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Addio al dottor Maggi, una vita da Pronto Soccorso

Dal 1965 al 1996 in "trincea"

di MAURO MOLINAROLI

Ci sono persone che più di altre ci legano ai ricordi, al tempo andato e a una realtà lontana che è memoria, vita e forse microstoria; una di queste è il dottor Paolo Maggi, dal 1965 al 1996 medico al Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile.

La sua scomparsa ci riporta a una Piacenza molto diversa da quella odierna, quando anche la sanità aveva tempi e ritmi diversi, quando tutto era forse più semplice, come quel repartino nel vecchio nosocomio: quattro scalini, il piccolo posto di Polizia, una minuscola sala d'attesa, un corridoio, poche stanze, due delle quali riservate a coloro che si presentavano per qualsiasi motivo di salute. La gente faceva la coda in un'anticamera angusta e demodé per una medicazione o per una ferita.

Non esistevano in quegli anni così diversi da parire irreali, i codici d'accesso, il dottor Maggi valutava la situazione del paziente di volta in volta insieme ai propri collaboratori e stilava la diagnosi: dimissioni o trasferimento al reparto di competenza.

Chi ha almeno cinquant'anni non può non ricordare quel signore piccolotto e tarchiatello, con gli occhiali e i capelli bianchi, affezionato alla sua Piacenza in modo viscerale, un medico che non ha mai voluto lasciare l'avamposto, l'ultima frontiera, la trincea del Pronto Soccorso: «Si piazzava dietro la scrivania - spiega il dottor Sergio Orlando, oggi direttore dell'Unità Operativa di medicina interna (Area critica) dell'ospedale Guglielmo da Saliceto - di lui ho un ricordo nitido, ero alle prime esperienze quando nel 1980 fui assunto proprio al Pronto Soccorso, rimasi fino al 1994, quando venni nominato primario all'ospedale di Bobbio; con Paolo Maggi c'è sempre stato un rapporto sincero, perché la sua schiettezza e la sua disponibilità erano vere. Aveva una capacità di interagire con le persone, soprattutto quelle più umili che era straordinaria, resta un esempio per tanti di noi quel suo dialetto tirato fuori quando era necessario perché una signora anziana aveva un disturbo e non era in grado di esprimersi in italiano; lui raccontava storie e brandelli di vita, una piacentinità di cui era molto orgoglioso e soprattutto sul lavoro aveva intuito.
Capiva immediatamente se un paziente era da mandare in reparto oppure se poteva essere dimesso. In quegli anni il Pronto Soccorso non era ciò che sarebbe poi diventato, una struttura complessa in cui si fanno esami di varia natura, tac e risonenze magnetiche, era qualcosa di molto più semplice e in quell'ambiente il dottor Maggi era a suo agio».

Il dottor Maurizio Arvedi che è partito anch'egli dal Pronto Soccorso e ha lasciato l'Azienda pochi anni fa con il ruolo di direttore sanitario, ricorda così la figura di Paolo Maggi: «Mi colpì il suo modo di fare il medico, l'istinto naturale e un'ottima manualità, con lui in quel repartino c'erano Inzani, Cardis, Orlando e il sottoscritto, eravamo alle prime armi ma ci rendevamo conto quanto quelle stanze anguste fossero la sua vita. Perché il dottor Maggi era legato al suo lavoro in modo viscerale. Fino a 65 anni, prima di andare in pensione non ha saltato un turno, era un combattente, orgoglioso del suo mestiere e soprattutto il suo animo popolaresco lo rendeva ancor più popolare. C'era gente che si presentava e chiedeva di lui che in una precedente vita probabilmente ha esercitato la professione di dentista. In una stanzetta teneva i ferri del mestiere e una poltrona. Quando qualcuno si presentava a notte inoltrata o nei giorni festivi e lamentava forti mal di denti, Maggi non aveva esitazioni, toglieva il dente cariato. E dicono fosse bravissimo. Inoltre il suo essere di Sant'Agnese e di avere una sensibilità particolare verso le persone più deboli, sia stato il suo grande pregio, anche se quando s'imbufaliva mandava tutti a quel paese e non voleva storie».

Prosegue Orlando: «Lui a Ferragosto non ha mai lasciato il suo posto di lavoro. In ferie andava a luglio e nei giorni del grande esodo era in città. Per trent'anni ha vissuto questa giornata in servizio all'ospedale. Aveva una sua filosofia: Ferragosto non era Capodanno in cui tutti si riversano nei locali della città e della provincia e qualcuno alza il gomito, la gente era al mare o in montagna».

Prosegue Orlando: «Allora la Guardia medica non esisteva, per cui si doveva far fronte ad ogni esigenza. Ci si arrangiava come si poteva, non era la nostra, la medicina degli specialisti. Cercavamo di mettere buon senso e mestiere. Maggi mi disse che imparò ad estrarre i denti grazie a un amico dentista che gli spiegò come fare. E spesso a Ferragosto arrivava qualcuno con un dente da togliere. Vi era anche chi si presentava con forti dolori all'orecchio, era cerume».

Nel 1994 venne inaugurato il nuovo Pronto Soccorso, Maggi rimase fino ai primi mesi del 1996 e poi lasciò, andò in pensione: «Ci sono aneddoti e belle storie sul suo conto - continua Orlando - una sera uscì di strada in auto, andava pianissimo, a bordo erano in quattro, nessuno aveva riportato ferite, ma lui aveva male a un piede e gli amici gli dicevano di non essere noioso. Al Pronto Soccorso la sera stessa gli riscontrarono una frattura alla tibia. Urlò tantissimo coi suoi compagni di viaggio, una scena da "Amici miei". Cordiale e irascibile ha saputo farsi volere bene dalla gente. Non è poco, mi creda».

In pensione il dottor Maggi, passava gran parte del suo tempo libero alla "Vittorino da Feltre": il piacere di condividere le giornate con gli amici. Conclude Luigi Callari, responsabile dell'Ufficio di Polizia dell'ospedale dal 1980 al 1997: «E' stato un grande, stava dalla parte degli ultimi, di coloro che erano in difficoltà, era quasi sempre presente, il Pronto Soccorso è stato la sua vita». Un altro pezzo di storia che se ne va.
Lascia la moglie Franca, compagna di una vita. I funerali avranno luogo domani mattina, giovedì alle 11 presso la basilica di Santa Maria di Campagna.


05/02/2014


pubblicazione: 06/02/2014

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Categoria
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 :..  Ritratti.



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