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giovedì
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novembre
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San Leonardo



galleria immagini  Addio Luciano
  Luciano Pavarotti, una vita per la musica
 (1) con liza minelli (2) con la moglie nicoletta mantovani (3) I 3 tenori (4)
(pic 1) con liza minelli (pic 2) con la moglie nicoletta mantovani (pic 3) I 3 tenori (pic 4)
«Spero di essere ricordato come cantante d'opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita».

Il famoso tenore si è spento a 71 anni.
Da tempo soffriva di tumore al pancreas, era seguito dai medici nella sua villa di Modena, dove si è spento nella mattinata di ieri.



Il ricordo
di MINA

Immediatamente dopo la stretta al cuore, l’immagine del suo sorriso mi è tornata negli occhi. L’espressione che denunciava la consapevolezza del suo strapotere professionale.
Lo sguardo di gentile disponibilità e tolleranza.
L’arietta ironica di chi ha voglia di giocare.


Pago il prezzo della fortuna
di Ettore Mo
L'ultima volta che vidi Luciano fu nella sua villa sull'Adriatico, vicino a Pesaro, Villa Giulia.
Era il ferragosto del 2006.
Un gran caldo.
Il grande tenore convalescente dopo l'intervento, il mese prima, per la rimozione di un cancro al pancreas.
Lo spingevano lentamente attorno su una sedia a rotelle, dove restava inchiodato tutto il giorno, dall'alba al tramonto.
«È il mio ultimo trono», scherzò, ma senza malinconia nella voce.
Gli stavano accanto la moglie, Nicoletta, e la sorella venuta da Modena, Gabriella.
Ma quel suo gran sorriso, che gli spuntava negli occhi, prima di trasferirsi sulle labbra, lo sfoderò soltanto quando sotto il portico andò a ficcarglisi tra le ginocchia Alice, la sua bambina, che ora ha quattro anni e mezzo, e che gli disse frugando con le mani nel suo foulard sgargiante:
«Dai papà, andiamo in piscina ».
Era quello uno spettacolo quotidiano, che si ripeteva più volte nella giornata: e che Pavarotti seguiva affascinato perché non l'aveva mai visto né interpretato sui palcoscenici lirici del mondo.
Sorretta ed affettuosamente pilotata dalla mamma, la piccola Alice nuotava come un pesciolino rosso in una vasca: faceva anche brevi, rapidissime immersioni da cui emergeva con gli occhi sgranati, pieni di infantile meraviglia.
Ma la cosa che più incantava il tenore in quella lieve esibizione erano gli intervalli canori che la piccola inseriva tra un tuffo e l'altro.
Il motivo era quasi sempre lo stesso, «Fratelli d'Italia»:
«È la canzone che meglio conosce — confidava non senza orgoglio l'illustre papà che era stato colpito dal morbo del canto ancora adolescente dopo aver conosciuto, a 12 anni, Beniamino Gigli —: l'ha imparata seguendo in Tv le partite della Nazionale. Riesce a cantarla anche sott'acqua».
Gli ricordai quando lo vidi per la prima volta, nei primi Anni 60, a Londra, dove era sbarcato per sostituire nella Bohème al Covent Garden il grande Giuseppe Di Stefano, indisposto.
Stavo a pranzo in un ristorante vicino al teatro con Fiorenza Cossoto, il mezzosoprano impegnata allora nelle recite di Norma con Maria Callas, quando il giovanotto emiliano si stagliò all'ingresso:
«Guardalo bene — bisbigliò Fiorenza —: con Gigli, che però è scomparso, e Di Stefano che imperversa, è la più bella voce di tenore del secolo ».
Per Di Stefano Luciano aveva una grande ammirazione:
«La sua voce — mi confidò quel giorno a Villa Giulia — è musica, anzi la musica.
È il mio modello.
Mi piace il suo cantare aperto, l'emissione perfetta, lo straordinario calore della sua voce in ogni registro... E ti dico una cosa: quand'è in serata di grazia non c'è proprio nessuno che possa rivaleggiare con lui».

Parlammo a lungo, anche dell'avventura dei tre tenori, dove Luciano sfidava sui ring internazionali della lirica altri due pesi massimi come Placido Domingo e José Carreras.
«Ebbene, devo dirti con orgoglio — spiegò sfogliando l'album delle foto di quelle fantastiche tournée nel mondo — che, nonostante le mie condizioni, il connubio non si è mai dissolto.
Placido è venuto a trovarmi un paio di volte, Carreras mi telefona continuamente. È stata una gran bella stagione la nostra...».

Poi venne quella confessione amara che mi lasciò senza parole, affranto:
«No, io non mi ascolto più. Non mi voglio più sentire. Se tu m'invitassi a cena e, per farmi piacere, mettessi sul giradischi qualcuna delle mie romanze e canzoni più apprezzate dai melomani, ti pianterei in asso. Se vuoi farmi piacere, fammi ascoltare Domingo».

Ricordo un concerto lirico- vocale a Spoleto di qualche anno fa quando Pavarotti e Domingo si esibirono sullo stesso proscenio, ciascuno coi cavalli di battaglia del proprio repertorio: e fu molto difficile scegliere tra la solarità vocale del primo che riempiva il cielo dell'Umbria e il suono scuro e lucente del secondo che evocava tristezza e tragedia. Ma ricordo che a fine serata ci fu un grande abbraccio. A Villa Giulia, Luciano accennò ai progetti che aveva in animo di realizzare prima che il male lo aggredisse: come un duetto con Mina o l'allestimento di una scuola di canto insieme alla Freni (sua compagna d'infanzia) e la Kabaivanska a perseguire l'obiettivo di «Pavarotti and friends» mischiando in un cocktail le grandi ugole liriche coi cantanti pop.
Adesso la malattia metteva tutto in discussione. Devo dire che di quel giorno a Villa Giulia ho un ricordo dolce e insieme straziante. Nel suo cuore Luciano aveva sempre una buona dose di ottimismo che gli serviva per mitigare la pena delle ferite. Ma sulla via del ritorno non riuscivo a liberarmi del peso delle sue ultime parole:
«Sono stato un uomo fortunato e felice fino a 65 anni. Dopo è arrivata questa batosta. E adesso sto pagando il fio di quella fortuna e felicità. Ma trovo alimento nella mia infanzia, che è stata povera e felice, e vedo le cose con serenità. Le malattie non mi hanno angosciato.
Il tumore te lo senti dentro, ti lavora.
Ora dormo bene.
E sono e sarò ottimista fino alla morte.
L'ho imparato dal papà e dalla mamma che se ne sono andati quattro anni fa, a quattro mesi l'uno dall'altra».
07 settembre 2007



Categoria
 :.  RITRATTI




pubblicazione: 07/09/2007
aggiornamento: 29/11/2007



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