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mercoledì
7
dicembre
2022
Sant'Ambrogio



Berlusconi corretto, Prodi da sfiduciare.

Intervista di La Stampa a Lamberto Dini

Lo scriva, lo scriva: il governo Prodi è uno specchietto per le allodole, è Prodi e non Berlusconi a fare del male al Paese».

Sostiene ancora una volta Lamberto Dini che così non va.

Senatore, lei dice che non è soltanto Prodi a poter fare il presidente del Consiglio.
Che cosa intende dire?
«Il presidente del Consiglio ha voluto accusare il presidente Berlusconi di destabilizzare il Paese.
Io noto che Berlusconi fa il mestiere del capo dell’opposizione, e può legittimamente aspirare a guidare l’Italia».

Così lei si espone all’accusa di difendere Berlusconi...
«Non difendo Berlusconi, ma non è lui a destabilizzare l’Italia.
Tra l’altro l’opposizione in Parlamento sulla Finanziaria si è comportata assai correttamente.
E’ Prodi a destabilizzare l’Italia, perché è al 25 per cento dei consensi».

E dunque se ne deve andare?
«Ho detto a più riprese che il degrado, il declino, la mancanza di fiducia nelle istituzioni, l’antipolitica, il populismo sono segnali del tessuto sociale che si allenta pericolosamente.
Per ricostruire la fiducia occorre un governo di larghe intese, che raccolga tutte le forze vive della nazione, politiche, imprenditoriali e intellettuali.
Un governo che tra l’altro si sarebbe dovuto fare all’indomani delle elezioni, e che non si fece perché non sarebbe stato Prodi ad averne la guida».

E oggi da chi potrebbe essere guidato?
Casini ha fatto esplicitamente il nome di Mario Draghi, e la Banca d’Italia ha fatto spesso da «riserva della Repubblica»...
«Non faccio nomi, le personalità sono tante.
E’ prematuro parlarne, e l’indicazione è del Capo dello Stato, ascoltate tutte le forze politiche.
Ma non è solo l’opposizione che desidera che questo governo se ne vada: sono gli italiani a chiederlo».

Questi però sono gli stessi argomenti di Berlusconi.
E in molti dal centrosinistra le chiedono di dimettersi, per queste sue prese di posizione.
«E’ il governo che ha perso il consenso dei cittadini a doversi dimettere.
Sono i governi che si dimettono, non i parlamentari».

Ma un governo può dimettersi se viene meno la fiducia in Parlamento, o se viene meno una forza politica della maggioranza.
Lei, senatore Dini, è nelle condizioni di far cadere Prodi a Palazzo Madama.
Lo farà? E su quale provvedimento?

«Sinora non si è verificata né l’una né l’altra delle condizioni che lei diceva, per senso di responsabilità sulla Finanziaria e sul Welfare.
In quell’occasione, alla vigilia di Natale, abbiamo anche detto che quella fase della vita politica è finita».

Dunque lei farà cadere il governo Prodi?
«Io non voglio far cadere Prodi, voglio bonificare la sua azione politica, voglio misure intese a rilanciare la crescita.
Perché l’Italia è il fanalino di coda in Europa, a rischio declino?
Le politiche fatte sin qui sono sbagliate».

Lei parteciperà alla verifica dell’azione di governo il 10 gennaio?
«Non so se parteciperemo.
Nel caso, diremo che la nostra ricetta per il Paese non è quel che Prodi va annunciando.
E’ assolutamente irritante che per sopravvivere dica che ridurrà l’Irpef: quando lo fa questo?
A partire dal 2009, quando ha già per legge l’obbligo di ridurre la spesa corrente di 10 miliardi di euro? E dove troverebbe le risorse per il taglio delle tasse?
E’ un velleitario, un disperato, fa specchietti per le allodole.
E le allodole sono i cittadini, i contribuenti, i lavoratori.
Tant’è che il ministro dell’Economia ha annunciato che non ha allo studio alcuna misura di questo tipo».

Il 22 gennaio voterà la fiducia a Tommaso Padoa-Schioppa?
«La voterò, ma solo perché a dover essere sfiduciato è Prodi, non il ministro dell’Economia.
Si votasse una fiducia al governo, Prodi rischierebbe molto».

ANTONELLA RAMPINO,
La Stampa del 27 dicembre 2007


pubblicazione: 27/12/2007

lamberto dini 13847
lamberto dini

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