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Asili nido, più equità negli accessi

Consiglio comunale - Votato il nuovo regolamento.

Era datato 1979 e scricchiolava parecchio sotto il peso degli anni. Ecco perché il nuovo regolamento degli asili nido non ha avuto problemi a conquistarsi il voto ieri in consiglio comunale. Dopo un avvio di seduta turbolento per gli incidenti diplomatici nella maggioranza, con il numero legale mancato una prima volta complice l'iniziale assenza di Rifondazione riconducibile ai contrasti nella partita per le elezioni provinciali (v. articolo a pagina 18), il documento ha incassato il sì quasi unanime dell'aula (due astensioni targate An) tra plausi trasversali agli uffici comunali che lo hanno messo nero su bianco e all'assessorato competente (formazione) retto da Giovanna Calciati. Merito dei criteri che lo hanno ispirato, pensati per rispondere con maggiore puntualità alle richieste di una società e che dal '79 a oggi è cambiata parecchio.
E con lei sono mutati i bisogni della famiglia in termini di servizi alla prima infanzia, i bambini cioè fino a tre anni, suddivisi per fasce di età: da 0 a 12 mesi, da 12 a 24 e da 24 a 36 mesi. Per gli asili nido c'è una domanda che è cresciuta considerevolmente rispetto agli anni '80. L'attuale amministrazione ha fatto dell'assistenza ai bambini, insieme a quella agli anziani, una delle sue priorità. L'obiettivo è accogliere un numero sempre maggiore di richieste per i nidi in modo da abbattere le liste di attesa: quest'anno i 586 posti disponibili tra le otto strutture comunali (75% dei posti totali) e le nove convenzionate (25%) sono servite a soddisfare il 63% delle domande, un risultato superiore all'anno precedente, quando si stava sul 50%, ma che si conta di migliorare d'ora in avanti anche grazie al nuovo regolamento.
Il cuore delle novità ruota attorno alle graduatorie di accesso agli asilo nido, i criteri per la cui definizione sono stati riformati. Fino ad ora nell'assegnazione dei punteggi si guardava solo al reddito dei genitori e alla loro situazione occupazionale. Adesso si tiene conto di un ventaglio di parametri più variegato: il disagio sociale della famiglia, certificato dai servizi assistenziali del Comune; il peso complessivo dei figli sul nucleo familiare, considerando cioè il loro numero, la presenza o meno di disabili o di bambini adottati o in affidamento, l'eventuale mancanza di uno dei genitori. E ancora: si continua a guardare alla condizione professionale dei genitori, ma valutandola in base al tempo di lavoro e anche al luogo (i casi di pendolarismo godranno cioè di maggiore punteggio), così come resta tra i requisiti anche il livello di reddito. Fermo restando, dunque, che le situazioni di precedenza riguarderanno i bambini disabili, il criterio di fondo, ha spiegato Calciati, è di tenere conto anche del tempo che i genitori hanno a disposizione per la cura dei figli e del gravame che complessivamente comportano in termini socio-economici.
Altra novità di rilievo, l'istituzione della graduatoria unica (suddivisa per fasce di età), ferma restando la possibilità per le famiglie di esprimere tre indicazioni sull'ubicazione preferita. Fino ad oggi, ha annotato l'assessore, c'era una graduatoria per ogni asilo «ed era diventato un terno al lotto», nel senso che capitava che nei nidi con più posti entrasse utenza anche senza punteggi alti, mentre in quelli con dotazioni inferiori restavano insoddisfatte situazioni «di impellenza». La graduatoria unica si propone di evitare casi del genere procedendo a ripartizioni più eque.
Il termine per fare domanda sarà fine maggio, ma non sarà una lista bloccata, il Comune intende cioè aprire un bando a gennaio per i bimbi dai 12 mesi in su e uno da metà maggio a metà giugno per la fascia 0-12 interessata all'accesso alle sezioni lattanti. E a proposito dei neonati, possono fare domanda solo i bimbi nati entro il termine di fine maggio. Altra regola nuova: se al nido non si va per più di tre mesi consecutivi, si decade dal diritto nonostante regolare certificato medico.
E rispondendo a Marco Tassi (An) che chiedeva conto delle tariffe (e delle agevolazioni alle fasce deboli), Calciati ha fatto presente che dal paragone con le città vicine risultano per Piacenza livelli più bassi del 20-40%. Di 155 euro mensili la soglia di reddito della famiglia al di sotto della quale non si paga nulla (la tariffa minima è di 43 euro al mese), ma l'esonero può scattare anche sulla base di una situazione certificata dai servizi sociali. È cambiata poi la procedura per presentare ricorso e la formazione delle commissioni giudicanti (il consiglio ha approvato due emendamenti che hanno toccato anche alcuni di questi aspetti).
Alla fine, si diceva, plausi dalla maggioranza (Paolo Dosi, Margherita, Luigi Ronda, Ds, Paola Votto, Piacentini con Reggi, Lugi Baggi, Rifondazione) e dall'opposizione (esclusa l'astensione di An) la cui presenza in aula al momento del voto è risultata determinante visto che il centrosinistra poteva contare solo su 20 effettivi (il quorum è di 21)
Gustavo Roccella


pubblicazione: 06/04/2004
aggiornamento: 20/11/2004

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