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Aree Militari , ecco la missione

Se venisse centrato, sarebbe il bersaglio del secolo per Piacenza, inseguito da poco meno di trent'anni: liberare ad uso civile le aree militari.

E incrementare l'occupazione al polo militare trasferito in un nuovo stabilimento, trattenendo (ecco la novità) più di metà dei metri quadrati disponibili a verde.

La proposta uscita dal tavolo del Comune di Piacenza - che Libertà ha anticipato nei giorni scorsi - sembra aver trovato l'equilibrio necessario per raccogliere il massimo consenso istituzionale, per saldare la visione politica del centrodestra e del centrosinistra.

Verrà illustrata alla cittadinanza, ma ieri a Palazzo Mercanti hanno trovato un'intesa sostanziale parlamentari, amministratori, sindacati confederali («Sembra la volta buona» commentava Massimiliano Borotti, segretario della Uil), fuori dalla porte le rsu e il Comitato Pertite che hanno manifestato in piazza dopo la loro esclusione (e nel merito).

Il sindaco Roberto Reggi ha parlato a nome di tutti: «Si è lavorato ai massimi livelli, abbiamo elaborato una proposta che inoltreremo al ministero della Difesa con una lettera d'accompagnamento, chiedendo che si esprima».

C'è una «sostanziale condivisione», punti ancora aperti ma una piattaforma interlocutoria certa da sottoporre al governo.
Un'architettura già condivisa con i capigruppo consiliari e sottoposta al Comitato Pertite e frutto del lavoro del vicesindaco Francesco Cacciatore che l'ha illustrata.

In estrema sintesi: l'operazione di basa su 740mila metri quadrati di aree militari disponibili di cui 380 mila verrebbero tenute a verde (200mila a verde pubblico, 180mila a verde privato), con un recupero del patrimonio storico dei bastioni farnesiani, del vallo e dell'area dei Pontieri intorno a Palazzo Farnese.
Nell'area Artale-Pertite i militari vorrebbero dislocare il nuovo stabilimento produttivo oggi all'ex Arsenale e il reggimento Pontieri, utilizzandola «tutta» ha detto Reggi, calcando la voce su quel «tutta». Mentre il Comune ha messo un paletto su 120 mila metri quadrati di verde pubblico: «Non certo un francobollo, ma un'estensione pari al parco di Montecucco».
E' questa l'ipotesi che il tavolo ritiene «sostenibile» sia sotto il profilo finanziario - libererebbe risorse per 100milioni di euro sufficienti a costruire un nuovo e moderno stabilimento - sia sotto il profilo delle volumetrie previste con un incremento di residenza per 2mila abitanti.


All'incontro erano presenti gli onorevoli Tommaso Foti, Massimo Polledri (Pdl), Paola De Micheli e Maurizio Migliavacca (Pd), l'assessore regionale Paola Gazzolo, i consiglieri regionali Andrea Pollastri (Pdl) e Stefano Cavalli (Lega), i sindacalisti Marina Molinari (Cisl), Stefania Bollati, Paolo Chiappa (Cgil) e Massimiliano Borotti (Uil).
Patrizia Soffientini
Libertà del 20/07/2010


Nuove assunzioni in vista al polo militare .
La necessità di uno stabilimento moderno che abbia certe dimensioni si lega anche alla possibilità di ampliare la pianta organica dei lavoratori del comparto della Difesa .


Una notizia nella notizia è arrivata fresca sul "tavolo" in grigioverde di Palazzo Mercanti preso d'assedio, simbolicamente, da ambientalisti e rappresentanze dei lavoratori.
E' presto per dirlo, ma ci sono opportunità di ampliamento del polo di mantenimento pesante nord.
E anche alla luce di questo orizzonte, agire rapidamente per realizzare un nuovo stabilimento produttivo è fondamentale sostiene il sindaco Roberto Reggi e aggiunge che qui si tratta non solo di mantenere un centro direzionale di prima importanza in Italia che già dà lavoro ad un migliaio di persone, ma anche di verificare un'ipotesi che si sta facendo strada sull'ampliamento del polo di mantenimento pesante nord: «Per concentrare a Piacenza funzioni che ora non ci sono».
Di più non viene detto.
Né pare possibile immaginare un ridimensionamento dell'altro polo di mantenimento, quello al Sud, a Nola, a vantaggio del presidio piacentino.
Tuttavia, il nuovo, previsto stabilimento militare evidentemente induce i militari a considerare il nostro sito quello più adatto a diventare il fulcro nazionale della manutenzione dei mezzi pesanti.
Ma per il sindacato oggi è prioritario affinare e innalzare la qualità dell'occupazione, il rilancio del polo - lo si è detto sempre - passa attraverso figure professionali di tecnici, ingegneri.
Attualmente vi lavorano una quindicina di persone presso il Reggimento, 720 al polo di mantenimento pesante, un centinaio al Macra, ma il recente ampliamento della pianta organica per includere anche le forze del laboratorio del Genio Pontieri, hanno portato la pianta organica del polo di mantenimento da 720 unità a 889 sulla carta, come dire: un aumento di 169 posti per il personale civile.
In tutto la pianta organica sale però a 928 ruoli, includendo anche le funzioni militari. Questa configurazione è già apparsa in Gazzetta Ufficiale.
Oggi, osserva Massimiliano Borotti (Uil), sta per uscire un bando nazionale del ministero della Difesa che dovrebbe integrare quaranta-cinquanta posti.
Si vorrebbe che una buona quota di figure professionali potessero arrivare proprio a Piacenza per arricchire un panorama sempre più impoverito di addetti e di profili professionali importanti.
Più volte i sindacati hanno lanciato il grido d'allarme che proietta sui prossimi dieci anni una forte fuoriuscita di dipendenti.
Contestualmente è sempre più forte il bisogno di avere uno stabilimento produttivo nuovo, con misure di sicurezza idonee e meno oneroso probabilmente da mantenere.
Del resto, il generale Francesco Castrataro, durante la festa del 2 Giugno, aveva detto chiaramente che i trasferimenti per tenere in efficienza il vecchio stabilimento erano in netta diminuzione.
Dunque, si fa avanti l'ipotesi di collocare la nuova struttura all'Artale-Pertite, anche se ci sono voci nel mondo sindacale che puntano alla delocalizzazione a Le Mose o al Macra.
Di certo, è il momento di esprimere una regìa precisa perché siamo nella fase finale del percorso del piano strutturale del Comune di Piacenza ed è indispensabile decidere come pesare le aree in questo disegno, a fronte del rischio che altre città si affrettino a tentare operazioni simili.
«Sulla proposta formulata c'è condivisione ampia di forze politiche dal Comune al Parlamento - osserva Borotti che è anche un dipendente della Difesa - e questa è una proposta seria, costruita bene. Ricordo che il primo disegno sulle aree militari dove si citava anche Piacenza risale al 1983, sotto Spadolini, si chiamava Ratid, ora dopo 27 anni forse siamo maturi».
pat. sof.





pubblicazione: 20/07/2010

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