprire che tante industrie, come quella del dottor Parenti, hanno stabilimenti in confine con l'area che il Piano delinea come "Parco fluviale" e che, in caso di prevedibile espansione, potrebbero domandare di varcare i confini.
Come rispondere a queste richieste, regolate dallo Sportello unico dell'impresa, quando arrivano sui tavoli dei consiglieri comunali?
Quali regolamenti, politici e non, normano limiti e confini?
Il fatto è che, a tutt'oggi, non abbiamo ragionato a sufficienza sulle ricadute ambientali, paesaggistiche, di qualità di vita che l'attuazione - la sola attuazione, così come scritta - del Prg vigente comporta per questa città.
Tanto meno, come amministratori, abbiamo scritto e condiviso indirizzi che riguardino eventuali progetti di espansione industriale oltre quanto prevede, appunto, il Prg
Da ciò si evince chiaramente che chi parla di regali alla ditta Paver è assolutamente fuori strada.
Se chi amministra la città prende tempo di fronte a istanze di ampliamento di alcune industrie e chiede di avvalersi dei pareri dell'Ufficio parchi del comune o della Commissione qualità architettonica e paesaggio prima di decidere, è solo perché vorrebbe ragionare di piani di sviluppo complessivo, di progettazione territoriale su larga scala e, non disponendo di regole, si avvale dei pareri più vicini e affidabili, per competenza.
Se chi amministra la città desidera dagli imprenditori piani industriali di sviluppo (vero sviluppo con vera occupazione!) prima di immolare territorio agricolo sull'altare dell'espansione, è perché crede che non sia così automatica la risposta a chi chiede: "Valgono più 50 posti di lavoro (e di che tipo?) o 76.000 metri quadrati di terreno agricolo di cintura, di parco fluviale?".
Non si tratta di demonizzare l'ingegner Parenti se richiede varianti al Prg.
Penso piuttosto sia il caso di fare, a nostra volta, domande a chi richiede.
Un privato che propone un accordo di programma alle Amministrazioni pubbliche sa di dover dimostrare che la proposta sia "di evidente beneficio pubblico", altrimenti gli enti non faranno mai proprio il progetto.
Oltre alle questioni di merito, prima degli accordi di programma o delle richieste di variante al Prg, vorremmo discutere con gli imprenditori locali, con l'ingegner Parenti - e con gli amministratori stessi - cosa s'intenda per "sviluppo del territorio" e con loro ragionare sul significato di "compensazione ambientale" o "beneficio pubblico".
Rotatorie? Sottopassi? Tratti di tangenziale?
Ottime soluzioni, d'accordo.
Certamente opere che servono a questa città e che possiamo realizzare solo con la collaborazione dei privati e del loro lavoro.
Opere-caposaldo del programma di questa Amministrazione in ambito di mobilità sostenibile.
Penso però che non possano essere considerate fuori contesto e realizzate a qualunque prezzo.
Senza un esame complessivo del disegno del territorio e delle reali esigenze di espansione non si può pervenire alla scrittura di alcuna regola condivisa.
Per questo da diversi mesi sollecitiamo un confronto per formulare gli indirizzi del nuovo piano strutturale comunale, unico strumento che ci consentirà di procedere, con il dovuto rispetto per i diritti e le domande, a scelte positive per la città.
In assenza di ciò tutti demoni o santi, a seconda degli occhiali che indossiamo.
P.S. Conforta sapere che anche Tommaso Foti ("Libertà" del 9 dicembre) condivida - ora - la necessità di una "visione unitaria dello sviluppo urbanistico": meglio tardi che mai. Le conclusioni, peraltro, sono assolutamente divergenti: al generico "fare e lasciar fare" contrapponiamo con convinzione il "fare bene".
Nell'interesse della città.
(13 dicembre 2005)



I diritti dei cittadini e dell'ambiente
di GIUSEPPE CASTELNUOVO, Legambiente

Il Presidente della Paver, nel commento di giovedì 8 dicembre, se la prende con gli ambientalisti dei cui pregiudizi si sente ingiustamente vittima.
Premesso che in Consiglio comunale non siedono ambientalisti (in giunta c'è un sedicente verde, ma nessuno se n'é mai accorto) e precisato che la Variante al Prg proposta dalla Paver a Borgotrebbia è stata comunque approvata, va dato atto ad alcuni consiglieri di aver posto alcune condizioni affinché il progetto non pregiudichi pesantemente la realizzazione del parco fluviale.
Questi consiglieri non hanno fatto altro che interpretare, con coraggio, una sensibilità sempre più diffusa fra i cittadini, verso la tutela del territorio; vanno dunque ringraziati e sostenuti.
Venendo al merito della vicenda occorre invece fare alcune brevi precisazioni.
1) Gli ambientalisti non vogliono intralciare lo sviluppo della Paver né di altre industrie.
Se l'ingegner Parenti leggesse i nostri documenti o interventi sul giornale (ma dubito che ne abbia il tempo) saprebbe che da tempo auspichiamo un sostegno più forte della comunità locale a favore di un'industria manifatturiera "sostenibile" rispetto alla crescita indiscriminata dell'edilizia e della logistica. Settori, questi ultimi, che hanno premiato l'iniqua rendita fondiaria a fronte di un impatto rilevantissimo e diffuso sul territorio e di un magrissimo contributo occupazionale.
Anche l'ingegner Parenti, nella veste di presidente dell'Associazione Industriali, dichiarò di nutrire perplessità sulla logistica ma purtroppo le manifestò - chissà perché - solo il giorno seguente all'approvazione del Polo logistico (2° stralcio) in Consiglio comunale.
Peccato che una voce così influente e qualificata non sia arrivata invece prima.
Quanto terreno agricolo si sarebbe risparmiato, quante aree si sarebbero liberate per artigiani e industriali che ora si lamentano di esserne rimasti privi, quante risorse pubbliche avrebbero potuto essere più utilmente incanalate verso progetti innovativi nell'industria meccanica o tessile o agroalimentare.
2) Comunque sia va riconosciuto all'Ing. Parenti di aver contribuito tangibilmente allo sviluppo e all'occupazione locale.
Agli imprenditori come lui va dunque la riconoscenza, il sostegno e il favore della comunità, soprattutto di questi tempi.
Ma il sostegno non deve e non può essere dato a discapito delle previsioni di tutela territoriale.

Forse lo stesso Parenti non sa che da molti mesi langue, senza la dovuta discussione in Consiglio comunale, una petizione redatta dal Forum dell'Urbanistica e sottoscritta da centinaia di cittadini, a sostegno del "Parco agricolo di cintura", collegato al parco fluviale, proprio per tutelare un ambiente periurbano diventato ormai prezioso e a rischio.
Non sa che la Consulta ambiente e territorio si è pronunciata, ormai da più di un anno, a favore di una tutela concreta delle aree libere cittadine, del parco delle mura e del parco fluviale.
Certamente invece sa che l'area di 76.000 mq, che la Paver chiede di trasformare da agricola a produttiva, è inserita nel previsto parco fluviale, già dall'adozione del Prg nel 1998.
Un'area tutto sommato modesta rispetto ai 3 milioni di metri quadrati della logistica, ma enorme rispetto al delicato contesto territoriale in cui è inserita e all'impatto viabilistico che ne può conseguire, non adeguatamente valutato.
Questa Amministrazione comunale si è caratterizzata per la difesa, talvolta ostinata, dei "diritti acquisiti" all'edificazione, anche quando questa contrasta palesemente con i diritti della comunità ad un ambiente, una viabilità e una qualità urbana migliore, in ragione del rigoroso rispetto della pianificazione vigente.
Perché dunque non viene garantito, con pari vigore il "diritto acquisito" dei cittadini al parco fluviale, la cui prospettiva di realizzazione rischia di essere lesa dalla forza di un interesse legittimo ma privato?
La categoria del diritto acquisito vale forse a senso unico?
Alla luce di tali considerazioni sarebbe bellissimo, un autentico dono alla città, se l'Ingegner Parenti, sfoderasse tutta la lungimiranza di cui i grandi imprenditori sono capaci e rinunciasse spontaneamente agli ampliamenti sul Trebbia e sul Nure.
Alla Paver le alternative per svilupparsi localmente non mancano, alla qualità urbana di Piacenza cominciano invece a scarseggiare.
(13 dicembre 2005)


Industria e qualità dello sviluppo.
di FABRIZIO BINELLI, Presidente del Circolo di Piacenza di Legambiente
e UMBERTO FANTIGROSSI, Presidente del Forum dell'urbanistica partecipata

L'ing. Giuseppe Parenti nel rispondere alla nostra lettera aperta ai Consiglieri comunali della settimana scorsa rispolvera la particolarità della situazione piacentina, a suo dire ovviamente, caratterizzata dalla politica dei veti incrociati.
Con toni vittimistici e con forza semplificatrice si delinea questo "quadretto": da una parte gli ambientalisti, dall'altra forze di opposizione, uniti nel tentativo di impedire ad una "povera" impresa (che fa solo il bene della collettività) di ampliarsi.
La meraviglia del Presidente Parenti è massima perché non sa spiegarsi come, invece di essere assecondato, viene ostacolato.
Non interessandoci ovviamente delle beghe della politica, vogliamo puntualizzare alcune questioni.
La Paver sia nella sede di Borgotrebbia che in quella di Borghetto chiede di urbanizzare aree attualmente agricole situate all'interno dei perimetri dei parchi fluviali.
Tali aree sono destinate a deposito più o meno temporaneo.
Tale richiesta è in contrasto con le norme del Piano Regolatore e quindi l'eventuale soddisfacimento necessita di una variante ad hoc.
La richiesta dell'ingegner Parenti è quindi tecnicamente la stessa (anche se di segno opposto) avanzata da centinaia di cittadini che in città hanno richiesto varianti allo scopo di difendere le ultime aree verdi dalla cementificazione.
Più di 1500 cittadini hanno poi richiesto la convocazione del Consiglio comunale al fine di proporre un vincolo di inedificabilità nelle ultime aree libere rimaste, in particolare nella cintura agricola intorno alla città.
Ai primi è stato risposto in tutte le salse che una variante era impossibile avendo appena approvata la variante generale e quindi quella si doveva applicare.
Ai secondi non si è ancora risposto facendo insabbiare la richiesta nei meandri della burocrazia del Consiglio comunale fatta di richieste di pareri, riunioni di commissioni ed altre piacevolezze.
E' questo in realtà il vero caso piacentino: una politica urbanistica al servizio dei poteri forti della città, la cui manifestazione massima la vediamo nella sterminata cementificazione della logistica, che pare aver portato per ora benefici, in termini di rendita finanziaria, ai soli proprietari delle aree (non si chiamava "speculazione edilizia" ?).
Non è sufficiente affermare come fa l'ing. Parenti che lo sviluppo dell'industria è sempre positivo e quindi fa assecondato e non ostacolato.
Lo spettacolo offerto da chilometri di capannoni al servizio dell'inquinamento dei camion ci fa riflettere sullo sviluppo della città e sul progressivo deperire di quella che una volta era la qualità urbana. Quando si vogliono cementificare anche le ultime aree agricole rimaste forse è meglio interrogarsi se questo corrisponde all'interesse pubblico.
E sì il punto è proprio questo: l'interesse pubblico ovvero quello che le pubbliche amministrazioni dovrebbero perseguire.
Se si valutasse bene forse si potrebbe concludere che il sacrificio richiesto alle ultime aree libere (e con esse alle imprescindibili condizioni "strutturali" della qualità della vita locale) è troppo grande e le esigenze più o meno temporanee delle aziende possono essere soddisfatte in altro modo.
Oppure si potrebbero mettere assieme tutte le richieste ed aprire una discussione con la città sulle necessità urbanistiche e sui limiti di questo modello di sviluppo, per il quale il suolo sembra ancora una risorsa illimitata (pur affermando ormai la legislazione regionale l'esatto contrario).
In questo dibattito pari dignità (e considerazione da parte delle amministrazioni locali) dovrebbero avere le esigenze ed aspettative di tutti, delle imprese e dei cittadini.
Non solo e non sempre solo delle imprese.
Attendiamo per questo il riavvio di quei percorsi partecipativi che erano il fiore all'occhiello di questa maggioranza e che si sono persi per strada.
(14 dicembre 2005)




pubblicazione: 15/12/2005

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Paver, alt all'ampliamento.
Paver, la maggioranza si toglie la spina
Paver, spina-bis per la maggioranza

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