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25
settembre
2020
Santa Cleofa



Audizione dei vertici di Fondazione in Consiglio Comunale

Mai più avventure finanziarie che tanti guasti hanno prodotto, d'ora in poi investimenti assolutamente prudenziali anche se ci si dovrà accontentare di rendimenti bassini, erogazioni da mantenere comunque ai livelli attuali pur se consapevoli che il generale andazzo di austerity si farà inevitabilmente sentire, uno stile di coinvolgimento e condivisione delle scelte che segni una vigorosa discontinuità con il passato, perché «mi piace molto che la gente conosca quello che si sta facendo».
Massimo Toscani le sue parole d'ordine le ha pronunciate chiare in consiglio comunale. Si rassegni chi della Fondazione aveva la concezione di un bancomat a cui attingere a richiesta, non sarà più così: i soldi andranno a chi saprà meritarseli, sulla base di progetti credibili che dovranno superare un articolato filtro di controllo e valutazione. La filosofia che deve muovere un ente il cui patrimonio deriva dal risparmio accumulato nei decenni dai cittadini è quella delle ricadute durature sul territorio, ricadute sociali, economiche e culturali in grado di migliorarne complessivamente la qualità della vita.
Dal 27 ottobre Toscani è presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Un mese e mezzo di lavoro sodo («Abbiamo fatto cinque riunioni di consiglio di amministrazione, una alla settimana quando lo statuto ne prevede una al mese») che ieri ha illustrato nell'audizione in consiglio comunale chiesta da varie formazioni politiche, in particolare dell'opposizione, ma che è stato lui stesso a sollecitare dopo l'elezione al timone dell'ente di via Sant'Eufemia. «Perché siamo qui per ascoltare tutti e per imparare da tutti», ha spiegato incontrando il plauso pressoché unanime dell'aula. E annunciando l'intenzione («Ci stiamo pensando») di indire una sorta di «Stati Generali con gli attori del territorio» al gran completo, una giornata di confronto «per capire dove davvero si deve andare».
Tutti segnali evidenti di un volta-pagina che Toscani e il suo cda intendono imprimere rispetto alle passate gestioni caratterizzate da profonde spaccature e feroci polemiche sulle fallimentari scelte di investimento che hanno pesato fortemente sui bilanci della Fondazione (v. articolo a lato): se dieci anni fa il patrimonio era sui 440-450 milioni di euro, oggi si attesta intorno ai 340-360, quasi 100 milioni in meno.
I trascorsi rovesci finanziari sono però alle spalle e quello che c'è in cassa costituisce «una solida base per la ripartenza macinando lavoro e andando avanti con le risorse a disposizione». Non che Toscani voglia sbrigativamente archiviare certe spinose pratiche ereditate, soltanto occorre prima, ha spiegato, effettuare una «attenta analisi», una «fotografia precisa» di come stanno le cose. Vale per l'accertamento dell'ammontare del patrimonio, e anche per risalire alle cause dei guasti delle infelici scelte passate.
Se pure il ministero dell'Economia si è mosso per chiedere conto di scelte azzardate che fanno a pugni con il criterio prudenziale che lo statuto di via Sant'Eufemia prescrive sull'utilizzo delle risorse, la regola aurea deve tornare a essere la minimizzazione del rischio. Non sfugge a Toscani «la difficoltà di coniugare sicurezza dell'investimento e redditività». Ecco perciò che «stiamo mettendo alla frusta gli istituti di credito per avere rendimenti accettabili e investimenti sicuri», soprattutto con stacco di cedole a scadenze ravvicinate che diano garanzie di liquidità per poter effettuare le erogazioni.
Già, le erogazioni. Nel 2015 non si arriverà ai 5,7 milioni di euro distribuiti quest'anno, si scenderà a 5,2 anche perché pesano gli 800mila euro di tasse appioppate dal governo. E' comunque un «buon risultato», dice Toscani indicando nel welfare il settore cui dedicare maggiore attenzione (vi sono confluiti 150mila euro in più sottratti ai capitoli "Arte e cultura" e "anziani") perché «in questa fase occorre andare verso chi è in difficoltà».
E' però la presentazione di progetti che soprattutto viene richiesta a chi bussa in via Sant'Eufemia: «La Fondazione per molto tempo è stata vista come un bancomat, invece dovrebbe valutare progetti». Di più, deve essere essa stessa «propulsore di progetti», elaborarli o «assemblarli» se chiamano in causa più soggetti che operano nello stesso ambito.
Gustavo Roccella
gustavo. roccella@liberta. it
LIBERTA' 13/12/2014



«La colpa dei misfatti? Si faranno tutti i controlli»
Da Monte Parma ai titoli in Svizzera, dai derivati ai fondi a Gibuti: il patrimonio perde 100 milioni

(guro) «Non ci sottrarremo a tutte le verifiche che il nostro ruolo ci impone», ha promesso Massimo Toscani a chi, come Marco Colosimo (Piacenza Viva), lo ha spronato ad «andare a fondo nell'individuazione dei colpevoli degli sciagurati investimenti passati» e a non esitare a promuovere «azioni di responsabilità» contro gli ex amministratori.
Ieri in consiglio comunale il presidente della Fondazione ha giocato a carte scoperte. Anche sulle questioni più spinose sulle quali ha puntato il dito l'opposizione: dall'acquisto di azioni di Banca Monte Parma alla sottoscrizione di fondi costata una causa legale con l'advisor JP Morgan, dai titoli trasferiti in Svizzera e poi precipitosamente fatti rientrare all'investimento finito in una banca di Gibuti.
Lo ha fatto partendo dalla proiezioni di slides che hanno messo a confronto le voci di bilancio - al 27 ottobre scorso - con le stime dei rispettivi valori di mercato fatte da tre istituti di credito - Banca Profilo, Unicredit, Banca Esperia - su incarico della Fondazione stessa. Un'analisi dettagliata e comparata, alla base del preliminare percorso espressamente intrapreso da Toscani per avere la fotografia e la precisa verifica dell'attuale situazione patrimoniale dell'ente di via Sant'Eufemia.
Il valore di bilancio ammonta a 372 milioni di euro, quello di mercato a 355 milioni circa, ma tenendo conto della rivalutazione registrata nel frattempo dai Btp posseduti dalla Fondazione, arriva sui 360 milioni, ha ricostruito il presidente. Dunque un saldo negativo di 12 milioni, cui va aggiunta una minusvalenza di 10 milioni se si portassero subito a realizzo gli investimenti finanziaria. «Se chiudessimo oggi, avremmo un patrimonio di 340 milioni», ha quantificato Toscani scendendo ancora più all'osso per poi entrare nel merito delle operazioni più contestate alle passate gestioni, in particolare il doppio mandato con Giacomo Marazzi presidente.
Partiamo da Banca Monte Parma. L'acquisto delle azioni è costato 73 milioni di euro, già oggetto di due svalutazioni. Ragion per cui a bilancio sono contabilizzate a 24,5 milioni. Una perdita di 48,5 milioni già iscritta. L'attuale cda ha deliberato all'unanimità la dimissione di quella quota di titoli (10%): candidato all'acquisto è il gruppo Intesa-Sanpaolo che mette sul piatto 28,5 milioni di euro.
In perdita sono anche le azioni Enel (-13 milioni tra valore di bilancio e di mercato) e Iren (-2,5 milioni), mentre è già stato azzerato a bilancio il milione di euro che, tramite una società di diritto lussemburghese, era finito nelle casse di una banca di Gibuti non si sa bene come: «Su questa operazione non c'è uno straccio di delibera di consiglio», ha rivelato il presidente.
Note dolenti quelle del fondo Unicredit rispetto al quale si prospetta una perdita di 14,4 milioni di euro già contabilizzata. Idem per quanto riguarda
il contenzioso con JP Morgan per la consulenza di acquisto dei titoli. Via Sant'Eufemia ha chiesto la nullità del contratto «perché comunque la Fondazione perde e le banche guadagnano», ha spiegato Toscani in soldoni. «Se dal tribunale ci verrà data ragione, dobbiamo restituire 2 milioni di euro che sono stati accantonati», in caso contrario «dobbiamo pagare 14,4 milioni, avremo in cambio titoli Unicredit per 5 milioni». Il saldo è quindi -9,4 milioni, 4 dei quali sono già iscritti a bilancio. Morale: perdita effettiva di 5 milioni.
Quanto ai titoli in Svizzera "andata e ritorno", sono oggetto di verifiche da parte della magistratura, ha osservato il presidente, «possiamo solo affermare che sono tutti tornati».
D'ora in poi la parola d'ordine sugli investimenti sarà la prudenza: oggi ci sono circa 30 milioni di euro pronti da impiegare: «Faremo investimenti in obbligazioni a breve durata che ci diano certezze delle risorse del capitale con rischi estremamente limitati», ha informato Toscani parlando di rendimento netto del 2%.





pubblicazione: 13/12/2014
aggiornamento: 17/12/2014

Milena Tibaldi Montenz, Marco Mezzadri (direttore della Fondazione), Massimo Toscani, Franco Egalini del cda della Fondazione. 19110
Milena Tibaldi Montenz, Marco Mezzadri (direttore della Fondazione), Massimo Toscani, Franco Egalini del cda della Fondazione.

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