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giovedì
3
dicembre
2020
San Francesco Saver



A caccia di tartufo in Piemonte .

Gli interessi che ruotano intorno al tartufo sono enormi.
E se si pensa che un grammo viene quotato sino a 2,50 euro – contro i 4,50 del caviale Beluga e i 10,30 di un grammo d’oro –, si capisce come mai sia nato un mercato clandestino che sfugge a ogni controllo.

Alle prime nebbie autunnali si scatena una caccia spasmodica al tartufo bianco.
Langhe e Astigiano subiscono nei fine settimana d’autunno la pacifica invasione di stagionali gourmet, tutti contagiati dalla voglia di gustare, proprio nei luoghi dove nasce, le sottilissime lamelle del prezioso tubero.

Già presente sulla tavola settecentesca di Casanova (insieme con ostriche e Champagne), il tartufo bianco ha nobilitato la cittadina di Alba, in provincia di Cuneo, fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso.

Ma il tartufo del Piemonte non è un patrimonio esclusivamente langarolo: appartiene anche e soprattutto alla zona forse meno nota, ma eccellente per qualità, che comprende il Monferrato e una parte della Langa astigiana.

Ma come trovare la tavola giusta e l’equilibrio tra qualità e prezzo?

Ecco un itinerario che si snoda tra Casale, Asti e la valle Bormida, dove si trovano numerose piccole locande, alcune centenarie, ancora legate a quello stampo di vecchio Piemonte fatto di arredi semplici e vecchiotti, altre più recenti ma di collaudata serietà.
L’approvvigionamento è fatto presso tartufai della zona (trifolau, per dirla nel dialetto piemontese). In queste locande il tartufo viene portato in tavola e pesato davanti al commensale.
È consigliabile prenotare in anticipo, precisando la richiesta dei tartufi.

Il Monferrato
Immerso nella pace di boschi e campi, Moleto (frazione di Ottiglio Monferrato) conta solo dodici abitanti. Per questa ragione Bernard Glénat, quattro anni fa, si innamorò a prima vista del villaggio e delle vigne che lo circondano.
Venduta la sua casa di Tolosa, acquistò un cavallo, rinunciò all’automobile e iniziò il restauro del borgo.
Oggi il complesso Cave di Moleto, in conci di tufo, offre spaziose camere, arredate con mobili vecchiotti e colori vivaci, serate di jazz il giovedì, un’ariosa sala da pranzo da cui si gode un panorama a perdita d’occhio sul Monferrato.
E poi, piatti tipici della cucina piemontese, compagni preziosi dei tartufi raccolti nella vicina Valle dei Frati e della Barbera Pieve San Michele, maturata in barriques nella secolare cantina della casa. Scendendo in valle per poi risalire, si può raggiungere, attraverso Ottiglio, Moncalvo, dove le ultime due domeniche di ottobre si svolge una delle più importanti fiere del tartufo del Piemonte: occasione unica per veder riuniti i maggiori raccoglitori e commercianti locali e le incredibili pezzature dei campioni che vengono premiati.
Dormire nella Locanda dell’Orsolina, alle porte del paese, fa scoprire i grandi spazi della settecentesca casa contadina tornati a vivere all’insegna di un old upper country di raffinatissimo charme.
Da non perdere la prima colazione a base di torte della nonna.
Da Moncalvo verso Asti il bivio per Castell’Alfero conduce all’Osteria del Castello, dalle ampie sale affrescate e di lunga tradizione familiare: tra i piatti di mamma Luciana, un’insalata russa da manuale, agnolotti del plin coperti di tartufo, coniglio al forno e fonduta.
Via Callianetto e Cossombrato, passando per crinali e fondivalle ricchi di boschi, si può raggiungere invece la statale Asti-Chivasso dove, in località Mombarone, si trova l’Osteria ai binari, ricavata in una vecchia e minuscola stazione ferroviaria, di cui conserva ancora cimeli e atmosfera.
Nel menu, tutte le voci classiche che meglio si accompagnano ai tartufi di Cinaglio: agnolotti, tajarin, uovo al tegame, carne cruda.

(estratto da Dove, il mensile di viaggi, cultura, stili di vita)


pubblicazione: 21/10/2005

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