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Aree militari, la sfida ora è scegliere cosa farci

Complimenti vivissimi a Piacenza per come si è mossa e si sta muovendo sul terreno minato delle aree militari e demaniali.
Da "primogenita", nel senso che ha battuto da apripista le opportunità fornite dal quadro normativo.

Può sembrare strano, dal momento che di dismissione delle aree militari sono decenni che si parla senza che granché si sia mosso, eppure il riconoscimento alla nostra città è salito forte e convinto dal convegno che ieri ha messo a confronto un nutrito numero di qualificate autorità nella materia.

Merito sicuramente di una legislazione che, sull'impulso dato anche dal governo Renzi, solo da poco ha impresso un'effettiva accelerazione a processi rimasti sin qui invischiati tra le pastoie burocratiche e le resistenze degli apparati ministeriali.

Se a questo si aggiunge la volontà di un'amministrazione comunale che una bella dose di priorità l'ha proiettata sul felice esito di alcune delle partite che si giocano sulle aree militari nonché la buona sorte che ha portato Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, sulla cruciale poltrona di direttore dell'Agenzia del demanio, ecco che gli ingredienti per spiegare i tanti plausi piovuti sulla nostra città ci sono tutti.

Plausi qualificati, si diceva, considerato il rango degli ospiti del convegno nazionale organizzato dal Comune e dall'Ordine degli architetti di Piacenza con il sostegno del Consiglio nazionale.
"Aree militari, quale futuro per i territori? ", il titolo.

Di immediata presa simbolica la scelta della sede, il salone delle feste all'interno dell'ex Arsenale di viale Malta, oggi Polo di Mantenimento Pesante Nord.

E' stato Vincenzo Capobianco, dirigente dell'Agenzia del demanio a capo dell'ufficio Valorizzazioni, Vendite e Progetti Speciali, a definire Piacenza «caso unico in Italia» per avere usufruito con tempismo senza pari di «tutte le norme previste dal 2000 a oggi» in materia di dismissione delle aree militari: dal primo Puvat firmato (Programma unitario di valorizzazione territoriale) all'intesa della scorsa settimana per il recupero di caserme da mettere in vendita, dal trasferimento di Palazzo Farnese all'ente locale alla rifunzionalizzazione di ex caserme a cui cambiare la destinazione d'uso fino a quelle da conferire alla Sgr del ministero dell'Economia per essere ancora una volta all'alienazione.
Cessioni immobiliari che andranno a beneficio delle casse statali e non solo, visto che spetterà ai Comuni una quota dell'introito (dal 5 al 15%, tanto più alta quanto più rapidamente si chiuderà l'operazione).
E se la grande scommessa sarà trovare acquirenti, Capobianco ha detto sul punto parole per noi confortanti: «Sto girando l'Italia in lungo e in largo e di immobili da collocare ce ne sono tanti. Anche di bellissimi, ma che nessuno vuole in certe aree del Paese, mentre una caserma a Piacenza è facile che sia venduta, e di richieste già ne abbiamo».
Molto dipenderà dal cambio di destinazioni urbanistiche, quello cioè che sulle aree da dismettere si deciderà di insediare.
Compito in capo ai Comuni, chiamati alla scelta del mix di funzioni che tuteli l'interesse pubblico fino a un punto di equilibrio che tenga vivo l'interesse all'investimento da parte degli operatori privati.


E se per giocare al meglio questa cruciale passaggio gli architetti, con Alessandro Marata, membro del Consiglio nazionale dell'ordine, esortano le municipalità ad avvalersi del prezioso contributo dei progettisti esterni, il ministero della Difesa mette in campo una task force che istituisce tavoli tecnici con i Comuni con cui vengono siglati i protocolli d'intesa sulle dismissioni.
Ne fa parte il colonnello Antonio Saraceni, ieri tra i relatori.
Ha riferito del lavoro per l'individuazione delle destinazioni urbanistiche avviato ad esempio a Firenze. Che l'operazione di vendita e riconversione frutti la resa maggiore è primario interesse per la Difesa che, ha spiegato Saraceni, con quelle risorse deve finanziarie l'accorpamento di strutture militari la cui gestione è diventata assolutamente insostenibile per le casse del ministero: «Una razionalizzazione si impone, come ci auguriamo che accada qui a Piacenza».
Gustavo Roccella
LIBERTA' 16/12/2014


«Servono progetti calati nel reale, non libri dei sogni»
Mazzocco (Assoimmobiliare): datevi una visione di città e funzioni che sono richieste, i capitali seguono

Che parta dal territorio il processo decisionale su che cosa si vuole fare delle aree militari e demaniali che ritornano alle città, e però che non siano «grandi astrazioni accademiche, libri dei sogni molto belli ma destinati a rimanere tali. E' di concretezza che abbiamo bisogno, di progetti calati sulla terra».
Le carte Aldo Mazzocco le ha messe sul piatto con tutta la chiarezza che è abituato a usare ai tavoli di lavoro che frequenta da amministratore delegato di Ben Stabili.
Le carte degli imprenditori, di chi è chiamato a partecipare alle chances di investimento che la partita delle aree dismesse apre.
A metterci i soldi, in altre parole.
E' da presidente di Assoimmobiliare che Mazzocco è intervenuto al convegno nell'ex Arsenale. Quello che anzitutto gli operatori economici chiedono alle municipalità, ha sottolineato, è che si confezionino proposte di riconversione che abbiano progettualità anche super partecipate e qualificate, e con tutto lo spazio giudicato necessario per le funzioni e i servizi pubblici, purché poi i lotti riservati ai privati consentano una effettiva e adeguata remunerazione del capitale e che la loro destinazione non cambi in coso d'opera.
Come virtuoso modello sono stati portati gli interventi urbanistici realizzati in Francia in particolare a Marsiglia e a Lione.
Ma pure la rinascita di Torino che cerca di reinventarsi dopo essere stata la città della Fiat può essere un esempio.
L'importante, per attirare investitori, è «darsi una visione: se Piacenza diventasse la città della coppa, allora tutti verranno qui ad aprire il loro negozio della coppa», ha indicato, scherzando ma non troppo, il manager che ha dichiarato tutta la sua «passione» per il nostrano insaccato.
Le destinazioni urbanistiche devono, dunque, determinare un sapiente mix «tra funzioni pubbliche e servizi sociali che non danno reddito e quelle invece che il mondo chiede, che siano centri commerciali o alberghi a cinque stelle, cinema o parchi dei divertimenti».
E non è con i proprietari, ma con i gestori di queste strutture che occorre parlare, ha esortato Mazzocco, quelli che pagano l'affitto e sanno che cosa occorre perché funzionino a dovere: «Se i cinesi si muovono con aerei da 200 posti, ci vogliono hotel da 200 posti». «Solo così l'immobiliare riparte, offrendo prodotti che servono», ha concluso invocando «un po' di coraggio» nella definizione delle destinazioni d'uso.
«E' del sano realismo che ci vuole», si è detto d'accordo Alessandro Cattaneo, presidente della Fondazione Patrimonio Comune dell'Anci ed ex sindaco di Pavia, «altrimenti escono dei libri dei sogni che si scontrano con le esigenze del mercato e tutto resta lettera morta».
«Amministratori pubblici, imprenditori, architetti, investitori esteri: serve un'assunzione di responsabilità da parte di tutti», ha tirato le fila Guglielmo Pelliccioli, giornalista de Il Quotidiano Immobiliare, che ha moderato la tavola rotonda.
gu. ro.
16/12/2014


Palazzo Farnese, il 22 dicembre la firma.
E nel 2015 tocca al Laboratorio Pontieri


L'assessore Bisotti fa l'elenco dei primi passaggi di beni dallo Stato al comune
«La caserma vicino al Daturi è il primo edificio militare consegnato alla città»

Lunedì 22 dicembre arriverà la firma che sancirà il passaggio di proprietà di Palazzo Farnese dal demanio civile all'amministrazione comunale.
Ad annunciarlo ieri, a conclusione del convegno "Aree militari, quale futuro per il territorio? ", ospitato all'interno del Polo di mantenimento pesante nord, è stato l'assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Piacenza, Silvio Bisotti, tirando le somme di un intenso pomeriggio che ha messo a confronto nella seconda parte alcune esperienze e casi reali, esponendo varietà di contesti, situazioni e soluzioni.
Bisotti ha auspicato che i molteplici stimoli giunti dai relatori favoriscano «la volontà di interagire in termini di collettività», cercando di valorizzare le opportunità in campo, di fronte a «obiettivi che costituiscono comunque una sfida», in quanto coinvolgono «grosse questioni» in termini strategici per il futuro della città e di necessari investimenti.
Per Bisotti comunque «la sfida è molto interessante» e - ha evidenziato - per Piacenza ha già comportato l'attivazione di tutti gli strumenti che le norme e il federalismo demaniale mettono a disposizione: «I primi risultati li stiamo intravedendo».
E se per Palazzo Farnese il traguardo del cambio di consegne è imminente, «il 2015 dovrebbe coincidere con il primo anno in cui un edificio militare viene consegnato alla città». Il candidato è il Laboratorio Pontieri in prossimità del campo Daturi e dello stesso Palazzo Farnese.
L'assessore ha quindi invitato gli intervenuti a mantenersi in rete, «impegnati verso una meta importante».
Quanto il tema sia complesso è emerso anche nella serie di progetti, alcuni privati, altri pubblici o un misto dei due; alcuni realizzati con successo, altri fermi da tempo, altri rimasti sulla carta, altri ancora in fieri, magari ridimensionati rispetto alle prospettive iniziali, a causa dell'attuale congiuntura. Emblematico il grido di allarme lanciato da Francesco Martines, sindaco di quell'unicum architettonico-urbanistico che è la città-fortezza di Palmanova, in provincia di Udine, dove il prossimo anno proseguirà il convegno, costretta, dopo la caduta del muro di Berlino e il ridisegno degli equilibri geopolitici mondiali, a rinunciare - ha rievocato il primo cittadino - al ruolo militare, attorno cui ruotava l'intera economia, e alle sue sette caserme concentrate in un centro di appena 5.500 abitanti. «Ne è rimasta una sola con cinquecento soldati», ha sintetizzato Martines, soffermandosi sulla necessità di ripensare la vocazione urbana. A complicare la faccenda, l'interazione tra diversi proprietari, divisi tra Comune, Demanio civile e militare. «Intanto siamo in emergenza: le caserme stanno crollando».
Il Friuli Venezia Giulia è la regione maggiormente chiamata in causa dalle dismissioni militari, come emerso nell'intervento di Bernardino Pittino, presidente dell'ordine degli architetti di Udine, e della collega Paola Pellegrini, la quale ha esposto "microstorie" di trasformazione calate in piccoli Comuni, dove l'acquisizione di complessi architettonici viene considerata spesso più un peso da cui liberarsi il prima possibile che un'occasione di crescita per il territorio, in assenza di risorse economiche e tecniche per gestire una partita comunque non semplice. Pittino, anche a questo proposito, oltre a caldeggiare un maggior coordinamento tra i livelli amministrativi per la condivisione di strumenti e professionalità, ha ribadito la centralità del progetto, che deve far emergere le peculiarità di ciascun edificio, evitando di relegare le dismissioni militari a operazioni dai risvolti solamente finanziari, immobiliari, legali.
Sergio Togni, presidente dell'ordine degli architetti di Aosta, e Simona Agostino hanno illustrato rispettivamente la caserma degli alpini Testafochi diventata polo universitario del capoluogo aostano e il Forte di Bard, ora centro culturale, sede del museo delle Alpi e di mostre, mentre Alessandra Ferrari, presidente dell'ordine degli architetti di Bergamo, ha parlato di otto ex caserme della città lombarda, specie della Montelungo-Colleoni, per la quale un tavolo tecnico ha riunito rappresentanti degli ordini professionali, delle amministrazioni e dei costruttori, «rendendo il progetto urbanisticamente e economicamente sostenibile».
Anna Anselmi





pubblicazione: 16/12/2014
aggiornamento: 18/12/2014

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