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Benedetto Ricciardi: «Mi dimetto». Ma poi ci ripensa.

da Libertà del 21 ottobre 2005

La volontà di «richiamare l'attenzione dell'amministrazione comunale a un maggior rispetto della conferenza dei capigruppo».

Benedetto Ricciardi ha motivato così la sua minaccia di dimissioni da presidente del consiglio comunale con cui ieri pomeriggio ha preso in clamoroso contropiede la conferenza dei capigruppo, teatro dell'annuncio.

Era a porte chiuse ed è terminata intorno alle 16, ma subito dopo l'intero “Palazzo” è stato messo a rumore.
Sull'uscita a sorpresa di Ricciardi rimbalzava ogni sorta di interpretazione.
Che fosse in rotta con il sindaco Roberto Reggi, che addirittura lui, diessino, volesse dare vita a un nuovo gruppo consiliare, seppur sempre nel centrosinistra.

Ma è stata una minaccia di dimissioni durata lo spazio di un pomeriggio e subito rientrata, come ha poi spiegato l'interessato, un monito all'amministrazione intesa come «chi ha la gestione del potere esecutivo», cioè «la macchina comunale» che si occupa della programmazione dell'attività deliberativa e del calendario delle sedute del consiglio comunale che ne deve scaturire.

«Non necessariamente il sindaco», dunque, ma i suoi collaboratori, anche tra i dirigenti comunali, che in questo campo hanno diretta voce in capitolo.
A tutti costoro un richiamo al rispetto dovuto a un organismo quale la conferenza dei capigruppo, di cui non si può pensare di disporre a piacimento.

Il casus belli è stata la convocazione d'urgenza della conferenza disposta l'altro ieri dalla giunta. D'urgenza perché si trattava di modificare quanto già stabilito lunedì scorso, nel canonico giorno settimanale in cui i capigruppo si riuniscono per decidere l'agenda dei lavori consiliari.
Da anticipare la seduta del 7 novembre con gli indirizzi per il bilancio 2006.
Troppo in là la data, fa sballare il cronoprogramma della giunta su uno dei documenti principali dell'anno, appunto i conti previsionali.
Ieri, a caldeggiare l'istanza, dai capigruppo si è presentato il sindaco e, calendario alla mano, si è arrivati a prevedere per gli indirizzi del bilancio una seduta aggiuntiva martedì 25 ottobre.

Tutti sono stati però colti di sorpresa quando Ricciardi ha annunciato di volersi dimettere.
Lo ha spiegato, da quanto risulta, facendo riferimento agli impegni della sua professione privata (avvocato) che, con convocazioni come quella di ieri, vengono messi a dura prova; avrebbe anche parlato della difficoltà di dover reggere la presidenza del consiglio senza poter contare sul pieno appoggio del vice, Alfonso Cappelletti, assente spesso dall'aula per ragioni di salute.
Per concludere che nei prossimi giorni avrebbe formalizzato per iscritto le sue dimissioni.

Capigruppo attoniti: imbarazzo nell'opposizione, mutismo in maggioranza e Reggi che invita Ricciardi a ripensarci.
Ed evidentemente ci ha ripensato.
Una minaccia rientrata, l'ha definita:
«In conferenza dei capigruppo avevamo già approvato un programma dei lavori consiliari, l'amministrazione ci ha chiesto di modificarlo per necessità urgenti, ma se la minoranza non avesse mostrato senso di responsabilità accogliendo la richiesta, sarebbe stato inutile, avremmo solo perso tempo.
Ritengo che ci debba essere da parte di tutti più collaborazione, non mi va che continuamente si modifichino i deliberata dei capigruppo.
È stato un balletto che non mi è piaciuto, capisco che possano esserci delle necessità, però se si prendono degli impegni non accetto che siano stravolti».

Una mossa contro Reggi?
«Ma non è il sindaco in prima persona a dover programmare l'attività, ci sono anche gli uffici quindi è un messaggio nei confronti della struttura. Se c'è qualche funzionario ha dormito sbagliando a valutare i tempi degli argomenti... ».

No comment invece di Ricciardi sulle presunte lamentele relative all'insufficiente presenza dei suoi collaboratori.
Mentre quella sul nuovo gruppo consiliare che sarebbe pronto a creare la liquida come «una battuta scherzosa nemmeno degna di menzione».

Morale: dimissioni annunciate e subito rientrate perché «mi ha fatto piacere vedere che di fronte a questo problema di rispetto tra gli organi istituzionali che ho sollevato c'è stata da parte di tutti un'assunzione di responsabilità. Messaggio ricevuto si capisce».

Gustavo Rocella, Libertà del 21 ottobre 2005


pubblicazione: 21/10/2005
aggiornamento: 01/11/2005

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