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Al Municipale Verdi è sempre più re.

Stagione lirica - Presentato il primo cartellone curato dalla Fondazione Toscanini.

Venti spettacoli lirici nel progetto della prossima stagione, contro i dieci di quella che sta per concludersi («Nella prossima saranno già 30 e aumenteranno l'anno successivo: vogliamo arrivare a coprire tutti i mesi dell'anno, agosto escluso» assicura Gianni Baratta, sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini).

Nomi altisonanti: non si conoscono ancora quelli di cantanti e direttori d'orchestra (se non per Mstislav Rostropovich), ma tra i registi sfileranno Franco Zeffirelli, Pier Luigi Pizzi, Pier'Alli e un grande cineasta prestato alla lirica come Marco Bellocchio (per un Rigoletto dal quale sarà tratto un Dvd).

Sortite innovative e spregiudicate, come un'esecuzione “in forma scenica” del Requiem di Verdi e una rappresentazione del Ballo in maschera nel quartiere fieristico, con uno spettacolo carnevalizio destinato a un pubblico «di 4mila bambini».

La promessa del ritorno della stagione di danza (Baratta: «Piacenza ha grandissime risorse in questo settore che vanno valorizzate») e di una stagione concertistica con protagonisti di fama e levatura internazionale.

Il concorso per giovani voci promosso dagli Amici della Lirica e dedicato alla memoria del grande tenore piacentino Flaviano Labò che, con la collaborazione del Municipale e della Fondazione Toscanini, da biennale diventerà annuale e avrà il compito di individuare giovani artisti da inserire nel cartellone del Municipale stesso.

Varia carne messa al fuoco per l'avvenire, come «un grande evento musicale» che il 10 settembre 2004 celebrerà il bicentenario dell'inaugurazione del Municipale e la prima assoluta di un'opera contemporanea di Azio Corghi nel dicembre dello stesso anno.

Ma la novità più rilevante è un'altra: il Municipale acquisirà la denominazione aggiuntiva di “Teatro delle Terre Verdiane” e si «specializzerà» nelle opere di Verdi, con una programmazione lirica dedicata «al 70-80 per cento» (parola di Baratta) alla produzione del Maestro.

Di più: Piacenza e il Municipale, in questo modo, puntano a diventare (in «asse» con Busseto) il centro d'attrazione di un ricco turismo nazionale e internazionale legato al nome di Verdi.
E per far questo contano sulla costituzione, a cura della Provincia, di un'apposita agenzia che pubblicizzi «pacchetti» turistici sotto il segno verdiano.

E' il programma di una vera e propria rivoluzione quello enunciato ieri mattina alla Volta del Vescovo, nel corso dell'affollatissima conferenza stampa che ha presentato ufficialmente le ambiziose linee d'intervento della Fondazione Toscanini, incaricata dal Comune, con un accordo triennale, di gestire le stagioni musicali del Municipale («Il Comune stanzierà 612mila euro a stagione - spiega l'assessore alla cultura Stefano Pareti - La Toscanini ci metterà il resto e tratterrà per sé i proventi dei biglietti: la stagione di prosa sarà affidata a un altro direttore artistico, ma il teatro si doterà di un dirigente unico per le funzioni amministrative»).

E' a questa rivoluzione che il sindaco Roberto Reggi (protagonista della conferenza stampa insieme con Pareti, Baratta, il presidente della Fondazione Toscanini Antonio De Rosa e Angiolo Carrara Verdi, erede del Maestro) affida la volontà di «rilanciare il Municipale» e, con esso, un elemento cardine dell'immagine turistica della nostra città.

«La Toscanini è il partner più ambizioso che il Comune potesse avere in questa avventura - dice Reggi - Si è verificata una perfetta coincidenza tra le nostre esigenze: noi volevamo incrementare la quantità e la qualità dei nostri spettacoli e la Fondazione aveva bisogno di un teatro che facesse da base alla sua attività».

Reggi e Pareti ricordano «le polemiche e le lacerazioni» che hanno accompagnato l'ingresso della Toscanini a Piacenza («un dibattito positivo - commenta Pareti - perché ha mostrato quanto profondo sia l'attaccamento dei piacentini al loro teatro») e si preoccupano di rassicurare chi ha paventato un ridimensionamento del ruolo delle istituzioni musicali cittadine, in primis quello dell'Ofi.
«C'è posto per tutti: le competenze del mondo musicale piacentino, professionistico e anche amatoriale, saranno anzi valorizzate dal grande aumento dell'offerta di spettacoli» garantiscono, con accenti diversi, Reggi, Pareti e Baratta.

De Rosa scherza sulle preoccupazioni di una «colonizzazione parmigiana» di Piacenza:
«La Fondazione è anche vostra - dice - Siamo una realtà di dimensioni regionali che collabora con stelle internazionali e le cui formazioni orchestrali sono richieste in tutta Europa: la nostra sede è a Parma, ma il Comune e la Provincia di Piacenza fanno parte della società, e il socio di maggioranza è la Regione».

E' Baratta a illustrare estesamente i progetti e le ambizioni del nuovo corso:
«E' con grande rispetto che ci accostiamo al Municipale, uno dei teatri più belli d'Italia - dice - Vogliamo farne il centro di un grande flusso di turismo culturale e per questo ci proponiamo di abbattere delle barriere, di conquistare alla lirica un pubblico nuovo: la decisione di portare il Ballo in maschera negli spazi inusuali dell'Ente Fiere va in questo senso. Io non ho paura di pronunciare parole come “mercato” e “finanziamenti”: intendiamo creare eventi che abbiano una loro collocazione sul mercato musicale e possano essere rivenduti altrove con successo.
Qualcuno per questo mi taccia di “commerciale”?
Rispondo che la qualità artistica è la nostra assoluta priorità, la base stessa del nostro prodotto.
E che preferisco guardare al futuro che al passato».

Il musicologo Francesco Bussi, critico musicale di Libertà da più di 40 anni, dà voce a una preoccupazione diffusa:
«Dottor Baratta, io mi inchino di fronte alla sua abilità manageriale e in queste novità vedo grandi opportunità per il futuro della lirica a Piacenza - dice - Già la prossima stagione è pubblicizzata su periodici a diffusione nazionale e questo è bene. Ma osservo che la presente stagione lirica, vituperata da alcuni, ha offerto un prezioso e meritorio assortimento di opere poco rappresentate: il Tancredi di Rossini, L'Olimpiade di Pergolesi, I pescatori di perle di Bizet. Con la nuova programmazione non corriamo il rischio di perdere tutta questa ricchezza?».

La risposta di Baratta è franca: «Non posso negare che, nella prima fase, dovremo concentrarci sulla promozione “verdiana” e internazionale dell'immagine di Piacenza e non potremo dedicare molta attenzione a opere rare o fuori dal grande repertorio. Ma l'aumento progressivo del numero degli spettacoli lascerà spazio anche a tutto il resto».
Oliviero Marchesi
Libertà del 16/4/2003


pubblicazione: 16/04/2003
aggiornamento: 30/04/2005

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