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Aree militari, 2 anni per far partire il piano

Due anni da adesso, 730 giorni per arrivare all'accordo di programma tra Comune, ministero della Difesa e Agenzia del Demanio dove tutta la partita della dismissione e permuta delle aree militari troverà dettagliati contorni operativi per decollare davvero, a partire dalla sua pietra angolare, ossia la realizzazione di un nuovo polo industriale dell'Esercito in zona periferica in cui accentrare le strutture oggi sparse nel territorio urbano città e liberare le relative sedi da restituire così alla città.

Due anni durante i quali il Comune, da parte sua, si fa carico di verificare e predisporre tutte le impegnative condizioni di fattibilità dell'operazione, dalla sostenibilità economico-finanziaria (le stime sin qui parlano di ben 230 milioni di euro) a quella socio-ambientale che investe la delicata questione delle destinazioni d'uso delle aree dismesse.

È questo il succo del protocollo d'intesa che questa mattina in municipio firmano il sindaco Roberto Reggi per il Comune e il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri per il ministero in "griogioverde".
Una cerimonia a cui l'amministrazione di palazzo Mercanti chiama a partecipare tutte le forze politiche a testimonianza di un passaggio visto come pietra miliare di una battaglia per la città - il recupero delle aree militari - da portare avanti con spirito bipartisan, lo stesso che negli anni ha animato il faticoso percorso di avvicinamento.
Un appello al quale, però, non tutti del centrodestra risponderanno.

La questione ha tenuto polemicamente banco ieri in commissione Aree militari, una seduta appositamente convocata dal presidente Gianni D'Amo (Piacenza comune) per «comunicazione» del vicesindaco Francesco Cacciatore «in merito allo stato dei rapporti con le Autorità militari».
Quale comunicazione?
Per l'appunto l'anticipazione di quanto sarebbe stato firmato il giorno dopo, cioè oggi, tra Comune e Difesa.
Una forma di cortesia nei confronti della commissione, l'ha spiegata Cacciatore, ma senza convincere per niente Carlo Mazza (gruppo misto) e Sandro Ballerini che hanno duramente contestato (più il primo del secondo) il metodo adottato (ma analoghi rilevi, seppur più soft, sono arrivati anche da Giampaolo Crespoli, del Pd).
Sotto accusa la precipitazione organizzativa, il mancato coinvolgimento della commissione con adeguato anticipo:
«C'è sotto qualcosa», ha affermato Ballerini dando una lettura «di pubblicità elettorale» a «una firma nata un po' all'oscuro» e riservandosi di decidere se partecipare alla stipula solo dopo aver «sentito la mia parte politica».
Determinato a non andare è invece Mazza, «perché non voglio essere testimone di qualcosa che viene firmato senza che ci sia un documento della commissione che autorizzi politicamente la cosa. Non mi venite a dire che non si poteva posporre di sette giorni, è mancanza di riguardo e di rispetto».

Cacciatore, spalleggiato in parte da D'Amo, ha rivendicato la correttezza del percorso ricordando le distinzioni di ruolo e compiti tra amministrazione e commissione .
E dalla sua, oltre alla maggioranza, si è schierata anche Piacenza Libera aprendo una profonda frattura con il resto del centrodestra.

Ma Mazza ha insistito.
E la seduta si è chiusa con una chiamata di "correità" all'indirizzo di D'Amo: se il presidente sarà presente alla stipula del protocollo d'intesa, ne deriverà la delegittimazione della commissione, ha detto nella sostanza l'esponente del misto.
E D'Amo si caverà d'impaccio non andandoci risolvendo così, ha spiegato, «il conflitto» che prova tra una sorta di «cortesia istituzionale» nei confronti di chi ha mandato l'invito e la «necessità che sia chiaro che a firmare quel documento è l'amministrazione e non la commissione», proprio in omaggio a quella «distinzione di ruoli e competenze» che si diceva.
Gustavo Roccella, Libertà del 3 aprile 2008



Cacciatore replica alle accuse: il consiglio non viene svuotato, è il contrario
«È il coronamento di un iter condiviso»


(gu.ro.) Un termine entro cui «dare corpo alle condizioni di fattibilità» per il trasferimento in periferia del polo industriale della Difesa (candidata per il momento una grande area nel comparto logistico di Le Mose da acquisire da privati) con permuta al Comune delle strutture e dei terreni lasciati liberi dall'Esercito.
Così il vicesindaco Francesco Cacciatore ieri in commissione Aree militari ha descritto il significato del protocollo d'intesa che oggi verrà firmato da Comune e Difesa.
È la scadenza che è stata fissata, i due anni a partire da oggi, l'aspetto centrale a suo avviso.
Vuol dire che il ministero mette nero su bianco l'intenzione di procedere concretamente nella valorizzazione del polo militare piacentino, che «anzitutto va letto come salvaguardia dei posti di lavoro» lì impiegati.
Dall'altro lato c'è l'impegno del Comune a verificare la sostenibilità del piano «sia finanziaria sia ambientale», da un lato cioè come recuperare le ingenti risorse economiche occorrenti per realizzare il nuovo stabilimento e, dall'altro, quali destinazioni progettuali immaginare per le aree recuperate alla città.
Una volta che queste condizioni saranno definite, tra due anni si arriverà a siglare, tra gli stessi soggetti più l'Agenzia del demanio, l'accordo di programma in cui nel dettaglio troveranno descrizione tutti gli aspetti operativi, per intenderci la sede del nuovo stabilimento, quali caratteristiche avrà, come verranno recuperate le risorse per costruirlo, in che tempi la Difesa consegnerà i suoi beni.

«È il percorso che dal 2005 è stato indicato ai vari tavoli sulle aree militari e che hanno sempre avuto la condivisione di tutti, a prescindere dall'appartenenza politica e dal governo nazionale che fosse in carica», ha osservato Cacciatore di fronte alle obiezioni sollevate dal centrodestra che con Sandro Ballerini (Forza Italia) e Carlo Mazza (gruppo misto) ha parlato di protocollo dal sapore elettoralistico.
E alle critiche sul metodo e sulla mancanza di rispetto verso la commissione, il vicesindaco ha replicato richiamando la distinzione di compiti tra l'amministrazione comunale, che porta felicemente a compimento (la prima parte di) un percorso in cui la legge espressamente le riserva il ruolo di interlocutore della Difesa, e l'organismo consiliare che ha invece una funzione propositiva.
Funzione che assolutamente non viene pregiudicata dalla stipula del protocollo, ha fatto presente Cacciatore, perché «adesso arriva il momento di indicare le condizioni» con cui costruire la strada verso l'accordo di programma fissato nel 2010, a partire dai «paletti» con cui impostare, entro l'estate prossima, il concorso internazionale di idee per la progettazione delle aree militari recuperate.



Cdl, Pc libera si smarca.
Dure accuse tra Levoni e Ballerini.


(guro) Carlo Mazza (gruppo misto) annuncia che oggi non parteciperà alla stipula del protocollo d'intesa sulle aree militari tra Comune e Difesa in polemica con il metodo adottato dall'amministrazione.
Sandro Ballerini (Forza Italia) si riserva di decidere dopo aver consultato il suo partito.
Antonio Levoni (Piacenza Libera) non ci sta, prende vigorosamente le distanze dagli alleati di centrodestra e spiega, in un intervento che il vicesindaco Francesco Cacciatore loderà, perché è «sacrosanto» andare alla cerimonia: perché l'amministrazione ha compiti distinti dalla commissione, «e meno male che domani firmate», ha detto ieri in commissione, «mi preoccuperei del contrario, altrimenti noi staremmo qui 18 mesi (il mandato - prorogabile - della commissione, ndr) a raccontarci tante belle chiacchiere su come riacquisire le aree».
Ma la frattura politica nell'opposizione ha avuto uno strascico ancora più fortemente polemico, dove tra Piacenza Libera e Forza Italia sono riaffiorate le dure accuse e controaccuse del post campagna elettorale per le comunali.
Ballerini si è detto convinto, «conoscendo le strategie» di Levoni, che la sua posizione sia «il frutto di un conciliabolo» con l'amministrazione.
Levoni gli ha replicato a muso duro: «È l'ennesima occasione che Forza Italia perde per dimostrare di avere imparato a fare politica. È l'arroganza e la prepotenza che escono sempre quando c'è un po' di potere da spartire».
E Ballerini lascia la seduta.


pubblicazione: 03/04/2008
aggiornamento: 05/04/2008

Gianni D'Amo e Francesco Cacciatore 14324
Gianni D'Amo e Francesco Cacciatore

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