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Ca' Buschi, il giallo dell'estate ?

di Bruna Milani

Per Ca' Buschi è successo di tutto ma in realtà non si è concluso nulla.

Il Comune di Piacenza, proprietario della cascina nel territorio di Rivergaro, voleva venderla perché ritenuta di nessuna utilità.

Ambientalisti e cittadini si sono opposti perché Ca' Buschi sarebbe la sede ideale dell'Ecomuseo e/o del Parco del Basso Trebbia.
Ideale per sua vocazione naturale, per valore storico e testimoniale come sancito dalla Sovrintendenza regionale, per la bellezza del luogo, per l'impagabile vista sul fiume e sul castello di Rivalta, per la suggestione del silenzio e della confluenza d'acque.
Emblematica per un modo nuovo d'intendere la salvaguardia e la fruizione di certi luoghi.

I cittadini si sono mobilitati con una sottoscrizione per l'acquisto di Ca' Buschi.
In pochissimi giorni si sono raccolti molti soldi ma non abbastanza e non in tempo per l'asta di cui il sindaco ha bloccato l'apertura delle buste con una semplice comunicazione.

Da allora tutto è sospeso ma non sono mancati colpi di scena.

I sindaci degli otto paesi interessati al parco non si sono ancora pronunciati.
Come mai?
Quelli di Rivergaro e Gossolengo, dopo essersi dichiarati d'accordo con gli ambientalisti, si sono inspiegabilmente zittiti e sono "scomparsi".
Perché?

La Provincia che pareva volesse comprare Ca' Buschi non ne ha più fatto cenno.
Perché?

C'è stata la proposta da parte di un consigliere di fare l'ecomuseo alla Casa del Camparo (una casetta-budello che il Comune di Piacenza ha da poco venduto al Consorzio di Bonifica).
Troppo piccola per l'ecomuseo secondo ambientalisti e cittadini, ma la proposta ribadiva la suggestione del luogo.

La domanda che la gente si rivolge è:
«Se è già pubblica, cioè nostra, se concordano che il posto è unico, se può servire per l'ecomuseo, perché venderla per pochi soldi?» e non si capacita.

Il sindaco ha proposto la cascina vicino alla chiesa degli Appestati a Borgotrebbia che sarebbe presa in comodato, ristrutturata a spese del Comune e in futuro restituita alla Chiesa, legittima proprietaria.
«Così saremmo da capo», dicono alcuni.
«Troppo vicino all'autostrada, non è l'ambiente quieto che vogliamo noi per l'ecomuseo», dicono altri. Potrebbe essere un diverso accesso al parco ma non quel luogo qualificante di pensiero, contemplazione e silenzio che intendono gli innamorati di Ca' Buschi.

C'è persino qualche politico che, non avendo capito la finalità e lo spirito dell'ecomuseo, dice che Ca' Buschi non è indicata perché di difficile accesso alle auto.
Ma questo è un punto di forza!
Il parco non dovrà diventare Disneyland e le auto gli dovranno girare alla larga.

La vicenda si è vivacizzata con la notizia che all'asta concorreva anche la moglie di un consigliere.
Quando c'è un'asta pubblica tutti, anche le mogli di alcuni consiglieri o gli amici di altri, possono concorrere in assoluta legalità.

Il problema è a monte dell'asta, quando bisogna decidere se vendere quel bene ambito e poi a valle dell'asta quando si può annullarla o no.

Non si dubita a priori dell'onestà di nessuno, ma è una situazione quantomeno imbarazzante che il pubblico segue con estremo interesse.

Legittima è pure la partecipazione di chi abitando già lì desidera allargarsi.
Ma leggittimo è anche il desiderio che la cascina resti ai cittadini, soprattutto dopo che è caduta la motivazione economica e dopo una recente sentenza del Tar del Lazio che consente ai Comuni di recedere per motivi di pubblica utilità.
Del resto il Comune di Piacenza ha già modificato altre volte le sue decisioni come ben scritto nell'articolo di Natali.

Dunque, Ca' Buschi potrebbe facilmente restare pubblica invece... nessuna novità.

Tutti smobilitano per le ferie senza aver deciso.
Aspettare dicembre e il nuovo bilancio?
Si potrebbe, ma a questa ipotesi non c'è stata risposta ufficiale.

Forse qualcuno spera nell'oblio dell'ozio agostano, ma la gente non dimentica e in vacanza ha più tempo per pensare tanto che di Ca' Buschi si parla persino sotto l'ombrellone in riva al mare.

Si fanno ipotesi, congetture, si commentano prese di posizione e si interpretano persino i silenzi.
Come per un giallo si tenta d'indovinare il finale.
Bruna Milani


pubblicazione: 02/08/2006
aggiornamento: 09/08/2006

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