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Alitalia, via libera al salvataggio

La "nuova" Alitalia resterà una compagnia italiana.

Il governo ha dato il via libera - con la modifica della legge Marzano - al salvataggio della compagnia di bandiera, e la divisione in due nuove società, una bad company e una best company, annunciando che soci stranieri potranno entrare ma solo con quote di minoranza.

Air France, ritiratasi definitivamente dalla partita ad aprile, è pronta di nuovo a scommettere sulla partita che vedrà nascere la newco dalle ceneri della vecchia compagnia.

Procede quindi velocemente il piano per il salvataggio che lunedì dovrà affrontare un grande ostacolo: il confronto con il sindacato, pronto a dare battaglia.

DA SAN PAOLO 100 MLN - Intesa Sanpaolo ha poi fatto sapere che contribuirà alla newco con una cifra intorno ai 100 milioni di euro. Lo ha detto l'ad Corrado Passera durante la presentazione dei dati semestrali.
«Se un certo numero di condizioni saranno soddisfatte - ha affermato il manager - e ho l'impressione che lo saranno perché è stata approvata la nuova legge Marzano, se ogni cosa va secondo i piani e se le condizioni della possibile offerta saranno rispettate, participeremo alla creazione della newco con circa 100 mln. Questo sarà il nostro contributo a un progetto che è diventato molto solido e che sta diventando un progetto di successo».
Il presidente operativo della nuova compagnia sarà Roberto Colaninno.

BERLUSCONI SODDISFATTO - Intanto, in vista del cda di Alitalia di venerdì, l’esecutivo ha approvato un decreto legge e un ddl che riordinano le procedure per l’amministrazione controllata (legge Marzano) con cui le parti in perdita di Alitalia, raccolte nella bad company, saranno poste sotto commissariamento.
«I sacrifici ci saranno - ha detto il premier Silvio Berlusconi, soddisfatto di aver mantenuto gli impegni presi in campagna elettorale -, ma il personale in eccesso non sarà abbandonato come anche i piccoli risparmiatori».
«Certo - ha anche assicurato il presidente del Consiglio - gli esuberi saranno inferiori a quelli della svendita ad Air France». Il decreto approvato dal governo prevede una deroga alle norme antitrust, per l’integrazione tra Alitalia e Air One come previsto dal piano di Intesa Sanpaolo, tutela degli azionisti e possibilità di immediata cessione degli asset della bad company a trattativa privata. La fase di commissariamento potrà durare uno e due anni e inoltre a stabilire il prezzo per la cessione degli asset sarà il commissario straordinario. Nessuna cifra al momento sugli esuberi che, ha detto Berlusconi, saranno inferiori al piano di Air France.

Il premier si è detto soddisfatto:
«Avevamo il dovere di intervenire, siamo intervenuti con concretezza. Ci siamo riusciti. Avere una compagnia di bandiera italiana solida era indispensabile. L'esigenza primaria è stata il rispetto dell'interesse del Paese, era l'unica scelta altrimenti c'era il fallimento. Il personale in eccedenza si troverà in una situazione su cui interverremo, non sarà abbandonato e neanche i piccoli investitori».

Il premier ha ribadito che la compagnia di bandiera resterà italiana:
«Se la nuova Alitalia ritenesse utile allearsi con una grande compagnia di un altro paese, quest’ultima potrà entrare solo come un socio di minoranza». Infine un attacco ai sindacati: «La precedente trattativa con Air France è fallita per colpa loro e non nostra».

La riunione del governo è filata liscia, nonostante gli avvertimenti lanciati nei giorni scorsi dalla Lega. I nodi principali erano stati sciolti in una cena-riunione mercoledì sera con Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Umberto Bossi e Roberto Calderoli: il Carroccio ha ottenuto l'apertura del Tavolo per gli aeroporti milanesi. E così Bossi può finalmente dire che «il piano va bene».

TRATTATIVA COI SINDACATI - Proprio con i sindacati se la deve vedere il governo già lunedì, dopo l'assicurazione, contenuta nel decreto, di «ammortizzatori sociali per la durata di sette anni (4 di cassa integrazione e 3 di mobilità) per tutti i lavoratori». Intanto Air France-Klm torna a guardare ad Alitalia, «pronta a rilevare una partecipazione di minoranza sul capitale» e ha espresso l’auspicio di restare partner strategico. Ma ora la partita si sposta sul fronte sindacale e in attesa delle altre tappe tecniche, con il cda di Alitalia di venerdì che dovrà dare il via libera ai conti del semestre e alle procedure di commissariamento, già i sindacati hanno annunciato battaglia sugli esuberi. I piloti dell’Anpac hanno chiesto l’apertura del confronto per entrare nel merito del piano, altrimenti si arriverà ad un conflitto sociale «pesantissimo». Anche Fabrizio Tomaselli, dell’Sdl intercategoriale, ha bocciato il piano di salvataggio di Alitalia e annunciato una battaglia durissima. Sulla stessa lunghezza d’onda gli assistenti di volo dell’Avia, che non sono disponibili ad accettare che il piano industriale per il salvataggio di Alitalia faccia «macelleria sociale» della categoria.

OPPOSIZIONE CONTRARIA - All'entusiasmo di Berlusconi fa eco la bocciatura senza sconti dell'opposizione. Il piano "Fenice" non convince il segretario del Pd, Walter Veltroni, che teme che Alitalia si riduca a una «compagnia di bandierina». «La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza» ha dichiarato in una nota. Secondo il segretario del Pd «il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di bandierina, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale». Pierluigi Bersani sottolinea come l’interessamento mostrato da Air France ad acquisire una quota della compagnia avverrà «in condizioni meno favorevoli per l’Italia, per i lavoratori, i consumatori e gli azionisti». «Le rassicurazioni di Berlusconi non servono a nulla - aggiunge l'ex ministro -. Viene fuori l'idea di una compagnia più piccola e più domestica che ovviamente non potrà vivere da sola». Durissimo l'ex sottosegretario alla presidenza del governo Prodi, Enrico Letta, secondo cui le parole di Berlusconi sono «sfacciate e intollerabili» e tentano solo di «coprire la realtà, cioè che il governo sta pilotando il fallimento di Alitalia».


COMMISSIONE UE - In ogni caso la palla potrebbe ora passare a Bruxelles che - dopo le modifiche alla legge Marzano - deve verificare se l'operazione è compatibile o meno con le norme comunitarie, soprattutto sul fronte degli aiuti di Stato. Dunque, molto probabilmente, anche per quel che riguarda il previsto ricorso la cassa integrazione e mobilità per tutti i dipendenti della compagnia di bandiera. Finora sulla scrivania del commissario Ue ai trasporti, Antonio Tajani sono giunte solo delle bozze sia del piano "Fenice" messo a punto da Banca Intesa, sia del decreto legge approvato a Palazzo Chigi. «Ci sono sempre contatti in corso - ha assicurato il portavoce di Tajani - ma spetta al governo italiano decidere se e cosa notificare formalmente alla Commisione europea. E per ora non è stato notificato alcun testo ufficiale». E in attesa che la Commissione Ue possa cominciare il suo lavoro, sul piano Alitalia sono puntati gli occhi di molte compagnie aeree concorrenti, che hanno minacciato la possibilità di preparare nuovi ricorsi, oltre a quelli già presentati per contestare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso dal governo Prodi e trasformato in patrimonio netto dal governo Berlusconi.






pubblicazione: 29/08/2008

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