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Beni demaniali, summit sui beni demaniali

«La caserma Dal Verme? E' uno dei paradossi dei beni demaniali, ma abbiamo intimato al proprietario, il Demanio, di intervenire contro il degrado».
Il vicesindaco Francesco Cacciatore, richiesto di un parere sullo stato di abbandono, sporcizia e insicurezza del parcheggio di via Benedettine (vd. Libertà di ieri, ndr), commenta così l'impossibilità di agire su beni che il Comune non possiede e che non ha in uso. Proprio oggi è atteso a Piacenza un funzionario del Demanio per un summit informale sulle tante partite aperte alle quali verrà aggiunto il "caso" di via Benedettine, la caserma Dal Verme, sollevato proprio dal nostro quotidiano a seguito di un ultimo episodio: un buco aperto nel muro di una pertinenza dell'ex caserma. Il Comune infatti ha sì in gestione il comodo e utile parcheggio nell'area antistante la caserma, a ridosso del centro storico, ma un reticolato arancione da cantiere circonda ad una certa distanza gli edifici demaniali e qui si annida di tutto. C'è anche chi vive tra l'immondizia.
«Abbiamo in gestione la superficie del parcheggio - puntualizza Cacciatore - non l'area che sta oltre la recinzione».
E' stato peraltro già intimato al Demanio di sistemare alcune situazioni aperte e irrisolte, fra le quali proprio quella di via Benedettine, la pratica è seguita dagli uffici comunali, riferisce il vicesindaco. E oggi l'incontro con un funzionario del Demanio potrà scrivere una parola nuova anche su quest'ultimo disagio.
«Un altro paradosso è che lo Stato "lontano" non gestisce i suoi immobili e molti finiscono in deperimento - argomenta Cacciatore - ma sui beni che interessano Piacenza c'è stato un secondo incontro al tavolo regionale, in cui sostanzialmente sono state affrontate le questioni relative ai beni culturali e sta andando avanti la proposta di ragionare su quegli immobili che il Comune intende gestire o avere in carico». E Cacciatore cita, fra gli altri, Palazzo Farnese, oggi in locazione, ma che l'ente pubblico vorrebbe far proprio. E poi c'è il sistema delle Mura e Bastione Borghetto, dove l'ente sta lavorando insieme allo Svep ad un progetto di apertura e di fruizione pubblica.
Diverso è forse il caso dell'ex caserma Dal Verme, che appartiene ai beni demaniali già dismissibili e però bisognosi di progetti di valorizzazione che presuppongono anche destinazioni d'uso ben definite. Tutto il blocco intorno alla cittadella giudiziaria, dalla Dal Verme al panificio militare, rientra in questa partita dove anche i privati sono chiamati ad investire.
Ma certo la congiuntura economica non aiuta a lavorare in questa direzione, ammette Cacciatore. Intanto in via Benedettine sarebbe già un ottimo risultato poter parcheggiare con tranquillità l'auto senza timore di aggressioni o di altri sgraditi incontri. Basterebbe un bel lampione, ma anche questa è faccenda per il Demanio.
Patrizia Soffientini
LIBERTA' 12/01/2012


Di recente si è riferito della classifica nazionale delle amministrazioni più attive nel chiedere la cessione di beni dello Stato e risultava che Piacenza si è mossa con particolare tempestività sul fronte del federalismo demaniale. Ne ha riferito, per la precisione, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore in edicola il 28 novembre scorso a seguito della prima cessione di un bene demaniale, il convento di San Gimignano in Val d'Elsa, al Comune di Siena. Piacenza, come dicevamo, risulta essere la prima città italiana per il numero di beni richiesti, ben 23, seguita da Genova (22), Livorno (21) e Venezia (17). In Emilia Romagna sono 54 complessivamente i beni di cui gli enti locali vorrebbero entrare in possesso e quasi la metà riguarda la nostra città. Un altro primato concerne l'avvio del Tavolo regionale che Piacenza per prima ha attivato per ottenere immobili di particolare interesse.
Esiste un elenco nostro messo a punto anche nel quadro delle linee e generali del piano strutturale comunale: è all'attenzione del Tavolo regionale ed è stato presentato alle autorità demaniali. In quanto all'elenco che Piacenza ha presentato, ecco le emergenze più rilevanti: c'è una parte dell'ex Caserma Generale Cantore (e chiesa di Sant'Agostino annessa), peraltro guardata già con attenzione anche dall'Ateneo di via Neve, facoltà di Architettura che ambisce ad un ampliamento dei laboratori; il complesso della Cittadella Giudiziaria (scuderie di Palazzo Madama, chiesa di San Lorenzo, Palazzo Landi ed ex palazzo delle Poste). E ancora: c'è la chiesa e l'ex convento delle Benedettine, palazzo Ferrari Sacchini-Costa Ferrari di via Carducci 11; palazzo dei Conti Scotti da Sarmato ora Caserma De Sonnaz di via Castello; palazzo Farnese; ex Convento del Carmine, già sede di uffici, in via Borghetto; Bastione San Sisto, Bastione Borghetto e torrione Borghetto; ex caserma Zanardi Landi di viale Malta (una parte) e l'ex rimessa locomotori della ferrovia di Piacenza-Bettola di via Pisoni dell'architetto Berzolla.
Dopo una prima riunione nel maggio scorso, se n'è già tenuta una seconda in sede demaniale. Oggi stesso si aggiunge un nuovo tassello con il confronto piacentino. Al Tavolo siedono rappresentanze del Comune capoluogo, la direzione regionale del Demanio e la Soprintendenza ai beni architettonici.
I beni richiesti potranno dar corpo a tre grandi progetti: il Parco delle Mura, la Cittadella giudiziaria e la Città della cultura intorno al Farnese. La cessione dei beni ai Comuni è però subordinata ad una valorizzazione degli stessi, il che presuppone aver chiaro il quadro delle finalità d'utilizzo. Il programma - recita il testo delle disposizioni governative - deve descrivere sinteticamente le modalità di attuazione, la sostenibilità economica ed i tempi di realizzazione, oltre ad indicare gli obiettivi e le strategie perseguibili. Per i casi di maggiore rilevanza, potranno essere presenti maggiori indicazioni relative al contesto territoriale di riferimento, nonché alle specifiche di attuazione del programma e della sostenibilità economico-finanziaria.
p. s.


pubblicazione: 12/01/2012
aggiornamento: 18/01/2012

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