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A Piacenza non si parla piu' di porto fluviale.

A Piacenza non si parla piu' di porto fluviale.
Perchè ?
La risposta tanto immediata quanto logica è che il Po non è navigabile,
e quindi a che serve un porto ?

I piacentini, eccetto pochi innamorati, vedono ormai il grande fiume solo come un grande canale inquinato con infidi sabbiosi fondali, e lo scrutano con occhio curioso e preoccupato solo quando, gonfio di pioggia, transita limaccioso ed in piena alle soglie della città.
Ma tuttavia la politica e le istituzioni si stanno muovendo se pur con i loro ritmi assai lenti verso il recupero del fiume, per farlo ritornare fruibile dal punto di vista ambientale, turistico ed economico.
La depurazione delle acque, la regimentazione delle sponde, la navigabilità sono gli obiettivi di piu soggetti istituzionali (Arni, Regioni, Consorzi).
Esiste un progetto promosso dalla Regione Emilia Romagna, sostenuto finanziariamente dalla L.R.47/92, denominato "Po, fiume d'Europa", che interessa un tratto di fiume di 120 km (da Castel S.Giovanni a Luzzara).
A Mantova nel luglio 2005 è stato firmato un "Patto per il Po" con la partecipazione di 13 province e 4 Regioni (Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna), con il fine di dare omogeneità alle iniziative economiche, idrauliche e turistiche dei vari soggetti.
La Regione Lombardia vuole ripristinare la funzionalità dei Navigli, allo scopo di mettere in comunicazione il lago Maggiore con Milano e con Pavia, e tramite il Ticino ed il Po, con Venezia.
Da tempo Cremona organizza tour sul fiume che raggiungono la laguna veneta..
La regione Emilia-Romagna ha previsto lungo il fiume la realizzazione di 3 nuovi porti : a Piacenza, Boretto e Ferrara.

E Piacenza cosa ha fatto e cosa sta facendo ?
Nel 2002 Regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune e Camera di Commercio hanno stanziato circa 300mila euro per uno studio di fattibilità del porto fluviale sul Po in collaborazione con Arni (l'Agenzia Regionale per la Navigazione interna), ed esperti universitari.
Nel luglio 2003 per il nostro territorio la regione Emilia-Romagna ha sbloccato 3 milioni di euro per una pista ciclabile da Castel S.Giovanni a Villanova.
Infine a luglio 2005 il Comune di Piacenza ha approvato, su progetto dell'Arni, una banchina-approdo turistico di 25metri x 6metri del costo di 400mila euro, ipotizzandone la realizzazione per la primavera del 2006.
Investimenti ragguardevoli e studi complessi hanno quindi finora prodotto un progetto di pista ciclabile ed un attracco-imbarcadero....

Il problema per Piacenza si diceva è la navigabilità, attualmente ostacolata dallo sbarramento di Isola Serafini.
Il progetto della nuova conca è stato finalmente approvato e finanziato con 46 milioni di euro (!!) ed i lavori dovrebbero essere appaltati all'inizio del 2007.
Se questi tempi saranno rispettati, il Po ritornerà finalmente navigabile da Pavia fino al mare nel 2008.
Ecco quindi riaffiorare il progetto del porto fluviale a Piacenza, considerato importante da Regione ed Arni per avere un'infrastruttura che completi la rete di collegamenti di cui è dotata Piacenza, doppio nodo ferroviario e doppio nodo stradale, capitale della logistica avanzata.
Va ricordato che il porto fluviale era indicato come una priorità sia del "Patto per Piacenza" del 2001, che del programma pre-elettorale del 2002 dell'allora candidato sindaco Roberto Reggi.
Nell'aprile 2003 il Comune di Piacenza aveva riaffermato il proprio favorevole orientamento verso un porto interno polifunzionale.....

Par di capire che a tutt'oggi esistano 2 progetti di porto interno ipotizzati nella zona Mortizza-Roncaglia, a firma Boatti e Rinaldi.
Entrambi prevedono una conca, un ampio canale di accesso ed un bacino interno.
Il concetto di porto si amplia.
Oltre alla destinazione la piu' ovvia (la navigazione turistica) si consentirebbe l'utilizzo economico-mercantile (vista la localizzazione a stretto contatto con l'autostrada, la ferrovia ed il polo logistico) ma anche si aprirebbero altre possibilità di fruizione in piu' campi.
In particolare il progetto Rinaldi ipotizza la riqualificazione di un'area a tutt'oggi piuttosto "depressa" con la realizzazione di un parco che prevede nel rispetto massimo dell'ambiente, la presenza di insediamenti abitativi e commerciali, e lo svolgimento di attività sportivo-ricreative, culturali e naturalistiche.
E allora perchè non riprendere a lavorare sul progetto di porto fluvialepolifunzionale ?
Perchè rinunciare ad un progetto che in un colpo solo offre sviluppo economico, commerciale, turistico, ricreativo ?
Perchè non recuperare la nostra memoria storica, e ritornare ad amare ed a vivere il grande fiume ?
Filiberto Putzu
Consigliere Comunale del Comune di Piacenza
filibertoputzu@4tune.it


pubblicazione: 03/05/2006
aggiornamento: 04/05/2006

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