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Aree militari, dubbi nella commissione che si interroga sulla sua identità

Dovevano esserci i documenti elaborati gli anni scorsi dal Patto per Piacenza (2002) e dal Piano Strategico (2007) al centro della seduta della commissione Aree militari di ieri, invece gran parte del confronto è stato ancora sul senso e sui compiti di un organismo che con tanto travaglio è stato costituito e che da poco più di un mese si è messo a lavorare, ma con le idee parecchio confuse su come farlo.

Il più esplicito a dichiararlo è stato Carlo Mazza (gruppo):
«Io sto annaspando. Dove andiamo con questa commissione? Dovevamo procedere di pari passo con l'amministrazione, mi pare invece che i binari siano separati».

Gli ha fatto eco Antonio Levoni (Piacenza Libera) indicando nella presenza a ogni seduta di un rappresentante delle autorità militari la possibile soluzione per dare concretezza ai lavori.

Ma «non è la Difesa la nostra controparte», gli ha obiettato Filiberto Putzu (Forza Italia), «è semmai l'impresa, genericamente il mondo imprenditoriale, che si accollerà l'onere di finanziare il trasferimento e accorpamento in un'unica sede» in periferia - all'interno del polo logistico di Le Mose, è l'ipotesi in campo - gli stabilimenti industriali militari oggi dislocati in vari punti, anche centrali, della città.
«Piccolo cabotaggio», a suo giudizio, ragionare sui singoli progetti - dalla "città del ferro" al parco tematico - pensati negli anno scorsi dai vari tavoli interistituzionali, occorre piuttosto «lungimiranza nel capire quale potrà essere la Piacenza del futuro».

«Inutile» la presenza di un militare alle sedute anche secondo Giampaolo Crespoli (Pd) che ha spostato l'attenzione sul costo che si ipotizza necessario per la realizzazione del nuovo polo esterno: 230 milioni di euro, così ha stimato uno studio l'anno scorso commissionato al Politecnico dal Comune.
Crespoli si dice scettico sull'importo, lo considera eccessivo e forse viziato dal fatto che la richiesta di questo studio sia arrivata proprio dai militari che in realtà «volevano far naufragare» l'ipotesi della delocalizzazione con cessione in permuta al Comune delle aree urbane che si libererebbero.

A pensarla come Crespoli è pure il presidente della commissione Gianni D'Amo (Piacenza comune) che ha provato a riportare la seduta nei binari dell'ordine del giorno indicando quelle «due o tre idee fondamentali» che è bene che dall'organismo consiliare sui beni della Difesa escano.
Ad esempio quale vocazione dare ad aree tutte nello stesso comparto, quello di via Benedettine, come le caserme Alfieri e Dal Verme e l'ex Panificio militare.
Ma prima ancora se ha senso delocalizzare il polo industriale a Le Mose:
«Io credo che possa servire a rilanciare l'idea di Piacenza "città del ferro" (progetto del Piano Strategico, ndr), dando valore tanto al nuovo stabilimento militare che dei servizi ferroviari lì disponibili ha bisogno quanto al polo logistico stesso e ai collegamenti urbani che potrebbero migliorare utilizzando a mo' di metrò leggera i binari dell'ex arsenale».

E a sottolineare che il contributo della commissione sta nell'indicare le idee, sulle più opportune funzioni da insediare nelle aree da acquisire è stato anche il vicesindaco Francesco Cacciatore.
A tale proposito Christian Fiazza (Pd) ha rilanciato il ragionamento su un centro ricerche di eccellenza sulle energie rinnovabili.
gu.ro.


pubblicazione: 19/02/2008
aggiornamento: 05/04/2008

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