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BERLUSCONI : FONDO IL PARTITO DEL POPOLO

di AUGUSTO MINZOLINI

«Dopo che abbiamo superato i sette milioni di firme e mi sono reso conto di aver organizzato la più grande manifestazione nella storia della Repubblica ho capito che dovevamo mettere da parte ogni remora e dare vita a quel grande partito della libertà che abbiamo sempre sognato...».

Silvio Berlusconi tocca il cielo con un dito.
Non si aspettava un successo del genere.
Come pure non si aspettava il veleno, le accuse e gli insulti che gli hanno riversato addosso in questi giorni i suoi alleati.
E visto che l’uomo risponde alle difficoltà come un leone, in quattro e quattrotto come quando è sceso in campo nel ‘94 ha deciso di rivoluzionare lo scenario politico italiano: un nuovo partito, un ritorno al proporzionale sul modello tedesco, fine del bipolarismo e, magari, nuove alleanze.

Con il nuovo partito della libertà, ovviamente, al centro degli equilibri politici del Paese.

Presidente la sua rivoluzione parte sull’onda di questa mobilitazione elettorale?
«Assolutamente sì.
Guardi, pensavamo di arrivare a cinque milioni.
Ora i miei mi dicono che arriveremo ad 8.
E la metà dei firmatari non sono elettori di Forza Italia.
Ha firmato gente della sinistra ma, soprattutto, elettori del centro-destra che non ne possono più di questo governo e delle divisioni dei partiti».


Quindi il dado è tratto...
«Certo. L’annuncio è stato accolto con un applauso da tutto lo stato maggiore di Forza Italia riunito a Roma.
Si tratta di un’ipotesi su cui discutiamo da tempo.
L’abbiamo sempre sognata solo che siamo sempre stati bloccati dagli altri partiti.
Ora abbiamo rotto gli indugi e non torniamo indietro: venerdì, sabato e domenica prossimi rimontiamo i gazebo per raccogliere le prime adesioni al partito delle Libertà».

Ho l’impressione che lei non sopporti più le accuse dei suoi alleati.
Che cosa è stato a ferirla di più in questi giorni?

«Mi ha ferito di più il fatto che mi abbiano attribuito la storia di Storace.
La storia della Santanchè.
Ho giurato sui miei figli che non ne sapevo niente e loro mi hanno dato del bugiardo.
Non parliamo poi delle polemiche su “Striscia la notizia”.
Io ho telefonato a Fini: “Gianfranco sono addolorato.
Questi hanno passato il segno, hanno esagerato”.
E invece... sono andati a dire quando passa in Parlamento la legge Gentiloni la faremo pagare a Mediaset.
Assurdo.
Comunque non posso accettare di diventare il capro espiatorio delle difficoltà interne di Fini.
Ma non mi fraintenda.
Quello che mi ha convinto a fare questo passo è il mare di gente che è con noi».

Quindi la sua proposta è rivolta ai singoli cittadini.
Non ha nessuna intenzione di mediare con le altre forze politiche?

«Proprio così.
C’è un nuovo partito.
Faremo l’assemblea Costituente il 2 dicembre, cioè nell’anniversario della grande manifestazione dell’anno scorso.
E in questo partito possono venire tutti quelli che ci vogliono stare.
E’ chiaro che questo cambia tutto sulla legge elettorale...».


Si spieghi?
«Fatto il nuovo partito diremo alla sinistra che siamo pronti a confrontarci sulla nuova legge elettorale. A questo punto siamo convinti che bisogna andare verso un sistema proporzionale alla tedesca. L’attuale legge elettorale va superata perchè non permette di governare: noi non siamo riusciti a fare le riforme che volevamo per le nostre divisioni interne; la sinistra ora sta peggio di noi.
Come si fa a governare in queste condizioni?».

Il modello tedesco è anche più adatto al nuovo partito?
«Per noi una legge proporzionale va bene.
Poi quando andremo al voto potremmo dire agli altri di dividere le responsabilità di governo.
Se il nuovo partito non riuscirà ad avere il 51% dei voti non possiamo che fare così.
Oppure se ci saranno sul nostro versante forze che vorranno governare con noi dandoci la garanzia che vogliono operare bene, senza blocchi e senza veti, saremo lieti di farlo.
La novità è che il nuovo partito sarà al centro dello scenario politico».

Presidente si deve essere proprio stufato questa volta.
«Sì, mi sono rotto le scatole.
Sono sempre stato rispettoso, paziente con tutti e, invece...
Per cui a questo punto cambiano tutte le prospettive.
Vede io ho sposato il maggioritario anche per difendere i partiti della coalizione che in un sistema proporzionale non conterebbero più niente.
A cominciare da An.
Loro, invece, hanno assunto un atteggiamento pazzesco: voglia di dividere e accuse incomprensibili.
E pensare che siamo andati vicinissimi alla caduta del governo Prodi».

La sua scelta, però, potrebbe allungare la vita al governo..
«Può anche darsi.
Però se la sinistra mi fa una proposta del tipo: questa è la legge elettorale, approviamola e poi ci impegniamo tutti ad andare alle elezioni, per me si può fare».

Anche se si dovesse votare nel 2009?
«No. Per approvare una legge elettorale non ci vuole tanto tempo.
Inoltre non credo che loro vogliano continuare a condividere l’agonia di Prodi.
Perdono consenso ogni giorno con questo signore a Palazzo Chigi.
Penso che anche Veltroni abbia la voglia di andare a votare presto, di porre fine a questo massacro».


Qualcuno l’accuserà di avere abbandonato il bipolarismo?
«Io sono stato il campione del bipolarismo.
Uno però non può andare al di là della realtà.
Sono il primo bipolarista d’Italia e sono convinto che sarebbe un ritorno all’indietro entrare in cabina elettorale e non sapere chi sono gli alleati e chi sarà il presidente del Consiglio.
Ma quando c’è una situazione che vede le due coalizioni divise e sempre in guerra al loro interno, con i protagonisti che non ragionano in termini unitari, ma pensano solo alle loro carriere e al loro successo personale, bisogna prendere atto che il bipolarismo non è realizzabile nella realtà italiana.
Come fa l’attuale maggioranza a governare come si deve, quando è condizionata dalla sinistra estrema che controlla un terzo dei suoi parlamentari?».


E il centro-destra?
«Le vicende di questi giorni dimostrano che abbiamo gli stessi problemi. Ed è un vero peccato».

Il nuovo partito avrà come riferimento il Ppe?
«Sarà il corrispettivo italiano di quella grande famiglia della democrazia e della libertà che è il partito popolare europeo.
Anzi alla prima assemblea chiederò anche di mettere in votazione la scelta del nome: o partito della libertà, o, come vogliono altri, partito del popolo della libertà».

Augusto Minzolini, La Stampa del 19 novembre 2007


pubblicazione: 19/11/2007
aggiornamento: 28/11/2007

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