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martedì
29
settembre
2020
Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele



10a Giornata dell'Economia Piacentina

Piacenza, la recessione è qui.

Siamo in recessione, invece di crescere caliamo dell'1,4 per cento.

Ci salveranno nuovi modelli d'impresa, dove le risorse umane e il benessere dei lavoratori, la piena condivisione di un orizzonte comune saranno la vera discriminante per sopravvivere, più ancora del profitto.
La partecipazione ci solleverà dalla più buia crisi dopo il 1929 in un futuro dove conterà meno quello che produrremo di come lo produrremo, con idee e compiti condivisi nel tessuto sociale.

Per la prima volta la decima giornata dell'economia piacentina - ospitata nella sala "Mazzocchi" dell'Università Cattolica di San Lazzaro - si apre con le immagini di un film (drammatico): "The Truman Show" di Peter Weir proprio quando Jim Carrey naviga felice e ignaro su un mare che crede autentico ma poi sbatte contro l'orizzonte di cartapesta e dolorosamente si risveglia nel mondo reale di cui non sospettava neppure l'esistenza.
«L'orizzonte non c'è più» esordisce Guido Caselli, brillante dirigente del Centro Studi di Unioncamere Emilia Romagna, al quale quest'anno è stata affidata un'analisi economica molto insolita e coinvolgente.
Niente slides tecniche, niente numeri, ma un'interpretazione di quanto sia profonda e irreversibile la crisi di un certo modello di sviluppo, al quale appartiene anche Piacenza insieme alla regione Emilia Romagna e all'Italia intera.
E anche se Caselli si aiuta con i monologhi profetici di Giorgio Gaber degli Anni ‘90 e la simpatia di Paperino e della Banda Bassotti, la sostanza non cambia.
Siamo tutti in una fase recessiva e con poche frecce nella faretra. «L'Italia viaggia in bicicletta a 20 chilometri all'ora, e Piacenza è ancora più lenta» dice.
Nel sistema Europa il nostro Paese da metà Anni 80 ad oggi ha perso almeno 13 punti percentuali del reddito procapite. Ci stiamo allontanando sempre di più dalla Germania per avvicinarci alla Tunisia. Piacenza è la fotografia ravvicinata: da una crescita dello scorso anno pari allo 0,4 per cento (metà di quella regionale), si passa oggi ad una previsione, come si diceva, di -1,4 per cento e ci si avvia nel 2013 ad un modestissimo +0,5 per cento.
C'è una crisi di prodotti, di modi per produrli, c'è una spietata zavorra in Italia, i numeri ci inchiodano ad una debolezza peggiore rispetto a quella di altre nazioni: 275 miliardi di evasione fiscale, un 24,4 per cento di sommerso contro il 16 per cento europeo. «Questo scenario sottrae 123 miliardi di euro al fisco». Come rialzare la testa? Per Caselli non possiamo competere sui costi e anche l'innovazione perseguita con grande slancio non è propriamente la chiave di volta, se ne fa anche meglio in altre parti del mondo e noi investiamo troppo poco. Però abbiamo creatività, flessibilità e un gusto estetico formidabile. Doti da mettere a frutto in un modello economico che deve gioco forza trasformarsi: «non in un modello gerarchico, né in consorzi di impresa, ma aprendo al massimo alla partecipazione all'impresa».
La metafora è quella del treno dove si viaggia tutti nella stessa direzione, ciascuno con il proprio biglietto.
Il tessuto piacentino, analizza Caselli, al momento presenta il 25 per cento di imprese molto vulnerabili che perdono occupazione e fatturato, un 55 per cento di imprese più "attendiste", ma non in salvo, un 4 per cento di realtà più interventiste, ma solo il 16 per cento di aziende "resilienti" che hanno imparato a fare con modalità nuove le cose, con spirito più sociale e di condivisione.
E' internet il modello, par di capire: partecipativo, democratico e creativo.
E viene citato Michael Porter, celeberrimo economista della Harvard Business School che parla chiaramente di ciò che sul lungo periodo salva l'impresa, non più il vecchio diagramma capitalistico ma l'economia sostenibile di domani a forte valenza sociale. Non per demonizzare il profitto, ma per ridimensionarlo.
Patrizia Soffientini
LIBERTA' 12/05/2012


Sei infrastrutture, una sola sfida

Dalla media-padana alla banda larga, alla cittadella dei sapori

Vanta una buona internazionalizzazione dell'offerta universitaria ma pochi laureati disposti a fermarsi per arricchire il tessuto produttivo locale.
Ha una via Emilia che da asse viabilistico di collegamento per il trasporto merci si è urbanizzata perdendo la sua funzione storica e un collegamento ferroviario con Milano che attualmente viene utilizzato dal 36 per cento di chi si sposta verso il capoluogo lombardo, ma che potrebbe rappresentare un'opzione più efficace se si trasformasse in una freccia regionale di collegamento non-stop.
Senza considerare le potenzialità che potrebbe rivelare un percorso ciclabile he collegasse Rivergaro a Bobbio attraverso quegli assi viabilistici minori o addirittura dismessi che tanto si trovano in Valtrebbia; o ancora le possibilità di trasformare un'antica cascina situata su un nodo stradale importante come la Caorsana in un centro di valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio, senza dimenticare i vantaggi che un incremento della banda larga potrebbe riservare alle imprese in termini di innovazione e crescita.
Sono questi i volti della Piacenza del futuro che però fonda le sue basi sulle infrastrutture già presenti sul territorio che ieri pomeriggio sono stati al centro della tavola rotonda organizzata dalla Camera di Commercio all'Università Cattolica nell'ambito della X Giornata dell'Economia: "Le infrastrutture di casa nostra" è stato il titolo scelto non a caso per il convegno che ha visto confrontarsi il direttore del Laboratorio di Economia Locale della Cattolica Paolo Rizzi, il direttore della Società Centropadane Francesco Acerbi, il prorettore del Politecnico di Piacenza Dario Zaninelli, il dirigente di Marketing, Turismo, Sport e Cultura della Provincia di Piacenza Bruno Bedani, l'amministratore delegato di Uniontrasporti Claudio Pasini e il presidente dell'ordine degli Architetti di Piacenza Benito Dodi.
A coordinare i diversi interventi è stato il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Parenti che ha introdotto il dirigente del Centro Studi di Unioncamere Emilia Romagna Guido Caselli.
Università
Spazio poi alle infrastrutture locali, con la presentazione dei progetti da parte delle singole realtà del territorio: sul fronte universitario, Rizzi ha delineato gli esiti di una ricerca finalizzata a concretizzare le ripercussioni sul territorio piacentino di un sistema universitario che attualmente conta più di 3mila studenti fra Cattolica e Politecnico. «Tre sono i motivi di eccellenza - ha spiegato Rizzi, - innanzitutto la presenza di studenti esterni che sono il 66 per cento contro la media italiana che è del 49 per cento; poi la bassa percentuale dei fuoricorso, solo il 25 per cento contro il 33 del dato nazionale; infine l'internazionalizzazione garantita in particolare dal Double Degree o dalla laurea magistrale in Architettura, oltre alla presenza di centri di ricerca d'eccellenza come il Musp e il Leap. Di contro sono da migliorare la conoscenza dell'università che è ancora scarsa, la ricerca applicata alle piccole medie imprese e l'inserimento dei nostri laureati nel tessuto produttivo locale».
Viabilità
Ma al di là dell'università, a finire sotto i riflettori durante la tavola rotonda di ieri è stata la viabilità: «La domanda da cui si deve partire è se effettivamente serva una connessione da Parma a Pavia che non sia di stretta funzionalità locale ma che consenta l'attraversamento del territorio piacentino» ha spiegato Acerbi che ha presentato la fattibilità di una mediana piacentina che di fatto possa riprendere in chiave aggiornata la funzione di collegamento nel trasporto merci che aveva la via Emilia. «La via Emilia è stata urbanizzata, non ha più la funzione di asse viabilistico del passato - ha continuato Acerbi, - occorre capire quanto possa servire un'infrastruttura che attraversi il territorio provinciale senza passare più tra i centri abitati».
Treno veloce
Ma occorre capire anche quali possano essere le potenzialità di un collegamento ferroviario veloce tra Piacenza e Milano: a spiegarle ci ha pensato Zaninelli, che ha evidenziato come «attualmente siano 2.600 i piacentini che viaggiano verso Milano, il 44 per cento dei quali è rappresentato dai pendolari». A viaggiare in treno è solo il 36 per cento, ma «potrebbe addirittura raddoppiare se si pensasse a un collegamento veloce da discutere con la Rete Ferroviaria Italiana e il gestore Tre Nord» ha avvertito Zaninelli.
Ciclabile
Particolarmente interessante è anche la proposta avanzata da Bedani sulla possibilità di creare dei percorsi ciclabili che colleghino Rivergaro a Bobbio «senza interventi pesanti, ma sfruttando dei percorsi viabilistici minori o addirittura dismessi». «Il cicloturismo sta avendo sempre più successo - ha commentato Bedani - perché non approfittarne dato che il territorio e in particolare la Valtrebbia si prestano a questa possibilità? Si tratta di attivare politiche che possano favorire l'utilizzo della bicicletta attraverso una direttrice che tiene conto dei collegamenti già avviati nell'ottica di un sistema».
Megabyte
Altrettanto sistematizzata è la rete di banda larga proposta da Pasini sulla base di un'analisi strategica che «guarda alla banda larga come strumento indispensabile per la competitività delle imprese anche alla luce degli obiettivi fissati dall'Agenda 2013 e 2020 che puntano a portare a tutti i residenti la banda larga ad almeno 30 megabyte al secondo e al 50 per cento della popolazione a 100 megabyte al secondo».
Il buon cibo
Una nota a parte infine la merita il progetto presentato da Dodi sul recupero e la valorizzazione della Cascina San Savino nella zona fieristica: «Un progetto del genere già ha dato buoni risultati al Casino Mandelli che attualmente ospita un centro di ricerca - ha spiegato Dodi, -Cascina San Savino potrebbe diventare una cittadella dei 100 sapori piacentini, un vero e proprio biglietto da visita enogastronomico della città».
Betty Paraboschi, LIBERTA' 12/05/2012


pubblicazione: 13/05/2012

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guido caselli, il primo a destra

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