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«Le decisioni condivise? Una lezione anche per la politica»

Intervista a Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia.

Una nuova politica fondata sulla conoscenza delle scienze umane e naturali e una governance leggera che faccia del confronto con gli «aventi causa» nelle decisioni la procedura obbligatoria per operare le scelte legislative.

Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia, chiama democrazia deliberativa questa nuova forma di governare e indica nell' area Milano-Torino la palestra di sperimentazione di questa nuova politica locale e globale insieme.

«Il "glocalismo", ovvero il locale e globale insieme, avanza.
Vent' anni fa l' accordo tra la milanesità e la torinesità, il progetto Mi-To, era fallito a causa della rivalità e del dirigismo. Oggi, di fronte alla sfida globale, le due città trovano accordi attraverso forme di governance leggera, cioè con sintesi che partono dal basso».

Grazie a una nuova classe dirigente e a una nuova società civile?
«Oggi c' è una classe dirigente di qualità nel tessuto intermedio: nelle fondazioni, nelle Camere di commercio nelle Regioni... e questo rivela la crisi dello stato nazionale.
Quanto alla società civile, oggi è caratterizzata da una cultura postindustriale con forte dimensione ricettiva verso nuovi spazi e nuove forme culturali, che ha generato una società interclassista pronta a mescolare lavoro manifatturiero, terziario e politico con scioltezza».

Quale filosofia caratterizza questo melting pot interclassista?
«Dopo marxismo e capitalismo si stanno ancora cercando idee forti.
Ma già emergono due aspetti: l' attenzione al capitale umano e alla scienza e cultura politecnica come unica ipotesi di aggregazione culturale.
E' necessario coinvolgere la scienza nei processi decisionali politici; l' importante è che questo farmaco non sia assunto in dosi così massicce da avvelenarci».

La sua idea è di fondare la politica sulle scienze?
«I grandi temi che la politica deve affrontare oggi riguardano, innanzitutto, le sfide che la scienza e la tecnologia hanno lanciato: il problema della clonazione, la bioingegneria, gli Ogm, il buco nell' ozono. Per dare una risposta concreta a questi temi, il ricorso al sapere è fondamentale in una politica che declini il globale nel locale».

Come tradurre nella prassi questi discorsi?
«Come l' Illuminismo ha portato all' affermarsi delle democrazie fondate sul consenso, gli scientismi di oggi, che sono i nuovi Lumi, necessitano l' affermarsi di nuovi sistemi istituzionali tipici di una democrazia deliberativa in grado di rinnovare le procedure decisionali»

Facciamo un esempio.
«Come può un politico nazionale o locale decidere di argomenti come la clonazione? Per farlo bisogna formalizzare procedure di consultazione con gli esperti e coinvolgere nel processo decisionale tutti gli "aventi causa" investiti dalla decisione che viene assunta.
Queste procedure valgono anche per questioni apparentemente locali quali il traffico».

Quali possono essere queste procedure? Dei referendum?
«No, non penso a processi di generale coinvolgimento popolare, ma a sistemi quali panel di esperti e consensus-conference. Si riuniscano attorno a un tavolo tutti gli "aventi causa" nelle decisioni. Per il traffico, ad esempio, tassisti, vigili, ambientalisti Poi si assumano le decisioni. Esigenze di riforma sono state sentite anche da Silvio Berlusconi, che si è accorto della necessità di dar vita a nuovi procedimenti decisionali perché gli attuali sono inadeguati».

Perché e in che modo tutto ciò dovrebbe svilupparsi nella macro-regione Torino- Milano?
«Perché da qui son partiti fascismo, Comitato di Liberazione Nazionale, Lega Lombarda e Berlusconi. Quindi se qui si passa a forme di democrazia deliberativa è un vantaggio per il Paese. Per questo vedo con favore la nascita di liste civiche, che sono più inclini a questo nuovo approccio».
Pierluigi Panza


pubblicazione: 16/10/2004
aggiornamento: 01/05/2005

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