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Sant'Evaristo, papa



«Formigoni pensi a una sua lista per la Regione»

Intervista a Piero Bassetti

Piero Bassetti è stato il primo presidente della Regione Lombardia ed ex presidente della Camera di Commercio. Ha fondato una società, la «Globus et Locus», che si occupa di impostare e risolvere i problemi derivanti dal rapporto locale-globale.

Bassetti, di fronte alla crisi della politica italiana come impostare il rinnovo delle cariche locali?«Tutti sentono l'esigenza di RIPORTARE LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA SOCIETA'.
La politica di oggi è virtuale e non di servizio, e questo avviene perché le istituzioni non sono efficaci».

E quindi?
«Quindi la parte più avanzata della società civile vuole avere una proposta politica calzante, efficiente. E questa proposta innovativa, come quella berlusconiana, non può che venire dalla Lombardia, che è la regione più avanzata del Paese. Berlusconi ha risposto a una domanda di progresso, ma secondo me senza riuscirci».

Come potranno riuscirci, allora, Formigoni o il successore di Albertini?
«Intanto sbloccando la situazione, come anni fa aveva fatto la Lega, e trovando una nuova spinta costruttiva, che includa anche il Mezzogiorno»

Ma la proposta concreta quale può essere?
«Con le prossime elezioni, i presidenti delle Regioni non dovranno rapportarsi all'Italia: la Lombardia dovrà guardare al mondo globalizzato. Il Regionalismo non deve essere più un frazionamento della nazione, ma una cerniera con il mondo».

Per governare ci vogliono i voti, i voti li prendono i partiti: giusta l'idea di Formigoni di creare un Ppe italiano?
«Gli interpreti del popolo lombardo non è detto che siano i partiti. E Formigoni l'ha intuito. Nessuno dei partiti attuali può fornirgli il supporto per una politica nuova.
Per farla deve riorganizzare lo schieramento partitico».

In che modo?
«Io considero indispensabile una lista che superi lo stallo degli schieramenti bipolari attuali.
Il pericolo non è il bipolarismo, ma la reciproca incapacità dei poli di rappresentare le reali richieste del Paese.
Non c'è, in Italia, un polo maggioritario.
Una proposta come quella di Penati non vale per la Regione».

Dunque?
«Formigoni ha due possibilità: cambiare dall'interno Forza Italia oppure creare una lista autonoma».

Scommetta su una delle due soluzioni.
«Io non credo che il Polo delle Libertà potrà dare queste risposte.
Non credo nemmeno che Formigoni pensi davvero al Ppe italiano: è strumentale per piegare il Polo. Una lista formigoniana farebbe della Lombardia il nuovo laboratorio della politica italiana».

Terzismo in salsa Dc?
«Terza via vuol dire fornire la stessa capacità di contenere le diverse esigenze che aveva la Democrazia cristiana ma con strumenti nuovi».

Quali?
«La sussidiarietà, ovvero un nuovo rapporto tra locale e globale. Scuola, sanità, infrastrutture non migliorano senza una vera sussidiarietà, anche trasversale, che superi le ideologie di appartenenza. IN QUESTO MOMENTO LA SUSSIDIARIETA' E' STRUMENTO PIU' FORTE DELL'IDEOLOGIA,
e la gente sa che le soluzioni ai problemi non vengono da formule ma dalle concretezze locali che si confrontano con la realtà globale».

E tutto questo può farlo Formigoni?
«Formigoni, più che Soru o Illy è un politico, un uomo di Stato calato nella concretezza locale.
Nessuno oggi può governare bene l'Italia: le nostre istituzioni sono un aereo con i comandi rotti, il pilota non c'entra e funziona solo il freno.
La Regione, invece, ha sterzo e motore. E Formigoni può vincere o perdere su problemi concreti: la Brebemi, la scuola, la sanità...».

Una volta c'erano i circoli che facevano di Milano un laboratorio politico. Oggi come ricostruire questo tessuto?
«Va tutto ricostruito, ma con la consapevolezza che Milano non è una città del Regno, ma un attore politico che traduce l'Europa e il mondo nella politica italiana. Sergio Romano ha ricordato che già Cavour pensava di federare lo Stato, e guardando a Napoleone, non al re!».

L'idea di portare il Senato della Repubblica a Milano?
«Non ha senso. Il Senato è una istituzione dello Stato. Il superamento dello Stato nazionale non sta nel prendere strumenti vecchi e portarli qui. Bisogna occuparsi di un Consiglio delle Regioni in Europa. Lo Stato è superato perché il confine non c'è più e il territorio da organizzare è sopranazionale».
Pierluigi Panza
25 agosto 2004








pubblicazione: 25/08/2004
aggiornamento: 07/10/2004

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