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sabato
4
dicembre
2021
San Saba



A Piacenza nuovo viadotto sul fiume Po

Dopo 597 giorni.

Matteoli taglia il nastro: è un ponte "bipartisan"

A tutti, autorità e cittadini:
«Questo ponte collega due regioni, Emilia Romagna e Lombardia, di colore politico diverso».
Poi, rivolgendosi direttamente al leader dell'opposizione seduto in prima fila, il piacentino Pierluigi Bersani:
«Nella realizzazione delle infrastrutture dovremo lavorare più insieme, maggioranza ed opposizione. Le infrastrutture non hanno un colore politico».
Sono le parole del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Berlusconi Altero Matteoli, intervenuto a Piacenza ieri mattina per l'inaugurazione del nuovo viadotto dei record.
E' stato proprio Matteoli, impegnato nelle stesse ore a risolvere l'emergenza dei collegamenti nord e centro-sud interrotti dall'ondata di gelo 48 ore fa, a tagliare il nastro sul Po e a riaprire simbolicamente (per l'apertura vera e propria si è dovuto attendere il tardo pomeriggio) i collegamenti tra le due sponde, l'emiliana e la lombarda.
Prima del taglio del nastro Matteoli aveva fatto sentire la sua voce, ultimo dei relatori, durante la cerimonia ufficiale all'interno del maxi gazebo allestito sul ponte per l'occasione, rievocando quei drammatici momenti occorsi a ridosso del crollo del ponte, il 30 aprile 2009.

«Quando crollò il ponte, al Ministero giunsero decine di telefonate delle istituzioni e dei parlamentari di tutti i colori politici.
Vi si sosteneva - ha ricordato il ministro Matteoli - che dal quel crollo sarebbero venuti pesanti disagi. Con Ciucci, il presidente dell'Anas, ebbi un lungo confronto sulle due strade da percorrere: o ripristinare il vecchio viadotto, oppure realizzarne uno nuovo. Chiesi a Ciucci i tempi, ed era evidente che la differenza tra la prima e la seconda soluzione era minima. In caso di ripristino della vecchia struttura, avremmo infatti guadagnato un paio di mesi soltanto. Oggi posso dire che questa è stata la scelta giusta: abbiamo un ponte moderno, apprezzato, e la presenza qui ora di tante persone lo dimostra».
Quindi si è rivolto al presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani (che nel suo precedente intervento, indirizzandosi al ministro delle Infrastrutture, aveva invocato: «Questa collaborazione, dal Governo in giù, usiamola sempre, per tutte le grandi scelte»): «Ha toccato un tasto difficile, da quando la politica si è incattivita. Ma con l'Emilia Romagna il rapporto è stato sempre corretto. Abbiamo lavorato per risolvere problemi di carattere europeo sul territorio, abbiamo operato insieme».

Poi, nuovamente all'intera platea: «Questo ponte riguarda due regioni, ne è l'unione, tra territori dai colori politici differenti. Ma dal Governo il rapporto è stato sempre corretto. Grazie a tutti, e grazie a due presenze significative qui, l'amico di sempre, il ministro La Russa, e cosa che mi fa molto piacere, il leader dell'opposizione Pierluigi Bersani. Questo ponte collega due regioni di colori politici differenti. A Bersani dico: per la realizzazione delle infrastrutture dovremo lavorare sempre in collaborazione, perchè le infrastrutture non hanno un colore politico».

A margine della cerimonia ufficiale il ministro ha sottolineato il fatto che, nei lavori, «tutti i tempi sono stati rispettati», ribadendo che «la scelta che facemmo fu giusta». Sul crollo del vecchio viadotto, demolito, prosegue l'inchiesta della Procura di Lodi. «Se interviene la magistratura io taccio. Ma se esistono delle responsabilità, è giusto che queste siano acclarate». La stessa operazione - chiarire eventuali responsabilità - che Matteoli ha annunciato ieri sull'emergenza gelo in Toscana.
Simona Segalini




Evviva il ponte.
L'azione corale, il buon lavoro di tutti.

Ci sono giusto alcune cose ancora da sistemare, solo allora si potrà dire che «da una disgrazia è nata un'opportunità, un esempio per tutto il Paese».
Parola di sindaco.
E come sigillo ideale all'impresa arriveranno le luci artistiche notturne per illuminare dal basso il poderoso impalcato del ponte, un oggetto di alta ingegneria e nuova bellezza.

Il sindaco Roberto Reggi sotto il gazebo dell'inaugurazione tiene il discorso più lungo, il meno formale. Si prende due applausi quando ringrazia per prime le maestranze e quanto rievoca l'azione di coordinamento del tavolo prefettizio, fra timori, diffidenze, accuse, «ruvidità» iniziali con Anas, tutto riassorbito ben presto da un'insolita sintonia istituzionale, vero valore aggiunto di quest'impresa che avrebbe potuto trasformarsi, come accade per tante opere pubbliche del Bel Paese, in una «odissea senza fine».
Così non è stato.
E poi il sindaco nel tessere le lodi di un ponte «funzionale, rispettoso del contesto storico, molto bello» svela i sui propositi: «Ne stiamo pensando di tutti i colori... ».
Nel senso che l'illuminazione sarà davvero speciale, dovrà mettere in evidenza l'orditura metallica «di grandissima qualità» del manufatto, un po' come si è fatto per il ponte di Calatrava a Reggio Emilia. Paragone al rialzo, ma per oggi è concesso tutto.
C'è specialmente l'impegno a veder risanato il lungo Po dagli sfregi dei cantieri.
«L'area è devastata da quest'opera, dobbiamo completare il lavoro, con l'inaugurazione del ponte è stato fatto il novanta per cento, manca quel dieci per cento che non possiamo trascurare».

Il sindaco pensa ad una rinascita ambientale dell'Isolotto Maggi: «Anas ha il compito di ripristinare questi spazi sotto il profilo naturalistico, come prima, anzi meglio, liberando l'altro ramo del Po intorno all'Isolotto».
Non è tutto. «Ho lanciato a Camera di Commercio, Fondazione e Provincia l'idea di un ristorante sul Po - ci racconta il sindaco - come Comune mi accollerei volentieri un quarto della spesa se ciascuno si prendesse la sua quota parte, nessuno mi ha dato risposta, speriamo che arrivi».

Giusto a due passi tra la folla degli invitati che attraversa il ponte su e giù godendosi lo spettacolo del fiume, c'è Giuseppe Parenti, presidente della Camera di Commercio.
Il progetto del ristorante? Piace.
Del resto proprio Parenti coltiva l'idea di un punto panoramico (si è svolto un progetto di idee) da orientare verso il tramonto, sul fiume.
Peraltro, l'ingegnere pur visibilmente catturato dal clima di allegria che soffia sul ponte, non può fare a meno di constatare come in fondo si abbia solo - e niente di più - ciò che si era perso con il crollo. Mentre sono di certo corposi i danni economici che le comunità piacentina e lodigiana hanno sopportato, uno studio ad hoc potrà quantificarli con precisione.
Saranno dolori. E c'è chi, come l'architetto Ezio Trasciatti, primo a segnalare la cattiva manutenzione del vecchio ponte, osserva con il consueto acume: «E' mancata una parola: scusa», alludendo ad Anas. Ma anche la decantata ciclabile avrebbe potuto correre sotto il traliccio, al coperto, e scendere sull'Isolotto Maggi. Pazienza.

Reggi spende infine due battute realistiche sull'ipotesi di un secondo ponte di Po: «Siamo molto contenti che facendo squadra si sia riusciti a convincere il governo a fare questo grande investimento, pretendere che domani immediatamente parta un'iniziativa sul secondo ponte è dura, non smetteremo però di fare in modo che venga programmato in tutti gli strumenti di pianificazione, passaggio necessario per ottenere le risorse superata la crisi».
Da ultimo, il sindaco ricorda la necessità di dare «risposta definitiva alle esigenze delle persone che si sono infortunate durante il crollo».
Per il resto, la comunità piacentina, attraverso le parole del primo cittadino, esprime gratitudine a lavoratori, progettisti, al presidente di Anas Pietro Ciucci.
La comprensione sulla portata dei problemi è stata patrimonio anche del governo.
Si capì ben presto l'importanza di un collegamento sia pure provvisorio:
«Fu quello il momento in cui lo spirito di squadra, accomunando gli amministratori e i politici che misero da parte la propria appartenenza partitica, si rivelò vincente» ha ricordato Reggi. Ci fu una comune ricerca di soluzioni e l'utile ruolo di pungolo della stampa locale. Il ringraziamento più sentito va al giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera, il piacentino Gian Giacomo Schiavi. Sulle pagine del quotidiano milanese «ha acceso i riflettori su un problema che non poteva essere considerato territoriale - insiste Reggi - ma rappresentava un'emergenza nazionale».
Fu il momento della svolta.
Patrizia Soffientini
LIBERTA', 19/12/2010



(mir) Il "papà" del nuovo ponte sul Po tra Piacenza e San Rocco al Porto si chiama Michele Mele. E' stato lui a firmare il progetto che poi è stato oggetto del bando di gara di Anas vinto dal consorzio Consfer.
Ieri era lì, sul viadotto, a guardare con orgoglio la prima uscita pubblica della sua "creatura". «Non vogliamo peccare di immodestia - ha detto - ma crediamo si aver realizzato un'opera che in qualche modo possa diventare riferimento a livello nazionale e internazione: il fatto di aver progettato, primi a farlo, un'infrastruttura di questo tipo tenendo contro della sostenibilità ambientale e di ricevere presto la certificazione di qualità in tal senso crea un precedente che può fare scuola. Anche gli altri, in futuro, dovranno tenere conto di ciò che abbiamo realizzato».
Quali sono i segreti del nuovo ponte, che ha superato i collaudi (fino a 26 camion da 40 tonnellate allineati lo hanno percorso contemporaneamente) con performance addirittura superiori alle aspettative?
«Innanzitutto un'architettura nuova - ha risposto Mele - non più piana, ma reticolare e spaziale, con studi specifici e innovativi sulle saldature. Il progetto si è trasformato in esecutivo senza alcuna modifica, non abbiamo pensato solo il ponte ma anche il cantiere, altra novità rilevante: l'opera non è stata costruita altrove e montata qui, ma è nata in loco. Un altro record? Di solito si protegge la struttura con verniciature - ha aggiunto - che spesso in certi punti delicati saltano via. Noi invece lo abbiamo con sistemi molto più efficaci come le zincature e dove non si poteva fare abbiamo utilizzato un procedimento che si chiama metallizzazione, mai applicata prima in Italia. Non è un caso che il ciclo di manutenzione, solitamente di 15 anni, noi lo abbiamo triplicato: significa intervenire due volte in cento anni di attività».
Qualcuno ha parlato di miracolo.
Mele ha un'altra teoria: «Non scomodiamo il Padreterno, qui a Piacenza c'è stato un grande sforzo coordinato di tutti i soggetti interessati. Il progetto era di qualità, ben fatto, senza ombre e l'impresa costruttrice ha ben operato, seguendo nel dettaglio ciò che andava fatto, lavorando con impegno e molto seriamente. Io non so se la comunità locale ha colto in pieno la rilevanza e l'eccezionalità di questa esperienza: noi abbiamo capito la sofferenza dei piacentini e dei lodigiani per i disagi dovuti al crollo, quindi abbiamo fatto intere notti svegli per trovare le soluzioni migliori che producessero un ponte davvero unico».
Un percorso rivissuto anche dal presidente di Anas Pietro Ciucci nel corso del suo intervento: «Il 18 maggio 2009 presso la prefettura di Piacenza ho illustrato le strategie che l'Anas avrebbe adottato per il ripristino provvisorio della viabilità e per la ricostruzione di un nuovo ponte: oggi possiamo dire di aver mantenuto tutte le promesse, rispettando i tempi di realizzazione dell'infrastruttura e la qualità attesa dell'opera. Vi avevo detto di non prendere impegni per il 18 dicembre ed eccoci qua».
Decisivo il gioco di squadra:
«La collaborazione tra l'Anas e gli enti e le istituzioni locali - ha concluso Ciucci - è stata intensa e proficua: un modello di condivisione di tutte le scelte, un esempio per il sistema Paese».


Undici campate per 1300 metri di lunghezza
Avanzava a una velocità di 3 metri al giorno


I numeri da record: nel cantiere operavano 160 uomini per oltre 450 mila ore

E' stato il presidente di Anas Pietro Ciucci a illustrare la scheda tecnica del nuovo ponte sul fiume Po inaugurato ieri, dopo 14 mesi di lavori affidati al consorzio veneto Consfer.
Il progetto ha previsto il completo rifacimento dell'opera crollata il 30 aprile 2009 per un'estensione di circa 1.300 metri (di cui 1079 metri di nuovo ponte), nonché il mantenimento delle pile esistenti dell'attuale ponte metallico e la demolizione dell'intero viadotto lato Lodi, salvaguardando la parte ad archi in muratura del vecchio viadotto di accesso lato Piacenza. Una travata reticolare metallica, con impalcato anch'esso in acciaio e impostato sulle esistenti pile in muratura e su tre nuove pile in calcestruzzo armato, costituisce i primi 800 metri della struttura, in alveo ed in golena sinistra del Po. Una travata poggiante su nuove pile in calcestruzzo armato, affiancate alle esistenti arcate murarie, che sono state oggetto di interventi di restauro conservativo, forma i restanti 279 metri di ponte (viadotto di accesso lato Piacenza), quasi tutto fuori dalla golena e passante sopra la viabilità comunale e la linea ferroviaria.
Il ponte di attraversamento del Po è costituito da 11 campate di luce minima pari a 61,72 metri e massima pari a 76,4 metri, per un totale di circa 815 metri. Il peso complessivo delle 11 campate metalliche è pari a circa 7.000 tonnellate.
L'impalcato del nuovo ponte è largo 14,5 metri e comprende, oltre alle barriere laterali, la carreggiata stradale per 9,5 metri, il marciapiede di servizio per 1 metro e la pista ciclabile per 3 metri.
"Per realizzare un'opera di queste dimensioni in così breve tempo - ha affermato il presidente Ciucci - sotto la stretta sorveglianza dell'Anas hanno operato 160 uomini dell'impresa esecutrice per oltre 450 mila ore: un'eccellenza infrastrutturale che è avanzata per quasi 3 metri al giorno, un dato che non ha avuto eguali in Europa. Nei numeri dell'opera - ha aggiunto Ciucci - si manifestano l'operosità e l'ingegno di tutte le forze che hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo. Il nuovo ponte è costituito da 8.000 tonnellate d'acciaio, 30mila metri cubi di calcestruzzo, 4.500 metri lineari di diaframmi, 6.600 metri lineari di micropali".
L'Anas subito dopo il cedimento del vecchio viadotto, datato 30 aprile 2009, di concerto con il ministero delle Infrastrutture ha immediatamente effettuato la scelta di ricostruire integralmente il ponte nella medesima posizione del manufatto crollato e ha proceduto nel rispetto di un preciso percorso operativo, fondato su quattro attività cardine: la demolizione delle travate metalliche del ponte e del viadotto di accesso lato Lodi; il consolidamento delle fondazioni delle esistenti pile in muratura, da conservare; la realizzazione e gestione di un collegamento provvisorio, mediante ponti su elementi galleggianti, atto a ripristinare la viabilità interrotta tra le due sponde fluviali e infine la ricostruzione di un nuovo ponte, esteso a tutta la zona golenale, compreso il viadotto di accesso lato Piacenza con conservazione del sistema di archi esistenti e delle pile storiche.
Novanta giorni è il tempo impiegato per i lavori di demolizione del vecchio ponte sul Po, la cui esecuzione è stata contestuale alle altre attività, conclusa praticamente un anno fa, il 19 dicembre 2009. I lavori sono stati affidati ad un'azienda leader a livello internazionale nel campo delle decostruzioni, l'impresa Despe di Bergamo. Proprio per le attività svolte nel cantiere di Piacenza, a questa azienda è stato assegnato il premio internazionale "Demolition Awards 2010", per la categoria "demolition training", in una manifestazione di settore svoltasi ad Amsterdam. Così importante ed eccezionale che il National Geografic ha realizzato un film documentario sull'argomento che sarà trasmesso dalla piattaforma satellitare Sky, il prossimo 23 dicembre.
Michele Rancati






pubblicazione: 19/12/2010
aggiornamento: 19/03/2011

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