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Sant'Orsola e compagne martiri



A chi parla la Quercia

di Piero Fassino

De Rita al «Corriere» sul progetto di Fassino
Il leader dei Ds, scrive Giuseppe De Rita sul «Corriere» di ieri, «ha visto giusto negli ultimi anni in termini politici e elettorali». Ma è «dubbio - prosegue - che i Ds abbiano un radicamento sociale» largo come quello elettorale. E soprattutto, il centro-sinistra «non ha un blocco sociale di riferimento».


Giuseppe De Rita - con l' attenzione di un' amicizia che viene da lontano - mi ha posto una domanda: «Bene, il centrosinistra - e soprattutto i Ds - escono dalle elezioni più forti; ma per vincere hanno bisogno di essere anche credibili. E dunque a chi volete parlare? Qual è il vostro blocco sociale di riferimento?». Per rispondere a questa domanda non si può non partire da un dato di fatto: in tre anni la destra ha spezzato fondamentali legami che tengono insieme un Paese e una società. Berlusconi ci ha separato dall' Europa; sposando la devolution ha incrinato il senso dell' identità nazionale; con l' ossessione della riduzione fiscale - cioè meno risorse per salute, scuola, servizi - mette a rischio essenziali livelli di coesione sociale; ha proposto «riforme» - dalla sanità alla scuola alla previdenza - percepite come riduzione di qualità e certezze; ha messo in causa l' imparzialità della giustizia, dell' informazione, della pubblica amministrazione; punta a cambiare la Costituzione in nome di un' antipolitica populistica e demagogica. Il risultato è che l' Italia non è mai stata divisa e lacerata come oggi e sempre di più corre sotto la pelle della società italiana l' inquietudine e lo smarrimento di un Paese che fa fatica a individuare obiettivi condivisi e responsabilità comuni per uscire dalla palude della stagnazione e tornare a crescere. Ecco, noi vogliamo parlare a tutti coloro che non accettano di vivere in un' Italia così. Vogliamo parlare a chi sa che il futuro dell' Italia è in Europa e con l' Europa; vogliamo parlare a un mondo del lavoro che vuole riconosciuta la sua dignità; vogliamo parlare a quegli imprenditori - tantissimi - che pensano che la maggiore competitività si vince non esasperando i conflitti sociali, ma scommettendo sulle sfide alte della competizione, la ricerca, la formazione, l' ammodernamento infrastrutturale, l' internazionalizzazione; vogliamo parlare a chi crede che il federalismo sia autogoverno e promozione di capacità e competenze e non chiusura in egoiste e anguste patrie localistiche; vogliamo parlare ai giovani che sono sì disponibili a un lavoro flessibile, ma non accettano una permanente precarietà; vogliamo parlare ai ricercatori che non vogliono andare all' estero per scommetter su di sé; vogliamo parlare a chi vuole che l' esercizio di una libera professione sia liberato da incrostazioni corporative e castali; vogliamo parlare a milioni di donne - quasi il 55% del Paese - che vedono non riconosciuto il proprio talento e ridotte le proprie opportunità di vita e di lavoro; vogliamo parlare a chi guarda al Mezzogiorno non come un problema, ma semmai come la «soluzione»; vogliamo parlare a chi crede che le tasse siano non una rapina - come ogni giorno Berlusconi tenta di far credere - ma lo strumento per forti politiche pubbliche con cui un Paese moderno ridistribuisce ai suoi cittadini reddito, lavoro e servizi. Insomma, vogliamo parlare all' Italia che vuole tornare a crescere e al tempo stesso lo vuole fare come comunità, come Paese. A quest' Italia sentiamo la responsabilità di proporre un «nuovo grande patto civile e sociale» capace di rispondere a due grandi domande. Da un lato l' Italia è esposta al rischio della staticità, cresce di meno, innova più lentamente, fatica a stare dentro le sfide che l' Europa e il mondo ci pongono. E, dunque, serve una più forte e dinamica «modernità» che mobiliti le tante risorse materiali, intellettuali e morali che oggi si sentono spesso compresse e frustrate. Contestualmente milioni di donne e di uomini pongono una domanda di certezze di vita, di fronte a una destra che prospetta una società «deregolata» nella quale ogni cittadino rischia di essere più solo e nella solitudine ciascuno è più precario, più povero, più insicuro. Ecco, questo è quel che vogliamo fare, convinti che l' identità di un grande partito politico è prima di tutto la funzione nazionale che svolge. E oggi la forza dei Ds può essere lievito per dare, con la Federazione dell' Ulivo, un soggetto forte che incarni il riformismo e per assicurare all' Italia un centrosinistra che lo guidi nella rinascita. Piero Fassino





pubblicazione: 18/07/2004
aggiornamento: 07/10/2004

Quale blocco sociale per i Ds ?? 3040
Quale blocco sociale per i Ds ??

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