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Berlusconi: si decide insieme

di UGO MAGRI

Al termine di una giornata pirandelliana, in cui s’è scoperto che il nome del nuovo partito era stato registrato già a fine luglio dalla Brambilla, anzi prima ancora da Adornato, il Cavaliere ha rischiato la débacle mediatica. Ma soprattutto, ha temuto di non gestire più partito ed alleati.

Così a sera è intervenuto d’urgenza, con una telefonata all’Ansa, per troncare e sopire.
S’è lamentato del «polverone ridicolo» sulla paternità del simbolo, ha spiegato che «l’accelerazione nella registrazione del marchio è stata impressa per evitare che qualcuno potesse intestarsi il nome Partito della Libertà», ha puntualizzato che dal notaio era andata MVB solo «per farmi una cortesia» e risparmiargli la noia, non certo per scipparlo.
La rossa Michela Vittoria per ora resterà presidente dei Circoli, «e mi sembra già abbastanza».

Felicità dei dirigenti forzisti, che non l’hanno nemmeno invitata al convegno di Gubbio, ai primi di settembre.

Di trasformare questi circoli in partito, ha soggiunto Berlusconi, «ad oggi non mi risulta che ci sia alcuna intenzione», altra finezza lessicale che ha fatto respirare di sollievo i suoi colonnelli.

Uno in particolare: Renato Schifani.
Il presidente dei senatori aveva messo in guardia il leader:
«Rischiamo di perdere i pezzi a Palazzo Madama.
Invece di sentirsi premiati per la feroce resistenza che oppongono a Prodi, i nostri senatori cominciano a temere di non essere ricandidati», era stato l’allarme di Schifani.
Cosicché ce ne sarebbero 3-4 già in contatto con la Margherita, in procinto di cedere alle lusinghe.
E addio «spallata» a settembre, come promesso...
Dopo la precisazione del Cavaliere, chissà se questi malpancisti torneranno sui loro passi.

Fatto sta che, conclusa la dichiarazione ai cronisti, Berlusconi s’è precipitato a chiamare sul telefono la Brambilla.
Il solito doppio registro:
«Non preoccuparti, tu vai avanti. Ho detto che il nuovo partito verrà testato in novembre a Courmayeur. Il resto è per per dare un contentino ai miei, un passo avanti e uno indietro, così si abituano... E poi, ho bisogno di tranquillizzare gli alleati».
I quali in effetti non la stanno prendendo per niente bene.
La Lega in particolare.

A Bossi il Partito della Libertà ricorda tanto il Partito Unico, che sarebbe la fine del Carroccio.
Calderoli ieri ha accusato addirittura Berlusconi di volerci arrivare in modo scorretto, cioè attraverso il referendum, che se vincesse obbligherebbe i piccoli partiti a fare lista insieme coi grossi. Per i leghisti tutto torna: Forza Italia finge di dialogare sulla riforma elettorale ma in realtà la boicotta, perché ha interesse al referendum e già pregusta un trionfo dei «sì».
Col Cavaliere che a quel punto direbbe: venite da me, c’è posto per tutti, ho già pronto perfino il simbolo...
La Lega mostra i denti, minaccia di far saltare gli accordi.

Alleanza nazionale grida dal dolore: ma come, protesta Matteoli, non dovevamo sederci intorno a un tavolo per progettare insieme il Partito della Libertà?
Ora Silvio vuole semplicemente annetterci?
E Gasparri: «Il Pdl deve essere il partito nuovo di tutti, non un partitino in più».
Però poi qualcuno dentro An si mostra possibilista, della serie aspettiamo prima di sparare a zero.
La Russa:
«Può essere il primo piccolo passo verso il nostro obiettivo, la Federazione del centrodestra». Alemanno:
«Una fase della Cdl è finita, occorre aprirne una nuova. Tutte le trasformazioni in atto vanno guardate con serenità».
Quattro voci, due linee.
Di ritorno dalle vacanze, Fini metterà ordine.

Casini invece è su piazza, ma tace e parlano i suoi.
Buttiglione si frega le mani, «Forza Italia perderà i pezzi e gli ex-dc verranno da noi...».
Cesa liquida il Pdl come «un’operazione di marketing, Berlusconi crede di poter vincere le elezioni con il partito dei Corona...».
Sanguinoso.
Tanto che Baccini, sempre più in rotta con i vertici Udc, invita ad «aspettare di capire, prima di parlare a vanvera».

Tra i «nanetti» di centro-destra la Mussolini è col Cav. mentre Storace prende le distanze e Romagnoli (Fiamma Tricolore) giura: «Non mischieremo il nostro sangue nero con quello altrui».
I repubblicani sono scettici, i neo-socialisti possibilisti, i neo-dc molto interessati.
Poiché, spiega Rotondi, «nella Casa delle libertà è finita la partita a scopone tra Fi, An, Lega e Udc. Le cose di prima sono passate e ne sono nate di nuove. Comincia la discontinuità».
(da La Stampa del 23 agosto 2007)


pubblicazione: 23/08/2007
aggiornamento: 25/08/2007

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