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Bixio ed ex Ospedale militare : arriva il colpo di acceleratore

Colpo d'acceleratore per la rigenerazione urbana e per rientrare in possesso di beni demaniali e caserme.
Insieme agli accordi-quadro nazionali siglati ieri a Piacenza fra quattro città, il Demanio e il Ministero Difesa, emergono interessanti notizie di dettaglio.

I primi a tagliare il traguardo a Piacenza saranno l'ex Ospedale Militare di viale Palmerio, che si riconvertirà a terziario, uffici, forse polo scolastico e al quale un investitore istituzionale, Invimit, guarda con grande interesse.
Vicina è la cessione di alcuni capannoni del Laboratorio Pontieri già identificati per ospitare il Museo nazionale dell'Agricoltura "Verdi" che la città sistema per conto proprio, grazie alla Camera di Commercio.
C'è un grande pressing sulla Caserma Nicolai di Piazza Casali, ma essendo in uso al Genio Pontieri, il trasloco all'Artale si profila complesso e costoso. Si parla sottovoce di un investimento di almeno una trentina di milioni per trasferire il battaglione e rimettere a nuovo la caserma con uffici, polo museale e terziario.

Il resto dei beni?
Ciascuno ha il suo "nodo" da sciogliere, la cessione del vallo delle Mura intorno all'Arsenale, a portata di mano apparentemente, è resa difficile dalla presenza interna di due capannoni, l'ex Pertite aspetta la fine della bonifica e il via-libera su una pista alternativa per carri armati. Invece - è la buona notizia - si spera che Cassa Depositi e Prestiti possa acquisire le caserme vuote Alfieri e Cella (area Benedettine), De Sonnaz e Cantore in una vendita in blocco autorizzata dal ministero delle Finanze. Lo sapremo a breve.

Va detto che ieri al Farnese si respirava un'aria di ottimismo del tutto nuova sulle dismissioni e si sono serrati i ranghi di un'operazione che - nelle intenzioni del direttore nazionale del Demanio, Roberto Reggi e dei Comuni presenti (Trieste, Torino, Padova e Piacenza) - è il grande volano per ricucire certe ferite urbane aperte nelle città italiane e generare lavoro per tecnici e imprese.
Insomma, dal "mattone di Stato" possono nascere opportunità di sviluppo.

Non tutti i Comuni sono sulla stessa linea di partenza per tagliare il famoso traguardo. Torino entro l'anno sigla l'accordo di programma e potrà mettere sul mercato caserme storiche e magazzini in centro città. Piacenza ha un tratto di strada più lungo da percorrere, ma in due distinti protocolli (uno con 12 immobili dello Stato, l'altro con 7 beni militari dismessi o oggetto di razionalizzazioni) si impegna ad acquisire beni e ad effettuarne la valorizzazione negli strumenti urbanistici (destinazioni d'uso), condizione necessaria per fare tutto il resto. Reggi ha fatto inserire dei premi negli accordi-quadro, i Comuni che entro un anno si mettono a posto con lo strumento urbanistico potranno ottenere il 15 per cento del valore di cessione, via via a scendere sino al 5 per cento se i tempi s'allungano.

Il sindaco Paolo Dosi si dichiara contento della presenza e del lavoro che si avvia con il generale Caporotundo e il colonnello Andreoli e dei «contatti costruttivi» instaurati. I sindaci e assessori presenti portano testimonianze. Colpisce che - fatto eccezionale - il Demanio sia riuscito a portare a casa accordi con regioni a statuto speciale. Parte da Piacenza un'operazione ambiziosa: si gioca tra lo Stato desideroso di abbattere il debito pubblico e rifunzionalizzare beni dismessi o in degrado, l'Esercito che deve razionalizzare la sua presenza sui territori stringendosi dove occorre e i Comuni che vogliono recuperare tessuti urbani. Il Demanio "stile Reggi" - che di tutto questo insieme di beni è il proprietario - ha messo in moto la partita.
Patrizia Soffientini
LIBERTA' 10/12/2014

«Il momento é difficile per cercare dei finanziatori. Ma la speranza è che con questa intesa si possa comunque trovare il modo per dare avvio alla valorizzazione di questi beni». Così il sindaco Paolo Dosi ha sintetizzato la vera questione attorno a cui ruota il federalismo demaniale: la necessità di valorizzare m anche l'assenza, almeno finora, dei privati che dovrebbero finanziare la restituzione dei beni immobili di proprietà dello stato sono finiti sotto i riflettori ieri mattina a Palazzo Farnese nel corso della firma degli accordi fra i rappresentanti dei Comuni di Piacenza, Torino, Trieste e Padova.
A Piacenza, già si sa, sono 12 gli immobili oggetto del Puvat (Programma unitario di valorizzazione territoriale) avviato grazie al protocollo d'intesa sottoscritto dall'Agenzia del Demanio e il Comune. A questi edifici si aggiungono anche, grazie al secondo protocollo d'intesa stipulato dall'amministrazione con il Ministero della Difesa alcune caserme.
«L'obiettivo è fare presto e la valorizzazione comporta una destinazione che sia compatibile con gli interventi urbanistici e le attese della città - ha spiegato il sindaco Paolo Dosi, - in un momento difficile in cui i privati non sono subito disponibili e non c'è una grande propensione all'investimento immobiliare noi crediamo comunque che con queste operazioni si possano trovare soggetti disposti a investire almeno su determinati contenitori: quello di oggi non è un punto di arrivo, ma una tappa del percorso che ha origini lontane e che permetterebbe non solo di valorizzare degli immobili, ma anche di offrire delle possibilità di investire sul lavoro».
Certo è che, ha spiegato Giovanni Struzzola a nome dell'Ats Baia San Sisto interessata alla dismissione della Nicolai, «non conoscendo i costi delle operazioni, è difficile interloquire con i possibili investitori: stiamo anche cercando di capire se sia possibile attingere dai fondi strutturali, oltre che privati».
Non guarda solo ai privati il primo cittadino di Padova Massimo Bitonci: «Abbiamo chiesto che l'importo della valorizzazione ci venga corrisposto attraverso la cessione dell'ex caserma Prandina, nella quale si pensa di realizzare un parcheggio necessario per il centro di Padova - ha spiegato il sindaco, - da molti anni si cercava un'intesa per la valorizzazione e l'acquisizione di alcuni beni del Demanio, dell'Agenzia Entrate e del Ministero: è positivo essere arrivati velocemente a un accordo che per quanto ci riguarda prevede la valorizzazione delle caserme Barzon e Romagnoli che hanno rispettivamente un volume di 40 e 150 mila metri, oltre che di Palazzo Rinaldi».
Confapi Il Presidente di Confapi Industria Cristian Camisa è intervenuto ieri con una nota di commento sulla firma degli accordi, tema di cui la città «si dibatte da anni», grande occasione di sviluppo. Si auspica il coinvolgimento anche preventivo del mondo produttivo locale nell'interesse di tutta la comunità locale.
Betty Paraboschi



pubblicazione: 10/12/2014
aggiornamento: 17/12/2014

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