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Baratta: che rimanevo a fare?

Fondazione Toscanini - Sempre più complicata la situazione

«Non c'erano più le condizioni per rimanere. Ero direttore generale di una Fondazione legata a una Filarmonica che, con il distacco del maestro Maaezel e del "nucleo storico" di musicisti dell'Orchestra Toscanini, praticamente non esiste più».

Questo, in estrema sintesi, il pensiero di Gianni Baratta, all'indomani delle sue non certo inattese dimissioni.
Nessun accenno al futuro e a un suo eventuale ruolo direttivo nella neonata "Synphonica Toscanini":
Non ho ancora deciso nulla - taglia corto diplomaticamente il "professore" - devo fare delle valutazioni».

Dall'altra parte un laconico comunicato del consiglio di amministrazione della Fondazione Toscanini in cui si osserva che le dimissioni di Baratta si collegano «al preciso contesto dei gravi accadimenti dei giorni scorsi», dunque alla "secessione" della Filarmonica voluta da Lorin Maazel.
Con un successivo, severo - quasi minaccioso - accenno all'intenzione di riservarsi in futuro «le iniziative che si renderanno necessarie a tutela del lavoro, dell'immagine e del prestigio» della Fondazione Toscanini.

Gianni Baratta, dunque, toglie il disturbo senza polemiche.
«Credo di aver fatto qualcosa di importante per Piacenza - ci tiene a precisare l'ex sovrintendente - d'altro canto ho sempre creduto nel progetto che si è impostato in questa città, mi sono impegnato a fondo e credo che sia anche merito mio se la Fondazione in questi anni ha saputo cogliere risultati così prestigiosi sul piano della produzione, del prestigio e delle relazioni».
Giudica «assurde» le accuse di "colonialismo parmense" piovute talvolta sulla sua gestione:
«Parma non è mai entrata nella progettualità che riguarda Piacenza - precisa - e comunque è sotto gli occhi di tutti che la Toscanini in questa città ha compiuto un'importante azione di arricchimento culturale che nulla a che vedere con la mia maggiore o minore presenza fisica a Piacenza.
Ci siamo sempre mossi seguendo una precisa strategia, che ha dato risultati importanti in termini di programmazione, presenze di pubblico e prestigio nazionale e internazionale».

«Le persone passano, ma le istituzioni rimangono» ribadisce Baratta, che precisa di aver avuto «ottimi rapporti» con le istituzioni locali «anche se - aggiunge - quando si lavora assieme possono nascere delle discussioni. Ho lavorato per trent'anni, seguendo dalla nascita tutto il percorso della Toscanini - conclude l'ex sovrintendente - sono grato a chi mi ha consentito di farlo, ma ribadisco che oggi non c'erano più le condizioni per rimanere».

Subito dopo l'annuncio delle dimissioni il Cda della Toscanini si è riunito a Parma (si trattava in realtà di incontri già programmati i cui ordini del giorno sono stati ovviamente integrati in ragione dei recenti sviluppi della situazione).
I nodi da sciogliere sono parecchi, ma il presidente Maurizio Roi assicura innanzitutto che quanto accaduto non avrà alcuna conseguenza sulla programmazione lirica e sinfonica a Piacenza, «che abbiamo intenzione di rafforzare - spiega - come pure il nostro rapporto con il tessuto cittadino».

Nessun accenno alle dimissioni di Baratta («si tratta di una questione interna e c'è un obbligo di riservatezza») e una franca ammissione («gli avvenimenti di questi ultimi giorni ci hanno colti di sorpresa») come preambolo a considerazioni più generali:
«Quella della Filarmonica è un nostro marchio, figlio di un importante investimento, che intendiamo assolutamente tutelare - precisa Roi - siamo una grande istituzione culturale che opera su vari fronti e come tante istituzioni simili ci troviamo ad affrontare problemi economici legati ai ben noti "tagli" nei confronti del nostro settore».

Ma come farà la Filarmonica Toscanini (che già navigava in una problematica situazione economica) a sopravvivere alla nascita della Symphonica "Toscanini"?
E che ne sarà dei finanziamenti (regionali e statali) ottenuti dalla Fondazione Toscanini e destinati specificamente alla sua orchestra?
Come si comporteranno gli sponsor privati di fronte a questa "secessione"?
A queste e ad altre domande dovrà rispondere il Cda presieduto da Maurizio Roi.
«Vi sono delle attività che dovranno essere ridisegnate - spiega l'interessato - ma lo faremo senza drammi e con pacatezza. D'altro canto nella radice orientale della parola "crisi" c'è la "trasformazione". In questo momento stiamo riprendendoci dalla sorpresa, ma sapremo andare avanti e mantenere inalterato il grande patrimonio culturale che rappresentiamo».

Giorgio Lambri, Libertà del 4 maggio 2006


pubblicazione: 04/05/2006
aggiornamento: 06/05/2006

Giovanna Calciati, Maurizio Roi, Gianni Baratta 9980
Giovanna Calciati, Maurizio Roi, Gianni Baratta

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