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2016, l’anno della caduta “collettiva” dei leaders

La sconfitta di Matteo Renzi al referendum, seguita dall’annuncio delle sue dimissioni, ricorda in parte la parabola di David Cameron travolto dalla vittoria della Brexit.

Ma è in tutto l’Occidente che nel 2016 si è assistito ad un vento antiestablishment che soffia contro le leadership al potere, smentendo sondaggi e previsioni dei media.

L’immagine simbolo di questo rivolgimento sono le foto, ormai virali sui social, del vertice su terrorismo e crisi migratoria del 25 aprile scorso ad Hannover che vedeva riuniti Renzi, Cameron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e i presidenti americano Barack Obama e francese Francois Hollande.

Nel maggio 2017 di loro sarà rimasta solo la Merkel, con l’incognita del voto di settembre.
Il vento aveva già cominciato a soffiare a est, dove al governo nazional populista ungherese di Viktor Orban si è aggiunta nell’ottobre 2015 la vittoria degli ultra conservatori del partito Diritto e Giustizia in Polonia.


SPAGNA
Il 20 dicembre 2015 la Spagna al voto ha bocciato il governo conservatore di Mariano Rajoy, investito da una serie di scandali di corruzione, ma non ha offerto una chiara alternativa. La situazione è rimasta invariata con un secondo voto il 26 giugno e il lungo stallo politico si è concluso all’inizio di novembre con il varo di un debole governo di minoranza guidato da Rajoy, mentre nel partito socialista è scoppiata una guerra intestina che ha portato alle dimissioni del leader Pedro Sanchez.


GRAN BRETAGNA
In Gran Bretagna David Cameron ha convocato il referendum sulla Brexit convinto di vincere e di mettere così a tacere la fronda antieuropeista nel suo partito conservatore, alimentata dal crescere dei consensi per il partito populista euroscettico Ukip. Ma il 23 giugno ha perso la sua scommessa ed è stato costretto a dimettersi, lasciando il paese nell’incertezza dei tempi e dei modi dell’uscita dall’Unione Europea.

AUSTRIA
In Austria le elezioni presidenziali del 24 aprile hanno travolto per la prima volta i partiti Socialdemocratico e Popolare che dominavano la politica del dopoguerra e i cui candidati si sono fermati entrambi su un umiliante 11%. A sfidarsi nel ballottaggio sono stati il Verde Alexander Van der Bellen e il populista anti immigrati Norbert Hofer del partito populista della Libertà. Van der Bellen ha vinto di misura al ballottaggio, ma il voto è stato poi annullato per questioni formali. La sua vittoria è stata confermata ieri in maniera più decisa. Viene sconfitto il populismo di destra, ma a farlo è un politico estraneo all’establishment tradizionale.

FRANCIA
In Francia, il primo dicembre il presidente Francois Hollande ha annunciato che non si ricandiderà, riconoscendo lo scollamento fra il suo governo e l’opinione pubblica. Hollande aveva vinto le presidenziali nel 2012, in parte grazie al ripudio dell’opinione pubblica verso il suo predecessore Nicolas Sarkozy. Ma ora lo stesso ripudio si rivolge contro di lui dopo un durissimo periodo segnato da gravi attacchi terroristici e da una mancata ripresa economica. Le elezioni presidenziali di questa primavera, il 23 aprile e 7 maggio, vedranno l’uscita di scena di Hollande. Ma lo scenario rimane aperto: la destra dei partiti tradizionali candida Francois Fillon, quella populista la leader del Front National Marine Le Pen, i socialisti attendono le primarie di gennaio e l’ex ministro dell’economia Emmanuel Macron tenta la carta dell’outsider.

STATI UNITI
Il vento anti establishment ha soffiato con forza anche negli Stati Uniti, dove Donald Trump ha vinto prima le primarie repubblicane e poi le elezioni presidenziali (seppur perdendo il voto popolare) malgrado l’ostilità manifesta del suo stesso partito e della quasi totalità della stampa.

OLANDA
E ora, oltre alla Francia, si guarda alle prossime elezioni del 15 marzo in Olanda, paese in cui la destra populista, euroscettica e anti immigrati è rappresentata dal partito Pvv di Geert Wilders. Lo scorso aprile, l’esito del referendum che ha bocciato con il 61% contro l’accordo fra Ue e Ucraina, malgrado il parere del governo, è apparso come un segnale da non sottovalutare.

GERMANIA
In Germania la cancelliera Angela Merkel ha già annunciato che si ricandiderà, per un quarto mandato, alle politiche del settembre 2017. Obama è sembrato passarle lo scettro di leader dell’occidente democratico nel suo ultimo viaggio in Europa. Ma anche lei non ha la strada spianata: il 4 settembre, alle elezioni regionali nel suo land del Meclemburgo Pomerania, il partito anti immigrati Alernativa per la Germania (AfD) è diventato la seconda forza locale con oltre il 20% mentre la Cdu della Cancelliera ha ottenuto il 19%. E la questione migranti ha alimentato una fronda interna al suo partito, particolarmente forte in Baviera.


pubblicazione: 06/12/2016
aggiornamento: 28/06/2017

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