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Acqua, serve un piano per “risanarla”

LIBERTA' del 02/07/2002
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L'emergenza acqua non abita a Piacenza: per la nostra città si preannuncia infatti un'estate tranquilla sul fronte delle carenze idriche che con l'arrivo della stagione più calda causano situazioni di vera e propria calamità in parecchie zone del nostro Paese.
È ragionevolmente possibile prevedere che i rubinetti piacentini non saranno per niente avari nei prossimi mesi: da Tesa, l'azienda che gestisce l'acquedotto locale, fanno sapere che la vigilanza è sempre attiva e, anche se, come è stato riferito, «è corretto non dare nulla per scontato».
Le risorse idriche della nostra falda sono ampiamente sufficienti per far fronte al crescente fabbisogno che si registra in estate. Le note dolenti dunque non giungono dal fronte della quantità, bensì da quello della qualità dell'acqua che beviamo.

È la concentrazione di nitrati presente nei pozzi da cui la nostra rete idrica attinge il prezioso liquido, a destare le maggiori preoccupazioni. Una concentrazione che viene definita dal dottor Giuseppe Gallinari, l'esperto dell'Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione e l'ambiente) che si occupa di monitorare le condizioni della nostra acqua, «mediamente alta, anche se ben al di sotto dei termini stabiliti dalla legge».
A fronte di una soglia massima di 50 milligrammi per litro, i valori medi di nitrati rilevati sul territorio si aggirano sui 35/36 milligrammi per litro; ma è giusto far notare che il valore guida, ovvero il “valore ideale” scientificamente fissato, è solo di 5 milligrammi per litro.

«La cattiva fama della nostra acqua - sostiene Gallinari - è unicamente legata al parametro relativo ai nitrati, attorno al quale non bisogna fare un eccessivo allarmismo.
Per il resto le sue caratteristiche organolettiche sono ottime.
In città ci sono assai più garanzie rispetto alle zone collinari o di montagna della nostra provincia: il cattivo stato della rete acquedottistica di alcune località può infatti indurre a problemi dovuti alla presenza di sostanze organiche.
Un rischio pressoché assente in pianura».
La presenza di quantità consistenti di nitrati è imputabile all'uso intensivo dei concimi chimici in agricoltura: «alla fine queste sostanze finiscono per penetrare per “dilavamento” nelle falde acquifere.
È un problema che non è possibile risolvere dall'oggi al domani perché ha a che fare con il tipo di colture adottate dagli agricoltori locali e con la mancata abitudine di compiere una rotazione delle piantagioni: un accorgimento che permetterebbe al terreno di arricchirsi in maniera naturale di sali senza il ricorso assiduo alle sostanze chimiche».

Inefficaci anche eventuali misure di depurazione dell'acqua: «non si può - precisa Gallinari - rimuovere dall'acqua la singola concentrazione di nitrati, senza impoverirla complessivamente delle sue proprietà saline: ma un'acqua così distillata diventerebbe praticamente imbevibile. Il nostro organismo ha bisogno di sali e l'acqua piacentina ne è particolarmente ricca perché viene attinta da profondità medie di 120-150 metri: la loro presenza massiccia consente di evitare la clorazione della nostra scorta idrica che viene effettuata solo di tanto in tanto».
Mauro Ferri


Due reti di monitoraggio per controllare la qualità

LIBERTA' del 02/07/2002
Il controllo dei pozzi in Emilia-Romagna è realizzato attraverso due reti di monitoraggio, una per le acque superficiali e l'altra per quelle sotterranee. Queste reti assicurano una omogeneità di intervento a livello regionale con possibilità di integrazioni a livello locale a scala provinciale o comunale. La rete di primo grado delle acque superficiali è stata istituita nel 1984 dalla Regione Emilia Romagna con il concorso delle Provincie per il controllo di qualità e quantità dei principali corsi d'acqua del territorio. Dopo una prima revisione il numero delle stazioni di misura della rete di monitoraggio delle acque superficiali è passata da 241 a 169, tenendo conto anche delle indicazioni suggerite dall'Autorità di Bacino del fiume Po, attraverso la soppressione di quelle che si sono rivelate sovrabbondanti. Ai fini della classificazione delle acque è previsto il monitoraggio di qualità e quantità dell'acqua (frequenza di campionamento mensile, determinazione di 22 parametri di base e di altri parametri aggiuntivi quando ritenuto necessario), la realizzazione di test biologici, test di “bioaccumulo” e analisi dei sedimenti quando ritenuto opportuno. Il monitoraggio sulle acque superficiali interne interessa anche gli aspetti funzionali sulle acque destinate alla produzione di acqua potabile e quelle idonee alla vita dei pesci con reti che per alcune situazioni si integrano con la rete della sorveglianza ambientale che constano rispettivamente di 24 e 85 stazioni di misura. La rete delle acque sotterranee venne creata nel 1976 per il controllo dei livelli piezometrici e della conducibilità elettrica specifica. Dal 1987 il monitoraggio interessa anche le caratteristiche qualitative delle acque. Al momento attuale il controllo dei parametri della qualità interessa circa 400 pozzi, quello dei parametri di quantità circa 500 pozzi. L'attività di monitoraggio è articolata in campionamenti semestrali per il controllo della qualità e in misure dei livelli piezometrici a frequenza trimestrale. I campioni di acqua prelevata sono sottoposti ad analisi chimica e microbiologica per la ricerca di 53 parametri obbligatori e 10 facoltativi.




pubblicazione: 02/07/2002
aggiornamento: 21/09/2005

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