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Beni militari da cedere, l'elenco c'è

L'elenco c'è.
Ma bisogna armarsi di corazza per venirne a capo.

Diversi beni militari piacentini entrano nella lista che a breve il ministero della Difesa consegnerà all'Agenzia del Demanio per aprire la strada alla cessione pubblica.

La conferma arriva dal sottosegretario alla Difesa, Giovanni Lorenzo Forcieri che oggi - sempre che la crisi di Governo non richieda altrove la sua presenza - ha confermato la partecipazione al convegno piacentino incentrato sulle aree militari, viste come leva di sviluppo e di respiro per la città.
In una recente riunione della Commissione della Difesa della Camera, presieduta dall'onorevole Roberta Pinotti, il generale Ivan Felice Resce ha annunciato la consegna di un primo elenco di 240 immobili, entro il 28 febbraio, all'Agenzia del Demanio.
Immobili "immediatamente disponibili", per un valore di circa un miliardo di euro.
E anche Piacenza vi gioca una parte.
Altre fette di dismissione avranno scadenza a luglio di quest'anno, poi a febbraio e a luglio 2008.
E la via che si prospetta è quella di stringere accordi di programma con gli enti locali.

Forcieri conosce i termini precisi della dismissione, ma le ultime due giornate convulse della crisi di Governo rendono difficile far mente locale sul caso-Piacenza e sconsigliano di entrare nel dettaglio di una decisione che non ha ancora i crismi dell'ufficialità.
Però le rassicurazioni non mancano.
«Noi ci auguriamo che si possa risolvere presto la crisi di governo - premette Forcieri, rispondendo alle domande di Libertà - ma comunque credo che le cose avviate procederanno sicuramente, anche in modo indipendente».

Detto ciò, il sottosegretario assicura che l'operazione di accorpamento in un polo unico delle aree in "grigioverde" piacentine dove sorgono gli stabilimenti militari «è andata molto avanti».
E spiega:
«Abbiamo individuato sia le proprietà che, sulla base della nuova finanziaria, andranno al Demanio, sia tutte la altre aree dove siamo attualmente presenti, come il Polo di manutenzione pesante Nord, il Macra, per le quali è stato avviato un percorso di permuta e di scambio con un'area e una serie di costruzioni da reperire nella zona industriale del territorio piacentino, si è fatto il progetto di massima, sono state definite le necessità, le quantità. Ora si tratta di procedere».

Forcieri avverte che si tratterà necessariamente di un'operazione graduale:
«Non è realizzabile tutto in un colpo, andrà definito bene l'intero percorso».
Si va avanti, questo è certo.
«Il programma di permute è molto grande ed importante e come Difesa vogliamo assolutamente realizzarlo, poi ci sono le altre aree passate alle Agenzie del Demanio, su cui sono fondamentali gli enti locali - insiste il sottosegretario - vale a dire cosa riusciranno a fare, quali progetti metteranno in campo».
Questi ultimi beni verranno messi all'asta e quindi aggiudicati, perciò si rivela necessario un tempestivo lavoro di programmazione da parte degli enti locali:
«Bisogna avere idee e progetti da poter sottoporre a partner privati, sono necessari investimenti».

Parole, quelle di Forcieri, che riecheggiano in modo fedele le sollecitazioni del ministro Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico), il quale, nel corso dell'ultima venuta piacentina, ha sottolineato l'opportunità per la nostra città di farsi trovar pronta con progetti organici sui beni militari, vero grande terreno di sfida - nel segno della crescita ma anche della sostenibilità - su cui appoggiare le fondamenta di Piacenza futura.
Un'occasione irripetibile, che deve uscire dall'indistinto e percorrere disegni più certi sulle caratteristiche da dare a questi spazi.

Per la verità, proposte progettuali già esistono.
Basti pensare alla "Baia di San Sisto", ipotesi di riqualificazione urbana e di riutilizzo di aree militari nel quadrante nord-ovest del Comune, con spazi da destinare a funzioni pubbliche, verde urbano e residenza, una progettazione pensata anche per superare la «solitudine» del Po rispetto al tessuto urbano.
Oggi stesso ne parlerà a Piacenza Expo, l'architetto Marcello Spigaroli.
Il piano presentato dalla Cooperativa Piacenza '74 e Valdarda è stato assunto nel parterre dei progetti-bandiera di Vision 2020 (Piano Strategico), tra quelli però che esigono passaggi amministrativi nel piano strutturale del Comune e una discussione pubblica allargata.
L'attivo Gruppo cooperativo ha elaborato anche una "visione" dal titolo "Muovitichetipassa" su progettazione dell'ingegner Giovanni Zilli.
Si tratta di un progetto di mobilità sostenibile che immagina un metrò leggero che parta dalla città ovest e colleghi Rottofreno e San Nicolò direttamente a Casalpusterlengo, all'altezza del nuovo casello della A21, superando anche il Po e prevedendo qui il secondo ponte.
Risultato: un aggancio diretto all'area milanese, guardando al metrò di Lodi.
Questo sistema trova la sua base cittadina nell'area della caserma Artale e dell'ex Pertite dove avrebbe sede la stazione sia del metrò leggero per la Lombardia, ricongiungibile anche con la tratta progettata per Castelsangiovanni, sia dei metrobus elettrici su due linee circolari, interna ed esterna, ancora sfruttando la grande occasione delle aree militari periferiche.
Il resto dell'area, sarebbe a verde, a vocazione anche sportiva.
Una via per rinaturalizzare una fetta di città e avviare un vero progetto di mobilità sostenibile come vuole la filosofia di Piacenza Città del Ferro (altra suggestione uscita dal Piano Strategico e diventata progetto-bandiera).

Ma senza entrare in pieghe così articolate, c'è l'Ospedale militare di viale Palmerio, su cui si sono appuntate le attenzioni degli ambientalisti come soluzione alternativa ad un nuovo palazzo uffici comunale.
Suggestioni, desideri, visioni tutte da confrontare con la realtà dei fatti e dei luoghi.

Di insindacabile, al momento, non c'è nulla.
L'ultimo atto ufficiale per la dismissione di beni militari piacentini risale a un decreto del 2005, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del giugno di quello stesso anno, in cui si indicavano alcuni immobili in dismissione:
-dalla Caserma Alfieri di via Benedettine che, con i suoi 70 mila metri quadrati, avrebbe risolto di colpo l'annoso problema della sosta intorno al tribunale,
-alla "De Sonnaz" di via Castello.
La cessione avrebbe percorso, con tutta probabilità, sia la via delle cartolarizzazioni degli edifici più pregiati (cessione a società che effettuano la vendita) sia la trattativa diretta con il Comune da parte del Demanio, ove possibile.
Ma non se ne fece nulla, e i beni sono tornati in capo al ministero della Difesa.

Una massa di beni capace di destabilizzare il mercato locale e di porre in difficoltà anche l'ente pubblico, che volendo governare la rinascita del tessuto cittadino, non ha però risorse proprie.

Nel frangente, il sindaco Roberto Reggi disse chiaro che la via d'uscita era quella di costruire alleanze pubblico-privato e si parlò per la prima volta a Piacenza di sperimentate una "Stu", una società di trasformazione urbana pubblico-privata, per l'appunto, capace di mettere in campo pianificazione veloce e risorse a sostegno di queste operazioni di cessione, che si pensava potessero chiudersi entro una manciata di mesi.
Anche Confindustria, per voce del presidente Sergio Giglio, era pronta a scendere in campo.
Ci si interrogava pure sugli effetti che avrebbe potuto provocare l'immissione sul mercato immobiliare di contenitori pregiati in aree centrali.
Invece, le cose sono andate in ben altro modo.
Anzi, non sono andate affatto.
Lo Stato fece marcia indietro.
Patrizia Soffientini
patrizia.soffientini@liberta.it


Le aree rese disponibili.
Sulla alienazione prevista di un'area in viale Malta mancano notizie certe, i prossimi giorni potrebbero portare più chiarezza sul decreto del direttore generale dei Lavori e del Demanio per identificare la zona in questione, ma pare trattarsi di alcuni capannoni ai lati del grande parcheggio pubblico di viale Malta, oggi in cattive condizioni.
C'è chi immagina un utilizzo pubblico, con servizi, bar o punti di ristoro.
L'area del cosiddetto piano di caricamento militare a Barriera Roma si estende su 13.200metri quadrati vicini allo scalo ferroviario, una sistemazione utile proprio per la funzione originaria che aveva il piano di caricamento: la movimentazione di materiali e mezzi militari su binari.
Fino a qualche anno fa si era pensato di farne un potenziale parcheggio pubblico di interesse comunale.
La caserma "De Sonnaz" di via Castello, già palazzo Scotti di Sarmato e poi sede del Distretto militare è un edificio (6.250mq) di gran pregio, con circa 150 posti auto all'interno, campi da tennis, e buone condizioni di manutenzione, pur essendo vuoto da anni.
Non andò in porto l'affidamento all'Arma dei Carabinieri.
Ci fu chi propose, a suo tempo, una sede per l'Archivio di Stato (Giorgio Fiori) o per gli uffici fiscali (Tommaso Foti).
La Caserma "Alfieri" - 70.200 mq - tra via Benedettine e via Abbondanza, ricomprende alloggi che, in passato, furono sempre esclusi da ipotesi di alienazione.
In più occasioni si parlò di un parcheggio possibile nell'ex panificio militare annesso alla caserma, abbandonato e malmesso, realizzato nel '900.
In passato si pensò per la caserma ad una funzione per uffici amministrativi.
La caserma "Jacopo dal Verme" si trova in via delle Benedettine, angolo via Trebbiola (16.400 mq) e fu officina per le carrozzerie dei carri armati.
Da cinque anni a questa parte il cortile (2.350 mq) è diventato un pubblico parcheggio inghiaiato (70 posti) previo accordo tra Comune e ministero delle Finanze.
Le previsioni di piano regolatore prevedevano anche uffici amministrativi.


pubblicazione: 23/02/2007

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