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lunedì
30
novembre
2020
Sant'Andrea apostolo



galleria immagini  Attacco al Palazzo della Provincia di Piacenza: scritte ingiuriose e uova
  Prosegue la coda delle polemiche dopo l'uccisione delle caprette della Parcellara.
Uova sui muri del Palazzo della Provincia (1) Pietra Parcellara (2) Le caprette  (3) L'assessore provinciale alla caccia Mario Spezia (4)
Uova sui muri del Palazzo della Provincia (pic 1) Pietra Parcellara (pic 2) Le caprette (pic 3) L'assessore provinciale alla caccia Mario Spezia (pic 4)
Scritte ingiuriose hanno imbrattato la facciata del palazzo della Provincia in via Garibaldi e una vettura del suo ufficio tecnico.
Un atto vandalico che aggiunge una brutta pagina alla triste storia delle capre della Parcellara.

Dopo i colpi di fucile sparati, i fiumi di polemica e di critiche che hanno animato il dibattito di questi giorni, la "capriade" registra una squallida "caduta di stile" nell'attacco diretto, aggressivo, al presidente della Provincia, Gianluigi Boiardi, al vicepresidente Mario Spezia e al comandante delle guardie provinciali Celestino Poggioli.
I tre sono stati insultati con scritte lasciate sul muro esterno del palazzo della Provincia e su una delle auto utilitarie dell'ufficio tecnico.
Una sola parola "assassini" con la quale i vandali hanno incivilmente condannato l'abbattimento delle capre.

«Un gesto sconsiderato che dimostra - dichiara Gianluigi Boiardi, - come la questione delle capre della Pietra Parcellara sia stata portata a livello di perdita di contatto con la realtà.
All'origine di questo e altri episodi verificatesi c'è anche, sicuramente, un uso dell'informazione che ha portato ad esacerbare gli animi, impedendo un'oggettiva e serena valutazione dei fatti.
In questo clima, non stupisce che qualche esaltato si senta legittimato ad imbrattare con frasi ingiuriose una vettura e la facciata di un palazzo che appartengono all'intera comunità piacentina.
Da parte mia e della giunta provinciale ribadisco quanto ho già affermato in consiglio provinciale: al di là della correttezza amministrativa, la natura è patrimonio di tutti i cittadini.
Interventi come questi, dolorosamente necessari per salvaguardare natura ed ambiente, devono essere attuati condividendone la loro effettiva necessità».

Indignati per «le vergognose scritte» si dicono Flavio Chiapponi, segretario provinciale dei Democratici di sinistra e Adriana Bertoni, capogruppo Ds in consiglio provinciale che esprimono al presidente, al vicepresidente e alla giunta, al comandante e alla polizia provinciale la loro solidarietà «a fronte di una così vile aggressione».
«Nell'ultima settimana, il tema dell'abbattimento delle capre - considerano i due esponenti Ds - ha attirato l'attenzione di associazioni, partiti, cittadini, con toni accesi e, in qualche caso, purtroppo non sempre rispettosi. Il dibattito non può collocarsi al di fuori delle sedi proprie dei percorsi istituzionali e delle modalità democratiche: la critica, il dissenso, la contestazione devono essere espressi al cospetto dell'opinione pubblica in quelle sedi e in quelle forme, con toni conformi alla civiltà del confronto democratico».

«L'abbattimento delle caprette della Parcellara è indubbiamente una triste pagina su cui va fatta piena chiarezza da un punto di vista amministrativo - interviene Ferdinando Mainardi, segretario provinciale di Rifondazione - ma le scritte apparse contro il presidente della Provincia Boiardi, l'assessore Spezia e il dirigente responsabile non aiutano in nessun modo.
L'insulto e l'anonimato sono sempre nemici della democrazia».

«Disgusto per forme incivili di protesta» viene infine espresso da Silvio Bisotti, coordinatore provinciale della Margherita e da Antonio Vincini capogruppo Margherita in consiglio provinciale che sottolineano anche come «rispetto all'accaduto, la reazione sia assolutamente sproporzionata».
Da Bisotti e Vincini piena solidarietà agli amministratori della Provincia.




COS'ERA SUCCESSO


Abbattute le capre selvatiche della Pietra Parcellara
La Provincia le ha fatte abbattere («c'era un problema ambientale»), la gente del posto non ci sta.

È finita, purtroppo in un bagno di sangue, l'avventura delle dieci caprette selvatiche che per quasi trent'anni - secondo le testimonianze degli abitanti del luogo - avevano popolato i rilievi della Pietra Parcellara (nel comune di Travo), uno dei profili più affascinanti e suggestivi della Valtrebbia.
Le dieci caprette sono cadute sotto i colpi degli "operatori di selezione" messi in campo dal Servizio di tutela faunistica della Provincia.
Alcuni residenti del luogo si dicono oggi «sbalorditi e indignati» per l'accaduto, qualcuno minaccia di ricorrere non al fucile ma all'arma di una denuncia alle autorità competenti.
E tuttavia, dagli uffici piacentini di corso Garibaldi, da dove era partito il via libera alle doppiette, viene ribadita con fermezza l'ineluttabilità dell'operazione, non solo consentita ma «imposta da una norma» che ai fini della salvaguardia forestale impedirebbe il «pascolo libero caprino».
«Sono sbalordito per questa azione - denuncia uno dei residenti - perché le caprette erano state amorevolmente "adottate" da tantissima gente, e, in questi 30 anni, sono state numerosissime le scolaresche arrivate fin quassù per godersi il loro spettacolo, mentre saltellavano sui dirupi della Pietra Parcellara».
Per il travese (ma la sua protesta non sarebbe isolata, è pronto a giurare) «non c'era motivo per ucciderle, non avevano arrecato disturbo a nessuno, limitandosi a brucare le erbe trovate sul posto, nei pascoli ai piedi della montagna». Ma, purtroppo, un motivo per toglierle di mezzo ci sarebbe stato, e, secondo i responsabili, fortemente cogente, essendo contenuto in una precisa norma che tutela il patrimonio forestale.
A parlare è Celestino Poggioli, comandante della polizia provinciale e responsabile del Servizio di tutela faunistica della Provincia, a cui era arrivata la segnalazione della presenza delle caprette dall'Atc travese.
«Esiste una precisa disposizione - fa presente il comandante - che impedisce il pascolo libero caprino, in quanto le capre, a differenza degli ovini, si cibano anche di specie arboree, piantine cioè già dotate di tronco, e creano quindi problemi.
Sulla Pietra Parcellara il gruppetto di capre, probabilmente all'origine sfuggito al controllo del proprietario, aveva finito per trovare stabilmente rifugio sui salienti rocciosi del luogo». Rappresentavano un «problema ambientale», ribadisce Poggioli, che sull'operazione di abbattimento fa presente di aver informato sia il comune di Travo sia quello di Bobbio, e di aver proceduto, per il tramite degli "operatori di specie", sulla scorta dell'autorizzazione pervenuta dal Corpo forestale dello Stato.
Insieme agli "operator" dotati di fucile, era presente al momento dell'abbattimento anche un esperto faunistico.
«Neanche per noi risulta facile e simpatico compiere queste azioni - avverte Poggioli - ma, a questo punto, a nessuno venga in mente di riportare sulla Pietra Parcellara altre caprette, perché c'è il rischio che l'eventuale responsabile si veda arrivare una denuncia e una richiesta di danni per le spese sostenute dal servizio».
Libertà, 19 gennaio 2006



Caprette fatte uccidere a Travo. Coro di critiche alla Provincia

«Uccidere le dieci caprette della Parcellara è stato un atto inaccettabile».
Dopo il fuoco che ha abbattuto il manipolo di caprini selvatici della Pietra Parcellara, si apre quello dal fronte di cittadini e associazioni ambientaliste, tutti in totale collisione rispetto alla decisione partita dal servizio di tutela faunistica della Provincia.
«Se le caprette costituivano un problema - accusa Laura Chiappa (Legambiente) - perché non provvedere al loro spostamento, catturandole con metodi non cruenti e destinandole all'adozione?».
Libertà del 20 gennaio 2006


Capre uccise, un esposto in arrivo.
L'ex sindaco Reggiani: «Potrei rivolgermi alla procura»

«Se ravviserò nella procedura che ha portato all'uccisione delle caprette della Pietra Parcellara un abuso d'ufficio, sono pronto a presentare una denuncia alla procura di Piacenza».
Indignazione, critiche, e ora, da parte di qualcuno, anche la minaccia di un'azione in tribunale.
A parlare, «da cittadino», tiene a precisare, stavolta è Giorgio Reggiani, avvocato del foro piacentino e, per sette anni, dal 1985 al 1992, sindaco di Travo, il comune dove è avvenuta la strage dei caprini.
Reggiani ricorda:
«Come tanti piacentini, ho portato mia figlia piccolina fin sulla Parcellara, proprio per vedere lo spettacolo delle caprette».
E annuncia: «Sto facendo formale richiesta alla Provincia per avere una copia di tutta la documentazione che ha condotto all'abbattimento delle caprette, un segno di inciviltà - il giudizio affilato - anche se l'intera procedura fosse stata legittima».
Al pari di decine di piacentini che negli ultimi giorni hanno telefonato o inviato lettere di protesta a Libertà, Reggiani è tanto contrariato da caricare, anche se solo metaforicamente, il fucile:
«Voglio ripercorrere tutto l'iter procedurale - fa presente - perché, se vi cogliessi l'ipotesi di un abuso d'ufficio, non avrò alcuna remora nel presentare una denuncia o un esposto alla procura contro i responsabili».
«Se la procedura risulterà corretta - conclude l'avvocato - dovrò affermare che l'ingiustizia, essendo legittima, è da subire».
Libertà del 21 gennaio 2006



Capre uccise, Boiardi chiede un garante.
Critiche forti dalla maggioranza: «Mancata la direzione politica»

Nonostante la proposta del presidente della Provincia Gianluigi Boiardi di stilare, assieme alle associazioni, un codice di comportamento e di indicare un garante che verifichi il rispetto delle norme, il giallo dell'uccisione delle capre, rimpiante "inquiline" delle pareti della Pietra Parcellara si infittisce invece di chiarirsi.
«Sepolte dalla guardia di Travo» -
Ha contribuito anche l'intervento in consiglio provinciale dell'assessore e vicepresidente Mario Spezia che ha tracciato una breve cronistoria della vicenda iniziata con il tentativo di cattura («Interventi effettuati il 4 e 5 marzo il 14 aprile e il 10 settembre, ma l'esperimento non porta risultato alcuno») ha spiegato l'assessore. «In settembre venne costituita la squadra formata da 11 operatori che ha ucciso gli animali il 16 settembre con la supervisione del dottor Merli e l'organizzazione dell'Atc 3.
Ad operazione compiuta (e qui si apre un giallo nel giallo) le carcasse dei 9 animali sono state recuperate dalla guardia comunale di Travo, Mario Dallavalle, che le ha seppellite».
L'assessore ha spiegato che l'azione anti-capre è partita in quanto nel 2003 gli ispettori della Comunità europea segnalavano come «Vulnerabilità del sito d'interesse comunitario (Sic) la presenza di capre al pascolo sulle rupi».
Primo interrogativo, uscito anche nel dibattito, chi ha autorizzato il seppellimento delle carcasse se le disposizioni di legge prevedono l'incenerimento?
Rimasto senza risposta.
Le spiegazioni portate al consiglio, però, non hanno convinto l'assemblea che ha fortemente censurato tale scelta.
I cow-boy della Parcellara -
«Prima di trasformarsi in cow-boy dell'appennino sarebbe stato meglio pensare alle alternative e non uccidere le nove caprette della pietra Parcellara».
In questa dichiarazione di Gaetano Mantovani (Ds) si può sintetizzare il sentimento comune che ha albergato in consiglio provinciale (in questa pagina a parte).
Unica voce fuori dal coro il consigliere Roberto Pasquali(Forza Italia) che nel non condannare l'operazione si è dissociato dal suo gruppo.
La Parcellara insiste infatti anche sul territorio del suo comune, per questo ha dichiarato di essere stato informato della vicenda a differenza, invece del sindaco di Travo che ha più volte segnalato di essere rimasto all'oscuro.
Riportiamo le capre -
Comunque il tenore del dibattito è stato di comune condanna e c'è anche chi ha avanzato l'idea di reintrodurre le capre o chi ha auspicato, quantomeno, che l'errore serva da lezione.
Ma non finirà qui.
La vicenda avrà comunque un seguito nella riunione della commissione consiliare presieduta dal consigliere Mantovani.
Proprio Mantovani, però, nell'intervento non si è lasciato sfuggire un'aspra critica nei confronti della giunta parlando di «vacanza di direzione politica.
Possibile - ha detto - che, in quanto presidente della commissione preposta, abbia saputo della cosa solo la scorsa settimana perché ne ha parlato la stampa?
Prendo atto con amarezza di questa circostanza ed è grave - ha proseguito - che si sia dato corso a questa operazione senza interrogarsi sugli effetti che avrebbe prodotto sull'opinione pubblica.
Non averlo capito è grave perché significa che ci manca qualcosa in sensibilità».
Libertà del 24 gennaio 2006



«Gli animali sono stati sepolti a Stazzano»
Il sindaco sulla fine delle carcasse. «Periodica presenza di bracconieri»

«Le 9 caprette abbattute sono sepolte a Stazzano, nel comune di Travo».
Lo ha dichiarato il sindaco del paese della Valtrebbia, Albino Cassinari.
A occuparsi dell'operazione di sepoltura era stato Mario Dallavalle, agente della polizia municipale, come detto dall'assessore provinciale alla caccia Mario Spezia nel suo intervento durante il Consiglio di lunedì.
Lo stesso Dallavalle che, interpellato, in accordo con i vertici dell'Associazione di polizia intercomunale Valtrebbia di cui fa parte, ha preferito demandare al sindaco, quale rappresentante del Comune travese, qualsiasi dichiarazione circa l'accaduto, che risale al 16 settembre 2005.
«Proprio quel giorno - ha fatto presente il sindaco Cassinari - risulta dai registri che Dallavalle era a riposo compensativo, e la sua presenza sul luogo dove sono state abbattute le capre e anche l'opera di sepoltura è stata svolta da lui a titolo privato, non essendo in servizio per il Comune».
«L'Atc di Travo non ha fatto alcuna richiesta scritta alla Provincia di intervenire, c'è stato invece un contatto telefonico tra un dipendente del Comune di Travo e gli uffici di corso Garibaldi avente per oggetto il danno arrecabile alla zona dalla presenza delle capre selvatiche», puntualizza inoltre il sindaco.
Nessun mistero, secondo Cassinari, la destinazione finale delle 9 carcasse.
«Mi è stato riferito e ne ho certezza effettiva - assicura - che il luogo di sepoltura è a Stazzano. Erano animali deceduti per morte cruenta, e quindi la procedura di interramento era consentita».
La notizia dell'abbattimento delle caprette da parte del Servizio di tutela faunistica della Provincia, ha provocato una sollevazione popolare, seguita da un tifone politico-amministrativo.
E la vicenda potrebbe avere nuovi sviluppi: «Ho saputo da vari testimoni - ha dichiarato ieri Cassinari - che il gregge di caprette era sempre fermo a una decina di esemplari perché, verso Pasqua, gruppi di bracconieri provvedevano illegalmente a ingenti prelievi degli animali più giovani».
Proprio ieri mattina è arrivata la notizia che il progetto del comune di Travo di estendere il parco della Pietra Parcellara alla Pietra Perduca ha avuto il via libera per essere sottoposto alla Regione.
Libertà 25 gennaio 2006


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pubblicazione: 28/01/2006
aggiornamento: 08/04/2006



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