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martedì
20
ottobre
2020
Santa Maria Bertilla Boscardin



Bolzoni: «Il miracolo piacentino ? L'abbiamo a portata di mano»

Giorgio Squinzi, presidente nazionale di Confindustria, ha presentato il Progetto per l'Italia degli industriali e con un'alzata di ottimismo giudica possibile un nuovo miracolo italiano.

«Se l'agenda Squinzi sarà presa in considerazione dal nuovo governo anche Piacenza potrà vivere un nuovo miracolo - commenta Emilio Bolzoni, presidente di Confindustria Piacenza, al quale chiediamo un'opinione in merito - perché il piano è incentrato sul manifatturiero e Piacenza è un buon esempio, con il 114 per cento di crescita dell'export manifatturiero in dieci anni».

Possiamo davvero aspirare a un "miracolo"?
«Certo, è a portata di mano, anche a Piacenza. Si tratta di far crescere chi già lavora qui e di essere più attraenti per le imprese che potrebbero arrivare. Il fatto che Ikea ed Amazon ci abbiano scelti vuol dire molto. Siamo nel posto giusto per fare impresa, siamo in Emilia Romagna, la gente è seria e laboriosa, stiamo vicini a Milano, abbiamo un'industria alimentare interessante ed Expo 2015 sta per arrivare, ci sono tutti gli elementi per fare un grandissimo lavoro e bisogna farlo insieme, ma va definita e promossa una politica industriale della nostra provincia».

A proposito, avete appena ricevuto lo studio della Provincia sulle aree industriali.
«E' uno splendido lavoro che analizza tutte le aree, una mappatura perfetta, la base per decidere cosa fare domani, ci dice che abbiamo cento poli industriali locali, troppi però».

Torniamo a Squinzi, qual è il punto più qualificante degli obiettivi?
«Squinzi ha preso in mano con decisione la bandiera del manifatturiero, non si potrebbe altrimenti portare fuori dalla crisi un Paese come il nostro. Lo si può fare solo attraverso l'export. Se vogliamo trovare ricchezza e benessere da riportare a casa dobbiamo andare molto lontano dall'Italia, oltre l'Europa. E chi può creare questo meccanismo? Chi fa manifattura. L'altra funzione sociale è il turismo, che porta qui le persone».

Squinzi punta a passare dal 16,7 per cento del peso del Made in Italy sul Pil al 20 per cento nel 2014 e portare l'asticella al 22 per cento nel 2018.
«Certo. Prendiamo Piacenza, nel 2011 ha avuto un export di due miliardi e 665 milioni, di cui 2 miliardi e 639 milioni dal manifatturiero, La media nazionale è un poco più bassa. A Piacenza il manifatturiero ha il cento per cento dell'export. Il discorso di Squinzi ha grande valore. Si vince la battaglia attraverso l'industria, Piacenza c'è dentro in pieno».

Il piano di Confindustria, se realizzato, promette effetti eccezionali: innalzamento del tasso di crescita del 3 per cento, 1 milione e 800 mila posti lavoro, 4 mila euro in più all'anno nel reddito familiare e un deficit pubblico che cadrà a 103,7 per cento del Pil.
«Sono dati impressionanti ma veritieri e vanno d'accordo con quanto dice l'Fmi, il fondo monetario internazionale. Il Centro Studi Confindustria è capace di far le previsioni. L'Fmi stesso ci dice che c'è un "gap" di riforme tra Italia e la media europea, se venisse colmato al cinquanta per cento in cinque anni, non si parla di andare sulla luna, se comprendessimo tutte le riforme, anche quelle fiscali e la lotta all'evasione e il trasferimento della spesa pubblica ristrutturata verso gli investimenti pubblici, in cinque anni arriveremmo, in termini di spinta alla crescita, all'8,6 per cento e al 21,9 nel lungo periodo. E' una rivoluzione assoluta».

Tra le prime richieste si chiede la riduzione dei livelli di governo.
«C'è un enorme problema in Italia di ammodernamento della "macchina", ma ci sono grandi possibilità di miglioramento in presenza di un governo autorevole che prenda le decisioni opportune con cinque anni di tempo davanti. Prendiamo il costo dell'amministrazione, è di 24,7 miliardi e di un milione e trecentomila persone che ci lavorano. Non parliamo solo di province, un sistema che vede così tante persone coinvolte è da rifare. Squinzi vuol mettere nella costituzione un punto che trovo bellissimo: la concorrenza. Il capitalismo ha tanti difetti, ma quando produce un ambiente concorrenziale, diventa una macchina formidabile che porta benessere e miglioramenti, vale anche per gli enti pubblici».

Nel Piano si parla di una terapia d'urto.
«Fra i primi obiettivi c'è quello di dar ossigeno alle imprese con il pagamento di 48 miliardi di debiti commerciali accumulati dallo Stato ed enti locali, che sono un debito pubblico occulto. Da noi non va male con Provincia e Comune, sono un po' un'eccezione, siamo entro limiti ragionevoli senza gli eccessi visti altrove, diverso è con l'Ausl e altre istituzioni. Ma le aziende piacentine lavorano anche fuori. Dove trovare i soldi? E' un debito dello Stato, ci vuole qualcuno che abbia la forza in Europa di dirlo, non sono molto soddisfatto dei risultati nazionali dell'ultimo governo, ma lo sono per quelli a livello europeo e dopo le leggi di pagamento a 60 giorni, ci vuole un accordo con l'Europa includendo nel debito anche quanto dovuto alle aziende».

Andiamo avanti: si chiede un taglio dell'8 per cento del costo del lavoro manifatturiero.
«E la cancellazione per tutti i settori dell'Irap che grava sull'occupazione. La riduzione del cuneo fiscale è importantissima, dobbiamo trovare le risorse per farla dentro i costi della pubblica amministrazione, l'evasione fiscale, gli interessi del debito pubblico. Basta aumentare le tasse! Pensiamo invece a trasferimenti mirati, frutto della lotta agli sprechi. Si dice di aumentare l'Iva, qualcuno la paga, ma se intanto riduciamo le tasse, c'è un effetto positivo. Finora si è solo aumentata l'Iva, è molto diverso».

E la proposta di lavorare 40 ore in più all'anno pagate doppie perché detassate e decontribuite?
«Si tratta di mettere più soldi in tasca alle persone, a chi si impegna per la crescita, per l'azienda. E' un fatto più simbolico, chi si dà da fare ne avrà un beneficio, dobbiamo collegare questo alla detassazione sui compensi per il miglioramento della produttività, sui contratti aziendali. Si vuole anche ridurre l'Irpef sui redditi più bassi e aumentare i trasferimenti agli incapienti. C'è chi ha un solo stipendio in famiglia e rientriamo nella dimensione dell'azienda, la misura va d'accordo con il cuneo fiscale»

Chiedete anche un aumento del 50 per cento gli investimenti in infrastrutture.
«E' politica keynesiana, il fatto che lo Stato in situazione di crisi investa è sacrosanto, non averlo fatto negli ultimi tempi è stato un errore, è meno attaccabile lo Stato che aumenta un po' il suo indebitamento investendo bene rispetto allo Stato che in un periodo di crisi smette di investire».

C'è il tema del sostegno a ricerca e nuove tecnologie.
«A Piacenza Musp e Leap ne sono gli emblemi. L'operazione fatta in Emilia Romagna è eccellente con un centinaio di ricercatori che per un anno lavoreranno per la ricerca applicata a favore delle aziende. In via generale tutte le aziende che investono vanno aiutate fiscalmente. Su questi temi dovremmo essere più simili ai tedeschi».

Da ultimo, si chiede di abbassare il costo dell'energia.
«In Italia l'energia costa il doppio rispetto ad Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Portogallo e Spagna, un bel pacchetto. E' molto preoccupante. La risposta ha un solo nome: concorrenza».

Questo disegno perché possa realizzarsi ha bisogno di azioni di supporto?
«Ci vuole una burocrazia efficiente, si deve procedere privatizzando, armonizzando gli oneri sociali, riordinando gli incentivi alle imprese, su 31,4 miliardi di incentivi solo tre vanno al manifatturiero. Poi c'è la lotta all'evasione fiscale, l'aumento del 10 per cento all'anno citato da Squinzi per me è poco, bisogna puntare molto più in alto. La lotta va fatta per dar beneficio a chi paga le tasse in un Paese dove il fisco è asfissiante».

Squinzi dice che la Cgil non sarà un ostacolo alle riforme, lei di recente è stato ospite del sindacato piacentino, che ne pensa?
«Sono un uomo di concertazione, che è uno strumento prezioso a livello provinciale e nazionale, ciò non toglie che alla fine possa essere necessaria una decisione di chi ha titolo per decidere, ma deve essere l'ultima ratio».


PATRIZIA SOFFIENTINI
Libertà del 26/01/2013


pubblicazione: 26/01/2013

Emilio Bolzoni, presidente di Confindustria Piacenza 18224
Emilio Bolzoni, presidente di Confindustria Piacenza

Categoria
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