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È un Polo Logistico da record

di Giorgio Lambri, Libertà del 14 ottobre 2005

A vederla apparire dall'elicottero, quella paurosa distesa di enormi capannoni che costeggiano l'Autosole, tutti uguali e anonimi, verrebbe voglia di credere - quanto meno per il colpo d'occhio - che hanno ragione i detrattori della logistica.

Ma ascoltando i relatori che ieri a Rivalta hanno preso parte al workshop sull'eccellenza di questo settore, ci si dovrebbe convincere dell'esatto contrario.
E cioè che la logistica è un'opportunità economica importante - un «valore aggiunto» assicurano gli esperti del comparto - per il nostro territorio.
Una questione non da poco se si considera che a Le Mose, entro il 2008, nascerà il più grande Polo Logistico d'Italia.
Quasi mezzo milioni di metri quadrati di fabbricati e un investimento da 250 milioni di euro.
Il convegno -
Al convegno di Rivalta hanno preso parte presidenti, amministratori delegati e direttori delle più importanti aziende italiane e internazionali legate all'attività logistica, trasporti, produzione e grande distribuzione organizzata.
Una tavola rotonda (coordinata da Andrea Fossa, del consiglio direttivo dell'Ailog, l'associazione italiana di logistica), che ha fatto il punto sul futuro della logistica in Italia e a livello internazionale.
E durante la quale si è parlato a lungo anche di Piacenza e di questo importante insediamento, al quale si guarda con speranza (per l'indotto in termini di economia ed occupazione), ma anche con le legittime perplessità sul piano dell'impatto ambientale.
La scelta di Piacenza -
«La scelta di insediare a Piacenza un Polo Logistico non è nostra - precisa Carlo Pitrola (asset manager di Generali Properties, la società che realizzerà l'intervento) - ma fa parte della pianificazione territoriale decisa da Regione, Provincia e Comune.
Noi abbiamo solo riconosciuto il valore di questa scelta e abbiamo deciso di investire, seguendo peraltro delle precise regole».
«Piacenza, dal punto di vista degli incroci - spiega Pitrola - è la location migliore dell'Italia settentrionale per un grande Polo Logistico integrato, sia per l'accessibilità su gomma (grazie all'incrocio autostradale tra A1 e A21) sia per quella ferroviaria e per la vicinanza ai porti di Genova e La Spezia.
Per questa ragione Generali deciso di fare il suo primo grande investimento nella logistica proprio a Piacenza».
I riflessi economici -
Per quanto riguarda i riflessi che questo insediamento potrà avere per l'economia locale, secondo il manager di Generali «sono almeno due i fronti in questo senso».
«Da una parte stiamo investendo quasi 30 milioni di euro in infrastrutturazione “ex-novo” e potenziamento delle reti esistenti, sia sulla viabilità, sia sull'accessibilità ferroviaria (con un fascio nuovo di binari, che alleggerirà il traffico su gomma e porterà le merci direttamente dietro a ogni capannoni). L'altro versante è in termini di servizi e quindi di occupazione: stiamo incontrando le realtà locali, alle cui richieste prestiamo particolare attenzione proprio per creare l'opportunità di nuovi posti di lavoro».
L'impatto ambientale -
Sull'impatto ambientale e in particolare sull'enorme concentrazione di mezzi pesanti che il Polo Logistico porterà sulle nostre strade, Pitrola fa presente che «gli investimenti sulle infrastrutture che stiamo realizzando per fluidificare il traffico sono molto importanti e non comuni per insediamenti logistici di questo tipo, dove spesso ci si limita a una rotonda sull'incrocio più vicino.
Noi stiamo intervenendo, ad esempio, sulla viabilità dietro al comparto, dalla parte opposta dell'Ikea, dove sono in corso di realizzazione quattro rotonde (con altrettanti punti di accesso al Polo), l'allargamento del calibro stradale di tutte le strade di entrata e di circolazione interna al Polo.
E poi c'è la ferrovia, prima c'era un solo binario, domani ci sarà un fascio di “presa e consegna” delle merci collegato alla rete ferroviaria nazionale».
I posti di lavoro -
Ma tutto questo quanti posti di lavoro garantirà a Piacenza?
«Non è possibile dirlo oggi - risponde l'asset manager di Generali - dipende dagli operatori che si insedieranno. Oggi noi stiamo creando dei contenitori di attività e gli operatori specifici, a secondo della natura dell'attività e del livello di meccanizzazione, ci diranno poi quanti posti di lavoro sono in gioco.
La nostra volontà e il nostro impegno nei confronti della comunità locale è quella di cercare di portare aziende che, oltre a manodopera semplice, selezionino in loco manodopera di livello qualitativo medio-alto per funzioni organizzative e di gestione del Polo».
«E' anche importante sottolineare - conclude Pirtola - che nel Polo sono previsti 15mila metri quadrati di terziario dove si vorrebbero polarizzare attività qualificate, come già avviene ad esempio a Padova.
In questo tipo di strutture, a seconda del tipo di aziende che vengono a insediarsi, fioriscono attività di servizio (cooperative anche locali che vengono ad abitare nel Polo).
Si va dallo sportello bancario, a servizi per le società di trasporto e per la gestione interna dei magazzini. Noi vogliamo realizzare per ultimo questo manufatto perché proprio in funzione del tipo di bisogni, vorremmo creare i servizi adeguati e quindi anche l'occupazione che necessità in termini qualificati».
Un “prodotto eccellente” -
«Confidiamo di fare un prodotto eccellente, che risponda all'approvazione di tutti gli operatori del settore - fa eco Virginio Tesan, presidente di Generali Properties - abbiamo scelto di svilupparci nella logistica perché crediamo in questo particolare settore delle attività immobiliari. E abbiamo iniziato in una città che consideriamo ideale sotto questo punto di vista con un intervento di grandissimo spessore».
Il valore aggiunto - Maurizio Monteverdi, vicedirettore generale di Generali Properties, assicura che quella di Le Mose «sarà logistica a valore aggiunto, come la definiamo noi, supportata da un'importante rete di servizi, di attività e di innovazioni di carattere tecnico (che partono dall'appoggio a tecnologie nuove per la migliore gestione del sistema strutturale e infrastrutturale interno al Polo), fino al wimax, wifi, alla connettività stradale, ai servizi elettronici di controllo degli ingressi per abbattere la congestione di traffico.
Vogliamo che questo Polo diventi un tessuto di territorio vivibile a 360 gradi - assicura Monteverdi - non solo per l'attività lavorativa in sè promossa da ciò che si farà».
Una logistica “produttiva” -
L'intenzione di Generali Properties, aggiunge il vicedirettore generale è di avere a Piacenza «non solo un'attività di carico e scarico, ma una logistica che possa lavorare anche agli ultimi anelli delle filiere produttive, quindi con maggiore qualificazione del personale addetto».
I benefici per il territorio -
Secondo Donatella Rampinelli, vicepresidente nazionale di Ailog (l'associazione italiana di logistica), «la nascita di un grosso Polo come quello di Piacenza porta a un grande beneficio per tutta l'area.
Oggi in Italia si lavora con un sistema distributivo molto disperso - spiega - sono tante le aziende che fanno logistica e che non lavorano in un modo aggregato.
In quest'area sta per nascere un insediamento che permetterà la movimentazione di volumi estremamente importanti, una movimentazione aggregata che farà crescere anche il territorio.
E anche sull'occupazione ci attendiamo un indotto estremamente rilevante e qualificato.
Vi sono servizi che oggi come oggi non vengono quasi mai sostenuti dalle imprese di produzione, ma sempre più spesso vengono demandati ad altri.
Chi fa logistica spesso rilavora il prodotto nei magazzini di stoccaggio e lo porta a completamento per farlo poi arrivare sullo scaffale della distribuzione moderna e nei punti di vendita».
La scelta europea -
Che la strada della logistica sia quella percorsa in molti paesi d'Europa è stato ribadito durante il convegno (al termine del quale è stato anche organizzato per i partecipanti un sopralluogo in elicottero a Le Mose) da Fabrizio Dallari, docente universitario, che ha portato l'esempio di Saragozza (in Spagna) dove il governo (e non i privati) stanno realizzando un mega-insediamento da quattro milioni di metri quadrati.
giorgio.lambri@liberta.it



Un investimento da 250 milioni di euro.
Generali Properties ha un patrimonio immobiliare del valore di circa 4,4 miliardi di euro. L'asset allocation prevede una diversificazione di questo tipo: 10% in logistica, 7% nel retail, 5% nel turistico-alberghiero, 55% nel terziario, 23% nel residenziale.
LA LOGISTICA - Fra il 2002 e il 2004, in accordo con le linee del piano industriale triennale, si è dismessa la parte di patrimonio immobiliare non strategica, reinvestendo un miliardo di euro in nuove destinazioni, tra le quali il Polo Logistico di Piacenza.
LA POSIZIONE - Oggi Piacenza è fondamentale snodo viario (tre autostrade, cinque strade statali), sarà interconnessa con l'Alta Velocità ferroviaria, è vicina ai maggiori aeroporti e ai porti di Genova e La Spezia, è un punto strategico per il progetto di navigazione sul Po.
L'INVESTIMENTO - L'investimento per la realizzazione del Polo Logistico di Piacenza ammonta a 250 milioni di euro. Sono stati acquistati circa un milione e 200mila metri quadrati di terreno con circa 470mila metri quadrati di terreno edificabile nel rispetto dell'accordo quadro con il Comune di Piacenza e del conseguente piano urbanistico attuativo.
I BLOCCHI - L' insediamento prevede blocchi di circa 25mila metri quadrati, modulari e frazionabili, rivolti preferibilmente a operatori che abbinano alla logistica la lavorazione sul posto delle ultime fasi della catena di produzione.
I TEMPI - I primi immobili saranno ultimati a gennaio 2006, il termine delle costruzioni è previsto per la fine del 2008.


Giglio (Confindustria): «Sì alla logistica ma integrata alla nostra imprenditoria»
Logistica? Sì, purché sia integrata al tessuto imprenditoriale locale e si fermi qui, senza ulteriori margini di estensione.
Sergio Giglio, presidente di Confindustria Piacenza, mette i puntini sulle “i” a margine del convegno di Rivalta, a cui ha partecipato ieri mattina.
«La logistica ce l'abbiamo e dobbiamo saperla gestire - spiega il portavoce degli imprenditori piacentini - chiaro che se le promesse di portare valore aggiunto non dovessero avverarsi, ci sarebbe veramente da preoccuparsi.
L'importante - ribadisce .- è mantenere i centri logistici che abbiamo e non pensare di insediarne altri sul territorio, perché in quel caso la gestione diventerebbe sempre più difficile».
«Bisogna valorizzare al meglio quello che c'è - prosegue Giglio - e cercare di integrare il Polo Logistico di Le Mose al tessuto imprenditoriale piacentino, un'integrazione che oggi non si è ancora realizzato ed alla quale come Confindustria stiamo lavorando.
Proprio in questi giorni ho appreso di nuove iniziative, di proposte e nuove offerte di servizi verso il Polo da parte imprese piacentine.
Speriamo che tutto questo si traduca poi in un risultato concreto».
Il presidente degli industriali rileva come a Piacenza la logistica parta da «una notevole carenza infrastrutturale» e osserva che «l'aspetto ambientale è importantissimo in una città come Piacenza già alle prese con grossi problemi di inquinamento e in una regione tra le più inquinate del mondo».
Sul fronte dell'occupazione Giglio si mostra cautamente speranzoso, «purché gli imprenditori piacentini sia in grado di presentare vantaggiose offerte di lavoro per operare in questo comparto.
E' chiaro che se poi, a bocce ferme, scoprissimo che questo indotto non c'è stato ci sarebbe veramente da preoccuparsi».
Molto più ottimista si mostra un altro “spettatore interessato” del convegno, Gianluigi Boiardi.
«Da parecchi anni - spiega il presidente della Provincia - consideriamo la Logistica come una grossa opportunità per Piacenza. La vera sfida, come tutti sappiamo, è sfruttare queste opportunità per avere logistica a valore aggiunto non per fare magazzinaggio.
Non ci servono capannoni senza alcun tipo di attività specifica che ha a che fare con la logistica a valore aggiunto; dobbiamo essere in grado di portare qui quegli investitori che vivono di logistica a valore aggiunto».
Sull'impatto ambientale Boiardi osserva che, «la logistica, quella che intendiamo noi, sia tra le attività produttive quella a minor impatto ambientale, perchè non ci sono rilasci nel terreno nè scarichi velenosi. C'è il problema delle polveri sottili, è vero, ma su quel terreno oggi ci sono delle soluzioni che vedono nell'intermodalità una risposta chiarissima».





pubblicazione: 14/10/2005
aggiornamento: 29/10/2005

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